Messina. I sindacati Cisl, Cgil e Uil: alcuni settori istituzionali e politici alimentano la sfiducia nei confronti della magistratura

MESSINA – Pubblichiamo, integralmente, l’intevento del segretario generale della CISL di Messina, Tonino Genovese, tenuto a nome anche di CGIL e UIL all’inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2010

”Porgo il saluto alle autorità presenti a nome di CGIL CISL UIL e del mondo del lavoro che rappresentiamo nella provincia di Messina.

Le forze sindacali sono veicolo di socializzazione di un modello comportamentale che intende affermare e mantenere legalità e giustizia fornendo supporto a coloro che si trovano a dover subire torti o anche distorsioni della civile convivenza e a difesa dei più deboli per dare loro i giusti diritti.

Una società è civile quando ha a fondamento il rispetto degli altri mantenendo gli stessi diritti per tutti. E’ un compito che ci accomuna ognuno per la sua parte.

Ringraziamo, pertanto, per l’opportunità che ci viene data per esprimere la grande preoccupazione del sindacato confederale per la crisi della giustizia italiana, del clima di tensione e di una condizione di problemi irrisolti senza precedenti nella storia repubblicana.

Il sistema giudiziario vive una vera e propria  fase di collasso che esaspera “la crisi di efficienza” della giustizia del nostro Paese.

Tale crisi necessita di un confronto sereno tra tutti i soggetti protagonisti del mondo giudiziario e di una collaborazione attiva e costruttiva, capace di  intervenire  sui problemi strutturali e sulle contraddizioni per cogliere l’obiettivo di ridurre al minimo la durata dei processi, che rappresenta il prodotto della giustizia su cui  misurare l’efficacia e la produttività del sistema.

Più efficiente, efficace e libera da ritardi, blocchi, bizantinismi procedurali è l’attività della struttura giudiziaria, più forte diventa il legame di fiducia e di partecipazione democratica con i cittadini.

Una condizione essenziale, questa, per alimentare, diffondere e rafforzare una cultura della legalità diffusa nell’intero tessuto sociale.

Purtroppo, da alcuni settori istituzionale e politici provengono segnali ed azioni in direzione opposta, che alimentano lo scoraggiamento e la sfiducia tra i cittadini e rischiano di minare irrimediabilmente il valore e l’azione della giustizia e del fare giustizia nel paese.

Tale situazione di crisi necessiterebbe di una maggiore e ben altra attenzione da parte del Governo e dal Parlamento del nostro Paese, così come più volte raccomandato dal Presidente della Repubblica.

Da una parte, non è più rinviabile la riforma dell’ordinamento giudiziario. Dall’altra, urge incrementare le necessarie risorse e gli strumenti di cui dotarsi, per modernizzare l’apparato ed il funzionamento della macchina organizzativa ed amministrativa della giustizia italiana.

Riteniamo che proprio su questi punti varrebbe la pena creare attenzioni, tensioni e interventi, coagulando soggetti con ruoli diversi ma motivati dall’obiettivo comune di facilitare e rendere più dinamica la giustizia italiana.

Invece, da tempo registriamo una concentrazione d’impegno mirata a modificare solo parti specifiche dell’iter processuale. Fatto questo, che evidenzia un’insofferenza del potere politico ed esecutivo verso l’autonomia del ruolo e del compito della magistratura.

Un’azione politica messa in atto da tempo nel Paese, che finora ha conseguito solo il negativo risultato di rendere difficile e di esasperare ulteriormente il clima di cooperazione tra i diversi livelli istituzionali.

Nel nostro Paese, nessuno può immaginare di realizzare riforme se non condivise, che siano il frutto di esigenze oggettive dei cittadini e della necessità di rimuovere i reali fattori di blocco e di impedimento dell’azione giudiziaria e soprattutto, se realizzate con forzature spesso carenti di fondamenti giuridici, fuori dai valori e principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale.

Come rappresentanti del mondo del lavoro conosciamo bene l’universalità del valore di uguaglianza che, come dimostra la  storia del movimento sindacale, rappresenta la stella polare a cui fare riferimento.

