Messina. ”Operazione vivaio”, sentenza della Corte d’assise: scattano gli arresti per associazione mafiosa

MESSINA – Alle prime ore di oggi i carabinieri della Sezione anticrimine di Messina, in stretta collaborazione con i militari dell’Arma della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto e di Messina, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla Corte d’Assise di Messina, su richiesta dei Pm Giuseppe Verzera della Direzione distrettuale antimafia di Messina e Francesco Massara della Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto, emessa ieri sera, nell’ambito del processo denominato “Vivaio”, contestualmente alla sentenza di condanna a carico di tre imputati tutti riconosciuti colpevoli a vario titolo di associazione mafiosa, concorso esterno all’associazione mafiosa, omicidio e detenzione e porto di armi da sparo.
Sono stati tratti in arresto: Sebastiano Giambò, 64 anni, di Mazzarrà Sant’Andrea (ME) , già presidente del Consiglio di amministrazione della società “Tirreno Ambiente S.p.A.” che si occupa dello smaltimento dei rifiuti, il quale è stato condannato alla pena di quattordici anni di reclusione, poiché ritenuto colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa;
Michele Rotella, 72 anni, di Barcellona Pozzo di Gotto, imprenditore, il quale è stato condannato alla pena di dodici anni di reclusione, poiché ritenuto colpevole di associazione mafiosa, previa riqualificazione dello stesso reato nell’ipotesi di concorso esterno. La medesima misura è stata altresì notificata, in carcere, ad Aldo Nicola Munafò, 39 anni, residente a Mazzarrà Sant’Andrea, già detenuto in carcere per omicidio dall’agosto del 2006, il quale è stato condannato alla pena dell’ergastolo con isolamento diurno per mesi diciotto, poiché ritenuto colpevole di associazione mafiosa, omicidio, estorsione e detenzione e porto di armi comuni da sparo. La citata sentenza che ha riguardato anche altri soggetti noti alle più recenti cronache giudiziarie, rappresenta il risultato tangibile della conferma dell’impianto accusatorio per quanto concerne i capi di imputazione relativi alle ipotesi di reato associativo. Come si ricorderà, l’operazione “Vivaio”, condotta dai carabinieri della Sezione anticrimine di Messina, coordinati dai sostituti procuratori della Procura distrettuale antimafia del capoluogo peloritano, era scattata all’alba del 10 aprile 2008. Le indagini condotte dal Ros avevano documentato le infiltrazioni di un gruppo criminale affiliato alla famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto negli appalti pubblici del messinese, tra i quali i lavori per la metanizzazione dei Nebrodi ed il raddoppio ferroviario della tratta Messina-Palermo. Tra gli interessi illeciti del sodalizio mafioso anche l’indotto relativo alla gestione delle due discariche più importanti dell’area, che smaltiscono i rifiuti solidi urbani e speciali dell’intera provincia di Messina. La fase dibattimentali del processo “Vivaio” ha avuto inizio nell’estate 2009, e le circa 60 udienze hanno visto come rappresentanti dell’accusa il pm Giuseppe Verzera e Francesco Massara della Procura di Barcellona Pozzo di Gotto.

Leave a Response