La vicenda sui presunti ”affari di famiglia”, al deputato De Luca revocato dal Gip il divieto di dimora a Fiumedinisi

FIUMEDINISI – Su istanza degli avvocati difensori, Carlo Taormina e Tommaso Micalizzi, è stato revocato al deputato regionale ed ex sindaco Cateno De Luca il divieto di dimora a Fiumedinisi. Dello stesso provvedimento hanno beneficiato anche il fratello di De Luca,  Tindaro, detto”Gino”, Pietro D’Anna, funzionario dell’Ufficio tecnico, e il presidente della Commissione edilizia Benedetto Parisi. La decisione è stata presa dal Gip Daria Orlando perché sono venute meno le esigenze restrittive dal momento che le indagini sono state concluse. Sull’intera vicenda si è adesso in attesa dell’udienza preliminare davanti al gup che dovrà decidere in merito all’archiviazione o al rinvio a giudizio dei quattro, che Il 19 luglio scorso erano stati revocati i domiciliari ma era stato loro  imposto il divieto di dimora a Fiumedinisi. Il fratello di De Luca, ”Gino”, D’Anna e Parisi erano accusati di aver agevolato l’ex sindaco, dimessosi l’1 luglio. La misura cautelare ai quattro era stata decisa dalla Procura di Messina per i reati di tentata concussione e falso in atto pubblico, commessi nel 2007, 2008 e 2009, in relazione a vicende inerenti l’approvazione e l’esecuzione del programma innovativo in ambito urbano denominato “Contratto di Quartiere II Vivi Fiumedinisi”. Il reato di tentata concussione sarebbe stato commesso al fine di indurre i proprietari di alcune aree a cedere  i terreni di loro proprietà onde consentire alla società Mabel, di cui è amministratore il fratello del deputato, Tindaro, l’esecuzione dei lavori di costruzione di 16 alloggi. I reati di falso attengono all’approvazione del progetto in variante per i lavori di realizzazione da parte della Dioniso, società della quale è amministratore unico Cateno De Luca, e l’approvazione degli interventi di ripristino delle difese spondali del torrente Fiumedinisi, le cui modifiche rispetto alle iniziali previsioni sembrano essere state attuate per incrementare il valore commerciale di alcune aree ricadenti nel progetto e riconducibili alla Dioniso srl. Il Gip, inoltre, aveva disposto il sequestro preventivo dell’immobile destinato a centro benessere della Dioniso srl e dei muri di ripristino delle difese spondali del torrente Fiumedinisi. Nella indagine figurano indagate altre 14persone: Giuseppe Bertino, in qualità di componente della giunta municipale di Fiumedinisi; Renzo Briguglio, come componente della Cec, la Commissione edilizia comunale; Angelo Caminiti, come componente della Cec; Antonino Cascio, componente della giunta comunale; Natale Gregorio Coppolino, in qualità di responsabile del “Contratto di Quartiere II”; Paolo Crocé, componente della giunta comunale; Carmelo Crocetta, componente della giunta comunale; Roberto Favosi, componente della Cec; Giuseppe Giardina, nella veste di responsabile del procedimento amministrativo per la realizzazione delle opere di consolidamento; Fabio Nicita, componente della Cec; Francesco Carmelo Oliva, componente della Cec; Salvatore Piccolo, componente della giunta comunale; Grazia Rasconà, vice sindaco di Fiumedinisi; Carmelo Satta, che attualmente è primo cittadino di Alì ma in questa vicenda sarebbe coinvolto come “privato determinatore”, vale a dire presidente del Cda della Fenapi, la struttura d’assistenza creata dal deputato Cateno De Luca. Attualmente il comune di Fiumedinisi è retto da un commissario straordinario, Michelangelo Lo Monaco, nominato dalla Regione.

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