Alì Superiore. Il tentato omicidio dell’operaio, Ravidà fornisce la sua versione dei fatti ma rimane in carcere

ALI’ SUPERIORE – Resta in carcere il pastore 23enne Riccardò Ravidà, accusato del tentato omicidio aggravato. Il giovane aveva tentato di uccidere l’operaio 35enne Gaetano Nucita, nelle campagne di contrada Ferrera di Alì Superiore. Lo ha deciso ieri il gip del Tribunale di Messina Walter Ignazitto, che nella giornata di giovedì lo aveva interrogato alla presenza del suo difensore di fiducia, l’avvocato Alfio Ardizzone. Quest’ultimo ha annunciato ricorso al Tribunale del Riesame. Giovedì mattina al carcere di Messina-Gazzi, dove si era consegnato in compagnia del legale, era durato oltre due ore l’interrogatorio del pastore, che aveva fornito al magistrato la sua versione dei fatti sul grave fatto di sangue. Sin dalla mattina del 15 ottobre Ravidà secondo il suo racconto sarebbe stato minacciato dal Nucita e da alcuni suoi parenti, per lo “sgarbo” che qualche anno addietro aveva fatto a una sua nipote. Il giorno della lite sarebbe stato il Nucita a sparare due colpi con il suo fucile e a questo punto il Ravidà, nascosto dietro un albero, avrebbe preso un grosso bastone per colpire il Nucita alle spalle. Nella caduta il Nucita avrebbe perso il fucile che sarebbe stato raccolto dal Ravidà, il quale avrebbe iniziava a sparare sei colpi all’indirizzo del furgone parcheggiato, e il Nucita sarebbe rimasto colpito si striscio.

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