Storie da Facebook. Cane si suicida, aveva paura dei giochi pirotecnici

Su Facebook si legge tutto di più, una  sorta di confessionale che dà una mano a quanti magari non avrebbero il coraggio di confrontarsi in piazza al cospetto di centinaia di persone. Insomma, il social network una sorta di valvola di sfogo, dove tutto diventa semplice e lecito. Ci si imbatte anche in bizzarie, le più strane, come quella dell’annuncio della  morte di un cane suicidatosi ad Alì Terme lanciandosi dal quarto piano di una palazzina. Il  ”navigatore” scrive che ”ieri il mio Anton si è buttato dal terrazzo per il terrore provocato dai ”botti” dei giochi pirotecnici in occasione della festa del patrono San  Rocco. E guarda un po’, incredibile coincidenza,  San  Rocco viene indicato come  protettore dei  cani! ”Se  n’è andato così – si legge ancora nel  post –  finendo sul marciapiede, lasciandoci vuoti, disperati”. Poi il ”navigatore facebukino”  si lascia andare ad uno sfogo celato da sfottò:  ”Ringrazio vivamente – si legge – chi organizza feste del genere pseudo religiose, sprecando un sacco di soldi in ”botti” e fuochi inutili, incurante della miseria che  circola  sotterranea nel nostro paese. Grazie davvero, vi aspetto  per la festa del prossimo anno” (sic!). Dunque, i componenti della commissione e il parroco di Alì Terme sono stati avvertiti. In una battuta, va bene la  festa ma senza ”botti”, oppure non se ne fa niente… E San  Rocco? Beh, gli diranno di essere comprensivo, altrimenti c’è il pericolo di un suicidio collettivo di cani psicolabili. Sarebbe un problema rimuovere  poi le carcasse e sistemarle dignitosamente in una fossa  comune. O no? Oppure in fosse singole? Ma si evitano agli sprechi, e attenzione agli umani bisognosi. E per contenere i costi cosa fare? Anche se qualcuno non condividerà la soluzione, non sarebbe cosa sbagliata seppellire i ”fido” con la testa di fuori perché in questo modo si risparmierebbero i soldi della fotografia! Per i ”botti”  magari si può proporre un decreto legge firmato a quattro zampe e nel  quale viene auspicato ”mai più feste con i botti” non solo in Sicilia ma in tutta  Italia! Semplice. Non si può pretendere che i cani vivano in apprensione per un anno intero e con l’unica soluzione del suicidio al loro problema. Eppoi, nel post, si fa cenno che i ”botti” hanno fatto financo scattare gli allarmi delle auto…. E no! Ma ch’è sta cosa da Quarto Mondo? Infine, ci si domanda dov’erano i padroni di Anton quando preda del terrore ha deciso di farla finita?  Forse si trovavano con il naso all’insù per non perdersi un colpo dei giochi pirotecnici, fregandosene del fedele amico. Pronta la risposta di un altro navigatore ai padroni di Anton che danno la colpa della tragedia che li ha colpiti ai ”botti”: avrebbero fatto  ”molta  più figura – si legge nel post – a stare in silenzio nel loro dolore e fare piuttosto mea culpa invece di dare responsabilità sempre agli altri… e non mi interessa  quindi il loro finto dolore”. Roba da cani, insomma. Anche i bambini hanno  paura ma  non si è sentito mai dire che uno di loro si sia suicidato per i ”botti”. Un esempio esagerato ma appropriato, forse. Una storia questa del suicidio di Anton, buona per un film strappalacrime o dell’horror e i cui i dialoghi dovrebbero essere frutto della mente di gente che, probabilmente, ha perso contatto con la realtà. Voler bene agli animali d’accordo ma questo non giustifica  che il racconto di un ” cane suicida” sia esplicitato come si trattasse di cronaca nera con al centro la vita umana. No, non è possibile.      

Leave a Response