Messina. Istituzione del Punto franco, soppressione Ente porto e bonifica zona falcata: il senatore D’Alia ”interroga” i ministri

MESSINA – “Istituzione del Punto Franco, soppressione dell’Ente Porto e bonifica della zona Falcata”. Questi gli interventi chiesti dal presidente dei senatori dell’Udc, il messinese Gianpiero D’Alia, in una interrogazione ai ministri dell’Economia e delle Finanze, delle Infrastrutture e Trasporti e dell’Ambiente. “E’ necessario istituire un Punto franco in una zona diversa da quella della Falce: prima di tutto perché non esistono i requisiti per ospitare attività di lavorazione e commercializzazione dei prodotti, ma soprattutto perché, quell’area, oggi maltrattata e ridotta a vera e propria pattumiera della città, va bonificata data l’importanza culturale e la forte vocazione naturalistica. Mi auguro – sostiene D’Alia – che i ministri si adoperino scongiurando la collocazione di attività che si rivelerebbero dannose, non solo per la pubblica incolumità, ma anche per l’ambiente”.
 Il testo integrale dell’interrogazione di Gianpiero D’Alia:

Al Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro dell’Ambiente,
Premesso che
Con legge 15 Marzo 1951, n. 191, è stato istituito un Punto Franco nel porto di Messina. Per i punti franchi previsti da leggi previgenti al Testo Unico del 1973, rimangono in vigore le disposizioni delle leggi istitutive che non contrastino con la nuova normativa comunitaria successivamente intervenuta. La legge n. 191 del 1951 pur non contraddicendo nessuna disciplina comunitaria, non ha ancora trovato attuazione. Manca infatti, secondo quanto previsto dall’articolo 2 della legge in questione, il riconoscimento, mediante Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, delle condizioni per l’applicazione del regime di Punto Franco. 
Le attività di lavorazione e commercializzazione dei prodotti legate al Punto Franco dovrebbero essere ubicate nella Zona Falcata. Questa scelta testimonia la volontà di perseguire uno sviluppo industriale che in quella zona non può più esistere, nè può più esservi contemplato. Si vogliono infatti concentrare in essa attività che hanno un evidente impatto sul territorio e che necessitano di aree idonee e adeguate, sia per estensione che per sistemazione. Requisiti che la Falce non ha, avendo ben altre vocazioni e potenzialità. Esistono infatti nella Zona Falcata, ormai da anni, sopraggiunti vincoli di natura ambientale e storico-culturale;
In particolare, ad oggi, sembra insistente l’interessamento di due compagnie straniere e ferma la volontà politica di rilasciare delle concessioni per lo smaltimento di olii e di alte sostanze nel porto messinese. L’inglese “Channoil Consulting Limited” e la svedese “Nordic Storage avrebbero infatti manifestato l’intenzione di utilizzare le strutture dell’Ente Porto e  mostrato interesse verso il costituendo  Punto Franco. La”Nordic Storage” è una delle più grandi società di stoccaggio indipendente per i prodotti petroliferi e dei petrolchimici in Europa. La società controlla 28 terminali in Svezia, Danimarca, Finlandia, Regno Unito e Germania, tratta volumi molti grandi di prodotti petroliferi e offre uno stoccaggio strategico che serve mercati importanti. Analogamente la Chamoil Consulting, la quale opera anche in zone dell’ex Unione Sovietica, dell’Europa, dell’Africa e del Medio Oriente;
A tal fine, risultano essersi succeduti degli incontri tra i vertici delle due società e il Presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo e il sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca;
L’autorizzazione di ditte specializzate nello smaltimento di olii e di altre sostanze, determinerebbe inevitabilmente la permanenza e l’utilizzo dei cosddetti “bunker” e l’inevitabile passaggio delle petroliere proprio davanti alla Lanterna del Montorsoli, a un passo dal centro abitato. Questo recherebbe grave pregiudizio per la pubblica incolumità e un pericolo per la salvaguardia dell’ambiente, oltre a mortificare le reali potenzialità dell’area a forte vocazione naturalistica e storico-culturale;
Non è infatti più possibile ipotizzare un utilizzo simile della Zona Falcata, già oggi ridotta al rango di perenne enorme “pattumiera”. Al contrario si renderebbe necessario non riattivare i servizi di  bunkeraggio e dismettere la stazione di degassifica;
Indubbiamente, la zona franca potrebbe rivelarsi molto utile per lo sviluppo economico e quindi lavorativo del territorio, nella costa tirrenica messinese si intercetterebbe infatti facilmente la domanda di trasformazione finale dei prodotti in transito. Tuttavia, non solo ad avviso dell’interrogante, la Falce è sito non idoneo per collocarvi il Punto Franco, l’area è troppo piccola e troppo vicina a scuole e abitazioni. Solo per fare un esempio, a fronte degli oltre 2 milioni di mq del porto di Trieste, la Falce ne offrirebbe appena 144.000. Inoltre, se le navi dovessero entrare nella Zona falcata per uscirvi con le merci lavorate, il traffico nello Stretto crescerebbe eccessivamente, incrementando la pericolosità della navigazione. Quanto sopra esposto giustificherebbe la collocazione della pur utile zona franca lontano dalla Falce, ad esempio in zona Giammore;
Del resto, le stesse due succitate società straniere hanno già evidenziato come le aree della Zona Falcata siano insufficienti all’uso cui le si vogliono destinare;
Viene spontaneo chiedersi allora la ragione di tanto interesse nei confronti delle stesse società che sembrano volersi favorire;
Altrettanto incomprensibile è la volontà di riesumare l’Ente porto. Appare  infatti ingiustificato e non comprensibile il rinnovato interesse, dimostrato da più parti, verso l’Ente Porto, ritenuto sino a poco tempo fa inutile e quindi avviato allo scioglimento, anche in conseguenza dell’istituzione dell’ Autorità portuali, cui, oggi, si vuol dare rinnovato impulso, facendo appello alla sentenza del CGA siciliano che riconosce allo stesso la titolarità di alcune aree della Falce;
per sapere se
i Ministri in indirizzo, per quanto di loro competenza, non intendano assumere provvedimenti onde scongiurare la collocazione di attività che si rivelerebbero pericolose per la pubblica incolumità e dannose per l’ambiente nella cosiddetta Zona Falcata mortificandone la naturale vocazione ambientale e storico-culturale e se al contrario non ritengano di dover intervenire ai fini di bonificare e riqualificare l’area restituendola alla sua originaria natura onde trovare occasioni di sviluppo compatibili con la vocazione turistico-culturale, se non ritengano ulteriormente necessario stilare un accordo di programma tra autorità coinvolte ai fini di ovviare ad una situazione di conflittualità che immobilizza piuttosto che incentivare serie politiche di rilancio del territorio e se, in particolare, il Ministro dell’economia e delle finanze, non intenda emettere il decreto di riconoscimento del Punto  Franco da collocarsi non sulla Falce.

 

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