Messina. Tentata estorsione aggravata, arrestati sette messinesi che volevano gestire in Fiera il servizio di sicurezza affidato a ditta catanese

MESSINA – I carabinieri della Compagnia di Messina-Centro hanno arrestato sette messinesi in esecuzione di una ordinanza emessa dal Gip del Tribunale peloritano su richiesta della locale Procura della Repubblica, ritenute responsabili di tentata estorsione aggravata. Con le manette ai polsi sono finit Giuseppe Selvaggio, 42 anni, Stefano e Giovanni Celona 37 e 41 anni, Daniele Giunta 33 anni, Stellario Squadrito 35 anni, Antonino Cuscinà e Carmelo Fiumanò, 43 anni, residente a Palazzo Pignano, in provincia di Cremona. Alcuni degli arrestati lavorono a Messina alle dipendenze di istituti di vigilanza. Stando alle indagini. Il provvedimento cautelare scaturisce da una intensa ed articolata attività di indagine condotta dai carabinieri della Compagnia di Messina-Centro, che ha avuto origine l’8 agosto 2011, quando una decina di malviventi si introdussero all’interno della Fiera Campionaria di Messina ed aggredirono selvaggiamente alcuni steward di una ditta catanese preposti alla sicurezza, colpendoli con calci e pugni. Prima di fuggire, alcuni dei malviventi avevano danneggiato dei vasi di fiori che erano collocati in prossimità degli ingressi, e tentarono inoltre di rendere inservibili i tornelli per l’acceso alla Fiera, con la finalità – stando alle indagini –  di provocare l’inidoneità e l’inadeguatezza del servizio di vigilanza. Il Gip del Tribunale di Messina, Antonino Genovese, che ha concordato pienamente con la richiesta formulata dal sostituto procuratore Fabrizio Monaco, nel provvedimento cautelare ha evidenziato come la condotta accertata, posta in essere dai malviventi, sia risultata idonea ed univocamente diretta a provocare un danno patrimoniale agli operatori della ditta di vigilanza catanese, rappresentato dalla perdita della retribuzione per l’omessa fornitura della prestazione e, di conseguenza, al recesso del rapporto contrattuale con l’Ente in conseguenza dell’impossibilità di assicurare il servizio. Alla mancata retribuzione della ditta catanese si sarebbe aggiunto per gli autori della tentata estorsione, un ingiusto profitto, coincidente con il vantaggio di eliminare dei concorrenti scomodi sul mercato della vigilanza con la prospettiva di incrementare le loro possibilità di subentrare nel servizio. Al termine delle formalità di rito, sei dei destinatari del provvedimento cautelare sono stati associati nel carcere di Messina Gazzi, mentre Carmelo Fiumanò, costituitosi ai crabinieri di Pandino, piccolo paese della provincia di Cremona, è stato rinchiuso nel carcere di quest’ultima città.

Leave a Response