Alì Terme. I 9 avvisi di garanzia. Consiglio a porte chiuse è tentativo fallito della minoranza che voleva trasformare l’Aula in un tribunale

ALì TERME -Tanto rumore per nulla e “ritirata” in buon ordine del gruppo di minoranza che «intendeva trasformare – dice il sindaco Lorenzo Grasso – l’aula consiliare in una sede di tribunale. Noi gliene abbiamo dato la possibilità, seppur controvoglia, ma loro alla fine hanno tirato i remi in barca, rendendosi probabilmente conto della delicatezza dell’argomento».
Un Consiglio comunale voluto fortemente dall’opposizione e svoltosi a porte chiuse per discutere sui nove avvisi di garanzia i cui destinatari sono lo stesso primo cittadino, funzionari dell’ufficio tecnico e la commissione edilizia per aver rilasciato una licenza edilizia nell’area artigianale di contrada Saitta per la costruzione di un capannone su un terreno sottoposto a vincolo da parte di Rete ferroviaria italiana. La “blindatura”, come ha illustrato in aula il direttore generale del Comune, dott. Faraci, si rendeva necessaria perché la discussione poteva violare la privacy degli “avvisati” nei confronti dei quali la magistratura a tutt’oggi non ha emesso nessun altro provvedimento. Alla fine, dunque, il Consiglio, ad unanimità si è trovato d’accordo sulla opportunità di impedire al pubblico di assistere al dibattito.
Ma il “processo” non c’è stato anche perché il sindaco prima che venisse affrontato l’argomento ha rivolto un monito ai consiglieri di minoranza definendo «provocatoria la loro richiesta nel cui contenuto si ravvisano elementi potenzialmente lesivi della dignità etica e morale che mi riserverò di valutare con il conforto di un collegio legale». Grasso poi ha dato un ulteriore affondo ai suoi avversari: «Mi preme anticipare – ha rilevato – che in ottemperanza alla facoltà di acquisire notizie, scaturante dall’art. 391 bis del codice di procedura penale, inerente le indagini difensive, mi verrò costretto, quale persone interessata, ad acquisire copia conferme di ogni intervento e dichiarazione resa dai consiglieri partecipanti alla seduta e conseguentemente inserine gli stessi nella lista delle persone informate sui fatti per la debita audizione testimoniale di tali persone da parte dei soggetti a tal fine preposti».
In risposta al sindaco, il capogruppo di minoranza, Carmelo Todaro, ha rimarcato «che la nostra richiesta di spiegazioni non era e non è diretta a conoscere i fatti d’indagine o i documenti oggetto della stessa». Nel momento in cui però Caminiti ha invitato gli altri rappresentanti la minoranza ad entrare nel merito della discussione nessuno di loro ha battuto ciglio, preferendo trincerarsi in uno inspiegabile silenzio. E con queso silenzio tombale dell’opposizione si è chiusa la seduta.

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