Messina. Il ”caso” Aliberti, sperpero di risorse pubbliche e clientele

Da ”Gazzetta del Sud”

Lino Morgante
Lo sfascio della finanza pubblica, che la crisi economica planetaria ha fatto drammaticamente emergere, non è servito, a quanto pare, a far cambiare passo ai nostri amministratori. La politica spendacciona, infatti, non ha perso il vizio di disperdere in mille rivoli le scarse risorse disponibile; che poi sono quelle che non vengono bruciate dalla spesa corrente, che alimenta l’apparato elefantiaco e inefficiente che tutti conosciamo.
Il caso degli “strani” contributi natalizi, anche a consiglieri comunali, non colpisce per i “numeri”, in sé poca cosa, ma perché evidenzia quanto poco stiano a cuore gli interessi della collettività, come troppi detentori del… potere di spesa siano di manica larga quando maneggiano soldi altrui.
Si sprecano denari in molti modi, anche non incassando quanto dovuto. La macchina è ferma da decenni: negli uffici dei palazzi si lavora meno della sufficienza con tanti che, spesso, vanno in libera uscita per fatti propri. A chi può interessare, dunque, far pagare agli affittuari i canoni delle case pubbliche, spesso assegnate senza uno straccio di contratto? Meglio andare a fare la spesa, ricordandosi di non comprare l’acqua perché l’Amam la fornisce gratis. L’Azienda municipalizzata che gestisce il servizio idrico, infatti, vanta crediti milionari che non riesce o vuole incassare.
Qual è la soluzione che si profila all’orizzonte per riempire le casse di Palazzo Zanca? Alienazione degli immobili non strumentali e una miracolosa società mista, la Zancle Spa, che promette di tirare per le orecchie i contribuenti renitenti, che sfuggono agli ignavi uffici comunali. Se non si cambia mentalità il risanamento dei bilanci di enti e società pubbliche, e la qualità dei servizi secondo un corretto rapporto costi-benefici, resteranno utopie.
I quattrini oggi sono merce rara, è ora che qualcuno se ne accorga.

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