Alluvione. Accreditati i primi contributi: 1000 euro al mese ai titolari di attività produttive che hanno perso tutto

Carmelo Caspanello

SCALETTA ZANCLEA – C’è ancora paura tra gli abitanti di Scaletta Zanclea, a cento giorni dall’alluvione che ha seminato distruzione e morte. Soprattutto quando il cielo si riempie di nubi, nere e gonfie di pioggia, come ieri pomeriggio,  annunciate alla vigilia da un nuovo allerta meteo della Protezione civile. Per fortuna nulla di eccezionale, solo un po’ di pioggia. Ciò nonostante sono scattati, così come accade dallo scorso primo ottobre, il giorno del disastro, i presìdi e tutte le misure di sicurezza. Vigili urbani e forze di polizia hanno monitorare il territorio, in particolare le aree a rischio, dalle sei del mattino. Tutto era pronto per avvertire la popolazione nel caso in cui si fossero ingrossati i torrenti. “Si tratta di uno stato d’allerta – evidenzia il sindaco, Mario Briguglio – che non implica particolari pericoli ma dopo quanto accaduto, ad ogni ‘avviso’, bisogna fare così”. Un giorno grigio, che rende ancor più spettrale i luoghi martoriati dalla calamità. Ma è un giorno diverso dagli altri, per gli alluvionati, illuminato da una buona notizia. Sono stati accreditati sui loro conti correnti i primi contributi ricavati dai 60 milioni di euro stanziati dal Governo nazionale (40) e dalla Regione (20) per l’emergenza. Contributi ai titolari di attività produttive andate distrutte (mille euro al mese per un anno) e  per le autonome sistemazioni degli sfollati (fino a 600  euro al mese, più altri 200 se nel nucleo familiare vi sono ultra sessantacinquenni o invalidi con una invalidità superiore al 67%).  “Sono i primi soldi che arrivano, un sussidio fondamentale per vivere” esordisce Gianfranco Fasciana, titolare di un supermercato che sorgeva lungo la Statale 114, spazzato via dal fiume di fango. Sono rimasti solo i muri imbrattati di melma. L’attività era stata distrutta il 25 ottobre del 2007 in seguito ad un’altra alluvione. L’aveva rimessa in piedi. “Mi sono ritrovato sul conto 3.000 euro, i contributi da ottobre ad oggi – prosegue Gianfranco – che sono vitali. Ma è importante capire che vogliamo essere aiutati a ricominciare a lavorare. Pago ancora i debiti del prestito fatto dopo l’alluvione del 2007. Non posso farne altri”. Gianfranco è papà di due gemelli di sei anni. Sono accanto a lui. Ascoltano e chiedono all’unisono: “Papà, stavolta dove lo facciamo il negozio?”. Gianfranco risponde con un sorriso e poche parole: “In un posto più bello…”.  Chi ha perso tutto, vede nel contributo un segno di speranza. “Finalmente si sono ricordati di noi” sussurra Eugenio. E’ il figlio di Santi Bellomo, il macellaio disperso. Quella maledetta sera erano insieme e pensavano di essersi messi in salvo quando una bomba di acqua e massi ha sventrato il primo piano del palazzo in cui avevano trovato riparo. Eugenio porta ancora i segni della tragedia. Ci accoglie, claudicante, nella “nuova” macelleria di via Roma. Una stanza, divenuta il simbolo della rinascita. “Spero solo che il contributo non sia assistenza fine a se stessa e che non ci lascino di nuovo soli con il nostro dramma”. E un territorio che attende di essere messo in sicurezza.

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