Messina. Verso le amministrative: una poltrona per sette

MESSINA. A due mesi dal voto, il quadro delle candidature alla poltrona di primo cittadino di Messina, è stato finalmente definito. E sarà affollato. Talmente affollato che difficilmente si arriverà all’elezione diretta del nuovo sindaco, nonostante la legge preveda un quorum del 40% al primo turno. Con ogni probabilità bisognerà ricorrere al ballottaggio.

Stando ai risultati delle elezioni politiche, i favoritissimi sembrano essere i grillini (Messina alle politiche ha affidato a Di Maio & company quasi il 45% dei suoi voti). Dopo non poche esitazioni dovute ai trascorsi politici, il candidato del M5S sarà l’ex ingegnere capo del Genio Civile Gaetano Sciacca. Anche le liste sono già state chiuse ma per l’ufficialità bisognerà attendere la certificazione della commissione nazionale che dovrebbe arrivare entro la prossima settimana. Intanto da venerdì 6 a domenica 22 aprile, nelle sei circoscrizioni cittadine saranno allestiti dei gazebo nei quali si potrà partecipare alla redazione del programma elettorale.

In cerca della rielezione il sindaco uscente Renato Accorinti, sostenuto da tre liste civiche. Un nuovo mandato sembra però improbabile, sia per l’agguerrita concorrenza del M5S che per l’andazzo dell’attuale sindacatura che ha deluso la gran parte degli elettori.

Grande entusiasmo in casa centrodestra: alle politiche, a Messina la coalizione ha superato il 30%. Ma il raggiungimento del quorum è messo a rischio dalle solite divisioni. Il primo a farsi avanti è stato il capogruppo in consiglio comunale di Forza Italia, Pippo Trischitta. La candidatura però non è stata avallata dai vertici del partito che gli hanno preferito quella del neurologo Dino Bramanti, dal 2006 direttore scientifico dell’IRCCS Centro Neurolesi “Bonino Pulejo” e componente del Consiglio Superiore di Sanità. Il consigliere, preso atto del mancato appoggio, ha comunque scelto di correre in solitaria. Bramanti dal canto suo, ha incassato l’appoggio di Forza Italia, Fratelli d’Italia, Diventerà Bellissima, Popolari e autonomisti e Udc. Ancora poco chiara la posizione della Lega, rappresentata in città dal deputato nazionale Carmelo Lo Monte.

Il centrosinistra ha finalmente trovato la quadra. Dopo oltre un mese di estenuanti discussioni, è venuto fuori il nome di Antonio Saitta, in piena continuità con il nuovo corso accademico del Pd, che a Palazzo dei Normanni ha portato Navarra e De Domenico. La scelta di Saitta, ex pro rettore alla legalità, candidato sindaco nel 2003 e vice sindaco nel 2005 durante l’amministrazione Genovese, ha permesso al partito di scartare l’ipotesi primarie nelle quali avrebbe dovuto sfidare Francesco Palano Quero, attuale presidente della IV circoscrizione. Anche in questo caso non sono mancate le spaccature: il vicesegretario provinciale Alessandro Russo ha presentato le sue dimissioni, lamentando “l’impraticabilità politica del dibattito interno al Partito”.

Anche il centro è in fermento. Il vulcanico onorevole di Sicilia Vera, Cateno De Luca, è già in campagna elettorale dalla scorsa estate e dopo quello di Santa Teresa corre deciso verso lo scranno di primo cittadino di Messina. La sua candidatura, difficilmente vincente, rischia però di rosicchiare importanti percentuali ai competitor di centrodestra. Sarà della partita anche il consigliere comunale di Sicilia Futura, Daniele Zuccarello che ha deciso di correre in solitaria con la propria lista civica “Missione Messina”. Sembrano ormai sfumate le candidature dell’ex presidente dell’Assemblea siciliana Giovanni Ardizzone e quella della presidente del consiglio comunale Emilia Barrile.

Carlo Spadaro

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