S. Teresa. Metano, la Regione ricorre al Cga

S. Teresa. L’assessorato regionale dell’Energia e dei Servizi di pubblica utilità ha presentato ricorso al Cga per ottenere l’annullamento dell’ordinanza del Tar di Palermo, che aveva ammesso a finanziamento il progetto presentato dal Comune di S. Teresa, per la realizzazione della rete metanifera. L’elaborato, in un primo momento, era stato escluso dalla Regione poiché «l’approvazione del progetto, resa da organo incompetente (Genio civile), è da ritenersi irregolare in quanto il costo del progetto, superiore al triplo della soglia comunitaria (5 milioni di euro), obbligava a sottoporre il progetto stesso alla Commissione regionale Lavori pubblici». Secondo il comune jonico, però, la normativa per la soglia dei contratti pubblici di rilevanza comunitaria fa riferimento al valore stimato al netto dell’imposta sul valore aggiunto. Così facendo, l’importo netto dell’elaborato presentato da S. Teresa risulta inferiore alla soglia comunitaria per cui non doveva essere sottoposto all’approvazione della Commissione regionale ma bastava la valutazione da parte del Genio civile. Da qui il ricorso al Tar che ha dato ragione dall’Amministrazione comunale ed ha ordinato la riammissione del progetto tra quelli finanziabili. Il Tar ha infatti ritenuto «condivisibile la tesi del ricorrente, secondo cui l’importo del progetto va calcolato al netto dell’Iva», fissando a gennaio 2014 la seconda udienza per la trattazione del merito del ricorso. Troppo tempo per la Regione che ha deciso di ricorrere al Cga contro l’ordinanza di sospensiva. Il ricorso verrà trattato già il prossimo 25 luglio e così l’Amministrazione comunale, per costituirsi in giudizio, ha affidato l’incarico all’avv. Raffaele Tommasini, di Messina, che aveva già curato il ricorso al Tar. Secondo l’assessorato regionale, il provvedimento del tribunale amministrativo «determinerebbe lo stravolgimento della procedure selettiva – giunta ormai ad una fase avanzatissima (il decreto di approvazione della classifica è in corso di registrazione presso la Corte dei Conti) – e renderebbe assai probabile la definitiva perdita dei fondi comunitari».

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