Alì Terme. Il principe tedesco morto da clochard, era vissuto fra tenute e castelli

di Carmelo Caspanello

ALI’ TERME – La sua casa era una barca a vela arenatasi ad Alì Terme dieci anni fa, ospitata nel cantiere navale che sorge alla periferia sud del paese.
Hexe il suo equipaggio: una cagnetta bianca che gli faceva da nostromo, mozzo e compagna. L’aveva recuperata nei pressi di Giarre, dove dei pescatori l’avevano gettata in mare per vedere quanto resistesse prima di affogare.
La navigazione era la sua vita. Tutti lo conoscevano come Rudolf, il «Capitano». All’interno del natante poche cianfrusaglie. Ma tanta educazione e simpatia. Era figlio adottivo della cittadina termale, dove da due lustri a questa parte ha vissuto con una pensione di 300 euro al mese e grazie agli aiuti (cibo e vestiti, mai chiesti ma accettati con grande dignità) della Caritas, della parrocchia e degli amici.
Gli stessi amici, che stavano ore ad ascoltare le sue storie ricche di aneddoti di una infanzia principesca, vissuta fra tenute e castelli in Germania, dove era nato a Stoccarda; la felicità di essere approdato all’Accademia di New York per diventare capitano e dove si è laureato nella metà del tempo richiesto.
Voleva diventare un ufficiale di coperta come il nonno. E vi riuscì dopo una lunga gavetta iniziata come giovanotto di macchina su un mercantile. Il titolo gli consente di coronare il sogno e diventare comandante di una nave, una petroliera.
Con il padre “principe tiranno” non ebbe mai un buon rapporto. «Rudolf era nobile di sentimenti – ci spiega Peppe Muzio, l’amico a lui più vicino – al punto che rubava i viveri all’esercito nazista ospitato dal principe nelle tenute per portarli furtivamente nelle case dei coloni affamati e umiliati dai soldati.
Rimediò anche una fucilata a una gamba da un guardiacaccia. Dopo l’ultima umiliazione ricevuta dal padre, diventa cittadino del mondo, passando da un mestiere all’altro».
Con la moglie il matrimonio naufragherà, nonostante per amore avesse lasciato la navigazione, trasferendosi dapprima a Malta e poi a Giarre, dove comprò una fattoria e visse di agricoltura e piccoli lavori. La moglie fece vendere tutto e ritornò in Germania.
Con i soldi rimasti, il capitano progettò e costruì in soli 9 mesi una barca di circa 20 metri con la quale approdò ad Alì Terme. Fu la sua ultima navigazione.
Rudolf Ambruster se n’è andato in punta di piedi e con la dignità che l’ha contraddistinto. Gli amici lo hanno ritrovato riverso su se stesso in barca, colpito da un ictus.
Era ancora in vita. Lo hanno trasportato in ospedale, a Messina, con un’ambulanza, ma non c’è stato nulla da fare. E’ morto dopo un paio di giorni, all’età di 77 anni. Anche la sua cagnetta bianca è triste e non vuole andare via dalla barca.
L’ultimo saluto, Rudolf l’ha ricevuto nella chiesa del patrono S. Rocco. Al suo fianco Peppe Muzio, che per l’ultimo viaggio gli ha fatto indossare la sua divisa bianca da capitano. Sulla bara il cappello.
L’ultima dimora gliel’ha donata il Comune di Alì Terme. Tanta la commozione. «Ha salpato i mari di mezzo mondo – ha detto padre Vincenzo D’Arrigo, che ha officiato le esequie – adesso naviga verso il paradiso».

 

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