L’uguaglianza è garanzia di legalità per cittadini, così come il diritto di difesa e l’autonomia sono le condizioni necessarie di libertà.

Purtroppo, in parte della politica nazionale esiste una tendenza, che è anche culturale, che di fatto mira a ridisegnare la costituzione materiale del Paese ed a modificare l’equilibrio esistente tra i diversi livelli istituzionali.

Un tentativo pericoloso, questo, che rischia di indebolire la tenuta e la coesione sociale, oltre che democratica, a cui si sono ispirati con grande proiezione storica i nostri costituenti nel 1947.

Garantire ai cittadini la giustizia, come la formazione, la sanità, la protezione sociale, è un compito essenziale che deve assolvere lo Stato, trattandosi di diritti che devono contraddistinguere un sistema democratico e civile.
Sempre meno, progressivamente, sono le risorse che i vari Governo destinano a questi fondamentali settori per la vita delle comunità.

Anche a Messina i lavoratori e gli operatori del settore giudiziario  si trovano alle prese con le difficoltà che vanno dalla :

• inadeguatezza delle strutture giudiziarie della città di Messina con la dislocazione delle sezioni in più ambiti (Corte d’Appello, Tribunale e Procura della Repubblica a Palazzo Piacentini,  Tribunale del Lavoro e Giudice di Pace in Via Malvezzi, Tribunale per i minorenni in Viale Europa,Tribunale di Sorveglianza in Via Centone e Corte d’Appello lavoro in via San Domenico Savio); con l’esiguità degli spazi per le udienze, con l’inidoneità dei locali privi pure di impianti di condizionamento dell’aria.

Ed è’ evidente che la disorganizzazione delle strutture giudiziarie di Messina e la mancata realizzazione di una cittadella giudiziaria, ripercuotendosi negativamente dal punto di vista logistico sull’attività degli operatori del diritto (avvocati, consulenti ecc.), implica inevitabilmente un aumento dei costi della giustizia per il cittadino e per le casse comunali.

La scelta adottata di acquisire lo stabile della GMC di via Bonino, pur singolare e perigliosa, rappresenta comunque un primo importante passo e forse irripetibile occasione da non perdere, l’ennesima opportunità offerta alla nostra comunità e che potrebbe essere sprecata se bloccata da pastoie e scelte non condivise rimandando così a forse mai la realizzazione di una struttura strategica.

• carenze nell’organico della magistratura decidente e del personale amministrativo del distretto di Corte d’Appello di Messina specie nei presidi di Barcellona e Patti.
Dove la mancanza di magistrati, di cancellieri e di segretari e la conseguente fissazione di udienze pure oltre l’anno a causa del loro eccessivo carico di lavoro determina inevitabilmente un allungamento dei tempi del processo con grave danno per il cittadino.
E’ certo che la giustizia per essere giusta deve essere soprattutto rapida e che quindi non può essere giusta una giustizia resa a notevole distanza di tempo.

E tempi lunghi sono necessari anche per ottenere una decisione in materia di lavoro su questioni delicate come licenziamenti e risarcimento danni da infortuni eo da malattia professionale.

Mi chiedo: com’è possibile tenere il Tribunale del Lavoro di Messina, che dovrebbe avere in organico un Presidente e cinque magistrati, con soli tre magistrati. E com’è possibile non vedere che tale carenza di organico menoma gravemente la fiducia del cittadino nella giustizia.

• la carenza negli organici della magistratura requirente con un numero di pubblici ministeri ridotto all’osso nel Distretto della Corte d’Appello di Messina il che pregiudica gravemente lo svolgimento di indagini in “terra di mafia”, come peraltro fortemente denunciato di recente dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto.

• la scarsità delle risorse a disposizione della magistratura per l’attuazione verso il cittadino del servizio giustizia nonché il ritardo, oramai ingiustificato, nell’attivazione del processo telematico.

A nostro avviso, nel Distretto di Corte d’appello è, quindi, assolutamente indispensabile procedere ad un intervento di politica giudiziaria con cui si provveda ad una immediata riorganizzazione anche logistica delle strutture e ad una piena implementazione degli organici di magistrati e di personale amministrativo.

