S. Teresa. Sì al Referendum ma costa troppo

S. TERESA – Parere favorevole sulla proposta di referendum avanzata dalla minoranza ma spunta il nodo dei costi: troppo alti secondo un preventivo predisposto dall’ufficio elettorale del Comune. Per far svolgere i tre quesiti referendari, proposti dal gruppo di opposizione “Città Libera” sull’ipotesi di vendita di alcuni importanti beni comunali, servirebbero infatti 32.119 euro. Non pochi in tempi di ristrettezze economiche. Ecco perché il Consiglio comunale, che tra non molto sarà chiamato ad esprimersi sulla vicenda, potrebbe decidere di stoppare l’iniziativa dell’opposizione. “La proposta di indizione dei referendum – ha specificato il segretario Vincenzo Scarcella esprimendo parere favorevole sull’ammissibilità dei quesiti – dovrà riportare la relativa copertura finanziaria”. E’ qui sta il nodo attorno a cui potrebbe giocarsi la partita tra maggioranza e opposizione. In attesa che venga convocata l’assemblea cittadina, la minoranza si darà fare per cercare di trovare un modo per abbattere i costi. Le voci che incidono maggiormente sul preventivo di spesa sono quelle relative a “Stampati e fornitura del materiale” (quasi 19.000 euro), “Prestazione lavoro straordinario” (7.948 euro) e “Costituzione dei seggi” (5.000 euro). La quantificazione delle spese si basa sui costi sostenuti dal Comune in occasione del referendum popolare del 12 e 13 giugno 2011 e da forniture effettuate per le ultime elezioni amministrative del 6 e 7 maggio scorsi. La voce più costosa in assoluto è la fornitura di 25.500 schede elettorali (8.500 schede per ogni referendum) per le quali si prevede una spesa di 18.513 euro (60 centesimi a scheda più Iva). Sembra logico, quindi, che i consiglieri di minoranza proveranno ad far abbassare proprio tale voce per ridurre sensibilmente i costi del referendum. I quesiti referendari riguardano: la vendita dell’area su cui sorgono il campo di calcio, il campo di tennis e la palestra comunale (che sarebbero spostati più a monte); la vendita del giardino di villa Crisafulli-Ragno (su cui l’Amministrazione vuol far realizzare un albergo); la vendita dell’ex palazzo municipale (con destinazione a esercizi commerciali ed uffici).

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