LA STORIA. Scaletta, ad un anno dall’alluvione assassina la moglie del macellaio cancellato dal fango affida al mare la foto del marito mai più ritrovato

ROSA PAGLIUCA: ”LI’ RIPOSA IL MIO SANTINO”. L’UOMO AVEVA BOTTEGA IN CONTRADA ”FORAGGINE”, IL GROUND ZERO DEL DISASTRO LE CUI IMMAGINI FECERO IL GIRO DEL MONDO

SCALETTA ZANCLEA – “Mio marito oggi è morto per la seconda volta”. Lo sguardo di Rosa Pagliuca (nella foto) è fisso sulla macelleria che fu dei suoi nonni e che insieme al marito ha riaperto il 2 dicembre del 1965. L’ha gestita fino all’1 ottobre dello scorso anno, il giorno dell’alluvione assassina che tra Giampilieri e Scaletta Zanclea ha lasciato una lunga scia di morti, feriti, dispersi, sfollati e danni incalcolabili. Anche il suo Santino è stato risucchiato dalla furia dell’acqua, mista a melma e detriti. Santino Bellomo, in paese noto come il macellaio. Aveva 72 anni. Ieri mattina le ruspe hanno buttato giù il fabbricato in cui sorgeva la bottega, nell’ambito dei lavori di messa in sicurezza che si stanno eseguendo su tutto il territorio comunale nelle adiacenze dei torrenti. Siamo sulla Statale 114, in contrada Foraggine, il Ground zero del disastro. Zona rossa. Il luogo dell’immagine simbolo della calamità che ha fatto il giro del mondo: il palazzo in mezzo al fiume aperto dall’ira della natura. Dalle tonnellate di sabbia e massi enormi staccatisi dalla montagna. La signora Rosa è vestita di nero. Guarda fissa la sua macelleria e scoppia in lacrime: “Avevo un desiderio – dice singhiozzando – che lasciassero in piedi quella stanza fino all’1 ottobre. Solo questo avevo chiesto alle autorità, di demolirla il giorno successivo all’anniversario. Non è stato possibile”. In mano ha la foto del marito, in canottiera bianca, seduto davanti alla bottega, che da un anno campeggiava davanti alla porta d’ingresso. Accarezza quell’immagine: “Doveva rimanere dov’era per altri due giorni”. Poi si dirige verso il mare e la lascia scivolare in acqua “laddove riposa il mio Santino”. E’ attorniata dai quattro fratelli e dalla sorella. Accanto a lei anche il figlio Eugenio, sposato e padre di due bambini, il simbolo della rinascita scalettese. “Sono vivo per miracolo ma ad un anno di distanza – sussurra – non riesco a darmi pace: mio padre ha perso la vita per salvarci…”. Quella sera, accortosi dell’imminente pericolo, Santi ha fatto chiudere la macelleria, mandando via la moglie e la nuora, titolare di una pelletteria poco distante, andata distrutta. Insieme al figlio, Santino aveva trovato riparo in un appartamento al primo piano del palazzo di fronte. Sembrava che l’incubo fosse finito, quando una bomba di acqua e fango li ha travolti. Eugenio è rimasto ferito, del padre si sono perse le tracce. Eugenio porta i segni di quella tragedia. Ci accompagna, claudicante, nella nuova macelleria, distante qualche centinaio di metri dalla vecchia. Una stanza: il simbolo della ricostruzione. “Per ricominciare – puntualizza – ho dovuto fare un prestito in banca. L’ho fatto per i miei figli, per la mia famiglia. Ma soprattutto per onorare mio padre. In paese nulla è più come prima. Tuttavia, nel momento del bisogno, mi sono ritrovato gli amici. E la gente di Scaletta che viene da me a comprare la carne, che mi ha permesso di rimettere in moto la macchina della vita dopo il disastro”. Aveva un desiderio, Eugenio. Tornare nella vecchia macelleria: “Lo avrei fatto per mio padre…”. Un sogno che mai diventerà realtà. Mamma Rosa rimane a scrutare il mare. Non passa giorno che non si rechi in spiaggia: “No, non ho perso la speranza che mi sia restituito il corpo di mio marito. Un corpo sul quale continuare a versare le mie lacrime”. Ha seguito le ricerche, fin quando non sono state sospese. Non si è arresa nemmeno quando mezzi e sommozzatori sono andati via: “Ho scritto a tutti, dal presidente della Repubblica al sindaco. Non mi ha risposto nessuno”. E’ delusa e sfiduciata. Ad un anno dall’alluvione Scaletta è un paese in ginocchio. Il Comune ha il Bilancio in rosso, cone le aree alluvionate off-limits. Non ci sono i soldi nemmeno per lo scuolabus. Per farlo ripartire gli amministratori hanno dovuto fare ricorso ai fondi pro alluvionati, le donazioni di privati cittadini. I sindaci di Messina e Scaletta hanno proclamato per domani il lutto cittadino. Nel pomeriggio nel paese jonico sarà celebrata una Messa in piazza municipio. Lei, Rosa Pagliuca, non ci sarà. “Sarebbe stato meglio – taglia corto – celebrarla in chiesa. Andrò in Duomo a Messina, di mattina, alla funzione che presiederà l’arcivescovo”. 

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