Alì Terme. “Il nuovo Prg è già obsoleto”: otto tecnici scrivono al sindaco Marino e al commissario ad acta

ALI’ TERME – Il nuovo Piano Regolatore Generale è finito nel mirino di otto tecnici operanti nel territorio jonico, che dopo attenta valutazione hanno inviato una serie di osservazioni al sindaco Giuseppe Marino e al commissario ad acta nominato dalla Regione, l’architetto Pietro Coniglio. Quest’ultimo, lo scorso 4 ottobre, ha adottato lo strumento urbanistico in sostituzione del Consiglio comunale. Le dieci osservazioni sono firmate dagli architetti Francesco Gregorio, Giovanni Garufi, Antonio Micalizzi, Natale Coppolino e Pasquale Ruggeri, dai geometri Fabio Favaloro e Roberto Carella, dall’ingegnere Gaetano Arrigo. “Il Prg di Alì Terme – scrivono nelle loro conclusioni – sembra più il risultato di una pedissequa trasposizione delle direttive di piano su carta, nel quale sono state individuate le aree previste dagli standard, indifferentemente dalla loro ubicazione ed effettiva fruibilità ed utilità. Non esiste alcuna indicazione del rapporto strettissimo che esiste fra la spiaggia, il lungomare, la fascia verde inedificata e la cortina edificata a valle della Statale114 e non risulta che tale zona sarà oggetto di future prescrizioni esecutive (caldamente raccomandate)”. Secondo i tecnici, inoltre, non esistono indicazioni sulle possibili utilizzazioni dell’attuale linea ferrata nel momento della sua dismissione e non sono stati sviluppati i criteri di incentivi alle attività legate al turismo ed al termalismo in generale, ma solo per le strutture termali esistenti, come se non fosse opportuno costruire nuove strutture alberghiere. Gli otto tecnici sostengono che il Prg adottato sia già obsoleto, in quanto fa riferimento ai dati Istat 2001 e alla cartografia del 2004, con la conseguenza che l’intera pianificazione non tiene conto né delle modifiche urbanistiche, né delle mutate condizioni socio-economiche e legislative dell’ultimo decennio. Tra la varie criticità segnalate, i professionisti spiegano che “non viene individuato, nelle emergenze architettoniche e archeologiche, l’edificio e l’area di pertinenza del Tiro a Segno Nazionale, recentemente dichiarato di interesse storico, ed erroneamente indicato nelle tavole di piano come edificio da demolire. Analogamente non viene individuato il Palazzetto “Interdonato” e la porzione di area di pertinenza, anch’esso dichiarata di interesse storico antropologico. Tra le altre osservazioni, viene evidenziato che la rappresentazione delle invarianti infrastrutturali e dei relativi vincoli da esse imposte è carente. “Non viene infatti rappresentato – sottolineano i tecnici – il nuovo tracciato ferroviario, già approvato, e conseguentemente non viene affrontato l’utilizzo futuro della attuale sede ferroviaria e delle aree di pertinenza e rispetto, come peraltro richiesto espressamente nelle direttive approvate dal Consiglio comunale”.

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