Permettetemi, inoltre di segnalare : la sperequazione che si registra in tema di quantificazione di risarcimento fra i cittadini di serie A del nord e cittadini di serie Z del Sud, laddove nel nostro meridione si liquidano risarcimenti,  per le stesse ragioni e per gli stessi diritti, circa  13 di quanto viene liquidato dalla magistratura del nord.
A semplice esempio basta ricordare il risarcimento per morti bianche o  per morti da amianto Riteniamo necessario al riguardo un intervento per ridare dignità al lavoratore evitando che vengano compiute ingiuriose differenziazioni.

Il sindacato, però,  tiene a far rilevare che nonostante si sia determinata una condizione di stress e di pressione su tutti gli operatori, da parte dei lavoratori non è mancata mai la disponibilità a farsi carico e a garantire il funzionamento degli uffici e delle attività nel distretto.

In tale condizione di difficoltà generale, che si ripercuote sulla qualità e sulle condizioni di lavoro di chi opera all’interno degli uffici giudiziari, il sindacato svolge un’azione di tutela, non corporativa, di tutti i livelli professionali operanti al Tribunale (dagli ausiliari, ai dirigenti, ai magistrati).

Va maggiormente valorizzato il ruolo delle rappresentanze sindacali aziendali e lo spirito di partecipazione che hanno manifestato in diverse occasioni.
Il loro apporto è prezioso per migliorare l’organizzazione del lavoro e dei servizi, specialmente in una fase di carenza e di limitazione di risorse finanziarie disponibili derivante dal contenimento dei trasferimenti ministeriali.

Ringrazio il Procuratore Generale  dott.   Fazio   per avere riconosciuto, nella sua relazione, l’importanza del contributo e dell’impegno dei lavoratori e del sindacato nell’affrontare i numerosi problemi esistenti nel distretto giudiziario di Messina.

E’ una condizione di emergenza strutturale quella di Messina, che necessita di una specifica quanto straordinaria attenzione da parte del Ministero e del Governo.

Per ottenere tale attenzione sarebbe necessario realizzare un patto di azione verso obiettivi comuni tra tutti i soggetti attivi nel sistema giudiziario locale.

La realtà giudiziaria messinese ha tutte le condizioni oggettive e di contesto ambientale per pretendere dal Governo scelte straordinarie e specifiche per il nostro distretto, come è stato già fatto per altre aree importanti del nostro Paese.

Condividiamo e sosteniamo la necessità di un provvedimento, un vero e proprio pacchetto di misure e risorse, mirato a rimuovere le condizioni di emergenza strutturale ed operativa nel sistema giudiziario di Messina.
Per realizzare giustizia certa e veloce non “breve”.

Anche perché Messina si trova alla vigilia di grandi eventi che potrebbero stravolgere gli equilibri del proprio assetto  economico, territoriale e sociale. Ci riferiamo alla possibilità di un imminente avvio dei lavori di realizzazione del ponte sullo Stretto, che farà diventare l’area messinese un polo di attrazione di rilevanti interessi economici e non solo.

Anche la Giustizia, così come le forze di polizia, deve trovarsi pronta e quindi attrezzarsi preventivamente. Un significativo motivo in più, che ci impone di operare subito per creare le condizioni necessarie affinché si consolidino gli elementi di legalità e sicurezza sul territorio per impedire la crescita di interessi illegali, illegittimi e di quelli manovrati da ambienti mafiosi.

Reallizzando un’azione pressante sul territorio, che non può essere relegata solo all’attività della magistratura.

Ci vuole una giusta tensione culturale e civile, capace di creare una rottura netta con tutte quelle aree cosiddette “grigie ed indefinite” che sembrano rappresentare, ormai da tempo, l’humus quotidiano della realtà messinese.

Non ci rassegniamo alla pratica dilagante che tende a realizzare uno scambio tra la formazione del consenso e la copertura, per favorire forme di attività illegittime e di interessi economici particolari. Si tratta di una vera e propria “cultura sociale dominante” nel nostro territorio a cui non ci piegheremo”.

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