Alì Terme. Ufficio giudice di pace, il sindaco Marino: “Ci sono le condizioni per riaprire”

ALI’ TERME – Ormai da giorni si parla della possibilità offerta dal decreto Milleproroghe di un ritorno del Giudice di pace anche nel centro termale, ospitato fino ad aprile dello scorso anno nella storica palazzina sulla centrale via Francesco Crispi. Storica perché per oltre mezzo secolo era stata sede della Pretura. E quando ormai la storia sembrava chiusa, ecco presentarsi l’irripetibile occasione che consente ai sindaci e alle Unioni dei Comuni di chiedere il mantenimento degli Uffici, cancellati dal decreto legislativo del 2012 nell’ottica della revisione e ottimizzazione della spesa, nonché di un recupero complessivo di risorse ed efficienza del sistema giustizia. Si avrà tempo fino al 30 luglio prossimo per inoltrare domanda al Ministero della Giustizia. ”Ci stiamo pensando – spiega il sindaco di Alì Terme Giuseppe Marino – e nei prossimi giorni mi attiverò per contattare i comuni tra Scaletta Zanclea e Roccalumera, compresi quelli collinari, che ricadevano sotto la giurisdizione dell’Ufficio del Giudice di Pace. E’ necessario sedersi ad un tavolo per capire innanzitutto se c’è volontà, dopodiché ognuno dovrà assumersi responsabilità e impegni. Ad Alì Terme abbiamo il vantaggio – dice Marino – di non dover pagare l’affitto in quanto i locali sono di proprietà del ministero della Giustizia e questo abbassa sensibilmente l’impegno economico. Ma c’è di più. Per il buon funzionamento dell’Ufficio, proporrò ai colleghi sindaci di mettere a disposizione del Giudice di Pace alcuni dipendenti comunali, quattro con compiti amministrativi, e ciò consentirebbe un risparmio di circa 120 mila euro l’anno. Lo stipendio del giudice, come si sa, viene pagato dal Ministero. Insomma, conti alla mano – conclude Marino – ci sono le condizioni ottimali”. Però non c’è tempo da perdere, perché la data per chiedere la riapertura dell’Ufficio del Giudice di pace scade tra cinque mesi, un tempo che può sembrare sufficiente per aprire e definire un tavolo di trattiva tra i Comuni coinvolti, ma che potrebbe rivelarsi appena sufficiente. Vedremo se stavolta la politica saprà dare risposte concrete.

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