TAORMINA. Commissariati i 32 Comuni dell’Ato rifiuti, ma 4 sono in regola

TAORMINA – Tutti e 32 i Comuni che fanno parte dell’Ato 4 rifiuti, dalla Valle dell’Alcantara a Scaletta Zanclea, sono stati commissariati dalla regione per inadempienze. Ma per quattro (Alì, Alì Terme, Gallodoro e Fiumedinisi) la società d’Ambito territoriale ottimale ha già inviato una nota a Palermo evidenziando che sono in regola con i pagamenti. Tra i Comuni commissariati figurano anche Taormina e Furci Siculo, sotto l’egida dell’Ato solo per quanto riguarda il conferimento in discarica della spazzatura e non per il resto dei servizi compresa la raccolta. Adesso le amministrazioni avranno qualche giorno di tempo per saldare il debito con l’Ato e scongiurare l’arrivo del commissario. La Regione ha nominato funzionari solo per quanto riguarda le inadempienze legate all’anno in corso, per un ammontare di un milione e 800mila euro. Vanno poi aggiunti i soldi degli anni precedenti. Con numerosi enti locali vi sono dei contenziosi in corso in quanto i Comuni non intendono pagare servizi che non sarebbero stati effettuati. Sono stati già notificati dei decreti ingiuntivi, parte dei quali respinti però dal Tribunale. Intanto le casse dell’Ato sono in rosso e i 160 lavoratori non hanno ancora percepito lo stipendio di maggio. Fattore questo, che aggiunto ad altre carenze lamentate dalle maestranze (a partire dal vestiario) hanno portato giovedì scorso  al blocco della raccolta dei rifiuti. La situazione si è sbloccata solo in serata al termine di una giornata convulsa caratterizzata da due riunioni nella sede di Trappitello della Società d’Ambito, alla quale hanno partecipato i rappresentanti sindacali aziendali di Cgil, Cisl e Uil, il direttore dell’Ato4 Arturo Vallone e il tecnico Romualdo Santoro. La raccolta è ripresa ieri mattina, con il preciso impegno del direttore Vallone di pagare gli stipendi di maggio entro il prossimo 28 giugno. Ma il mantenimento della promessa sarebbe legato agli adempimenti dei Comuni. I lavoratori, dal canto loro, rimangono in stato d’agitazione. Dieci giorni di tregua, insomma, in attesa di una schiarita definitiva.

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