Alì Terme. Revocata all’ex comandante dei Vigili urbani Fortunato Pistone la misura cautelare dell’obbligo di firrma

ALI’ TERME – Il gip ha revocato all’ex comandante dei vigili urbani, Fortunato Pistone (nella foto), la misura cautelare dell’obbligo di firma per la vicenda delle contravvenzioni ”aggiustate” per divieto di sosta per la quale è indagato assieme all’attuale comandante facenti funzioni e a una sua collega che svolge funzioni amministrative. Ai tre sono contestati 31 reati che vanno dall’abuso d’ufficio alla falsità materiale e ideologica, alla soppressione, distruzione e occultamento di atti e truffa ai danni del Comune. Nella motivazione del gip riguardante Pistone si legge che, tenuto ”conto della portata dei fatti” e letto il parere del Pubblico ministero, sono venute meno le esigenze cautelari in origine ravvisate. L’ex comandante della Polizia municipale, attualmente in forza all’Ufficio tecnico su disposizione dell’amministrazione comunale, aveva giornalmente l’obbligo di firma negli uffici della locale caserma dei carabinieri. Tempo fa, la stessa misura cautelare applicata a Pistone era stata revocata anche alla sua collega che lo ha sostituito nel comando della Polizia municipale. L’intera storia, che risale ad alcuni mesi addietro, è comunque tutta da definire. La magistratura, infatti, sta valutando la posizione dei tre dipendenti comunali indagati. Una decisione di rinvio a giudizio o archiviazione nei loro confronti non dovrebbe tardare. Stando alle indagini svolte a suo tempo dai carabinieri, Pistone, la sua collega vigilessa e l’impiegata, istruttore amministrativo, avrebbero nelle loro funzioni di competenza, escogitato un sistema per non far pagare a parenti, amici e conoscenti le multe per infrazioni al codice della strada alterando i verbali con la modifica dei numeri o delle lettere della targa delle auto contravvenzionate per divieto di sosta. I due vigili, stando a quanto si legge nel provvedimento emesso dal gip, avrebbero fatto ricorso ad un semplice ma efficace stratagemma. Ad esempio, ”1” diventava ”7” o una ”V” doppia ”W”. Di conseguenza, una volta effettuato un riscontro al Pra per risalire al proprietario, si scopriva che la marca, il modello e targa dell’autovettura non corrispondevano ai dati riportati sul verbale originale redatto dai vigili. Stratagemma questo che non consentiva di risalire alla vera identità dell’automobilista che così non pagava la multa. L’impiegata si sarebbe limitata a trascrivere a ruolo i verbali. A quanto emerso dal lavoro investigativo svolto dal luogotenente Salvatore Garufi e dai suoi colleghi dell’Arma di Alì Terme, 90 le contravvenzioni che sarebbero state ”aggiustate”.

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