Alì Terme. Vicenda giudiziaria area artigianale. Il sindaco Grasso: ”La minoranza consiliare intende sostituirsi alla magistratura!”

Alì TERME – I consiglieri di minoranza, probabilmente un po’ frettolosamente, come sostengono gli osservatori neutrali, hanno chiesto le dimissioni del sindaco Lorenzo Grasso sulla vicenda dell’area artigianale che è stata attenzionata dalla magistratura che ultimamente aveva indagato con l’accusa di abuso d’ufficio lo stesso Grasso, i componenti della Commissione edilizia e alcuni funzionari del Comune.
«Non solo – sbotta il sindaco Grasso – pretendevano processarmi nell’aula consiliare ancor prima della pronuncia del magistrato inquirente che ancora sta valutando le carte e sottoponendo ad interrogatori gli indagati che hanno dato il consenso alla costruzione di un capannone realizzato nella zona artigianale. Insomma, i miei opppositori non si sono smentiti e hanno tentato ancora una volta la farsa su un argomento delicato che, secondo me, andava a violare i principi sacrosanti sanciti dalla legge che fino a prova contraria nessuno è colpevole».
Lo sfogo di Lorenzo Grasso è in risposta ai consiglieri del gruppo di minoranza “Alì Terme futura” (Carmelo Todaro, Francesco Gregorio, Mariella Basile, Teresa Vittiglio, Emanuele Briguglio) che avevano sollecitato una riunione straordinaria del consiglio comunale sulla stostia della di una concessione edilizia rilasciata ad un imprenditore locale del settore dolciario su un terreno ricadente in contrada ‘Saitta”, lungo il torrente Alì, sottoposto a vincolo da Rfi (Rete ferroviaria italiana) che in quel posto ha individuato il nuovo tracciato del doppio binario Giampilieri-Fiumefreddo.
Anche il presidente del civico consesso, Pietro Caminiti, condivide appieno la posizione di Grasso:
«Probabilmente la minoranza – sostiene Caminiti – ha le idee molto confuse, altrimenti non si spiega l’immotivata e assurda richiesta di dibattere in Aula una questione ancora tutta da chiarire e che nessuno, al di fuori degli organi inquirenti, può affrontare al di fuori delle sedi preposte. Insomma, tutti gli indagati avrebbero dovuto subire una sorta di pubblico processo – aggiunge Caminiti – sottoponendosi ovviamente ad una sfilza di domande su fatti di esclusiva pertienenza della magistratura. Come dire, l’opposizione consiliare che si sostituisce al giudice. Roba da Medioevo. Assurdo!”.
La minoranza, seppur informalmente, aveva chiesto la convocazione urgente dell’assemblea per avviare un dibattito in aula in seguito all’intervento della magistratura. Caminiti, però, non ha ritenuto opportuno dar seguito alla richiesta in quanto c’è da rispettare anche il segreto istruttorio.
«Lo spirito della nostra richiesta – hanno controreplicato attraverso una nota i consiglieri di opposizione – è stato travisato in quanto non è assolutamente nostra intenzione andare contro la legge. Ci siamo fatti semplicemente ambasciatori di un sentimento diffuso in paese».
I consiglieri di minoranza sostengono che in virtù di quanto accaduto il primo cittadino Lorenzo Grasso «ovviamente in presunzione di non colpevolezza si sarebbe dovuto dimettere o quantomeno avrebbe dovuto intervenire in Consiglio comunale fornendo tutte le spiegazioni politiche in merito alla vicenda».
 
 
 
       
 
 
 
 
 
     
 
 Umberto Gaberscek
Alì TERME
I consiglieri di minoranza, probabilmente un po’ frettolosamente, come sostengono gli osservatori neutrali, hanno chiesto le dimissioni del sindaco Lorenzo Grasso sulla vicenda dell’area artigianale che è stata attenzionata dalla magistratura che ultimamente aveva indagato con l’accusa di abuso d’ufficio lo stesso Grasso, i componenti della Commissione edilizia e alcuni funzionari del Comune.
«Non solo – sbotta il sindaco Grasso – pretendevano processarmi nell’aula consiliare ancor prima della pronuncia del magistrato inquirente che ancora sta valutando le carte e sottoponendo ad interrogatori gli indagati che hanno dato il consenso alla costruzione di un capannone realizzato nella zona artigianale. Insomma, i miei opppositori non si sono smentiti e hanno tentato ancora una volta la farsa su un argomento delicato che, secondo me, andava a violare i principi sacrosanti sanciti dalla legge che fino a prova contraria nessuno è colpevole».
Lo sfogo di Lorenzo Grasso è in risposta ai consiglieri del gruppo di minoranza “Alì Terme futura” (Carmelo Todaro, Francesco Gregorio, Mariella Basile, Teresa Vittiglio, Emanuele Briguglio) che avevano sollecitato una riunione straordinaria del consiglio comunale sulla stostia della di una concessione edilizia rilasciata ad un imprenditore locale del settore dolciario su un terreno ricadente in contrada ‘Saitta”, lungo il torrente Alì, sottoposto a vincolo da Rfi (Rete ferroviaria italiana) che in quel posto ha individuato il nuovo tracciato del doppio binario Giampilieri-Fiumefreddo.
Anche il presidente del civico consesso, Pietro Caminiti, condivide appieno la posizione di Grasso:
«Probabilmente la minoranza – sostiene Caminiti – ha le idee molto confuse, altrimenti non si spiega l’immotivata e assurda richiesta di dibattere in Aula una questione ancora tutta da chiarire e che nessuno, al di fuori degli organi inquirenti, può affrontare al di fuori delle sedi preposte. Insomma, tutti gli indagati avrebbero dovuto subire una sorta di pubblico processo – aggiunge Caminiti – sottoponendosi ovviamente ad una sfilza di domande su fatti di esclusiva pertienenza della magistratura. Come dire, l’opposizione consiliare che si sostituisce al giudice. Roba da Medioevo. Assurdo!”.
La minoranza, seppur informalmente, aveva chiesto la convocazione urgente dell’assemblea per avviare un dibattito in aula in seguito all’intervento della magistratura. Caminiti, però, non ha ritenuto opportuno dar seguito alla richiesta in quanto c’è da rispettare anche il segreto istruttorio.
«Lo spirito della nostra richiesta – hanno controreplicato attraverso una nota i consiglieri di opposizione – è stato travisato in quanto non è assolutamente nostra intenzione andare contro la legge. Ci siamo fatti semplicemente ambasciatori di un sentimento diffuso in paese».
I consiglieri di minoranza sostengono che in virtù di quanto accaduto il primo cittadino Lorenzo Grasso «ovviamente in presunzione di non colpevolezza si sarebbe dovuto dimettere o quantomeno avrebbe dovuto intervenire in Consiglio comunale fornendo tutte le spiegazioni politiche in merito alla vicenda».
 
 
 
       
 
 
 
 
 Umberto Gaberscek
Alì TERME
I consiglieri di minoranza, probabilmente un po’ frettolosamente, come sostengono gli osservatori neutrali, hanno chiesto le dimissioni del sindaco Lorenzo Grasso sulla vicenda dell’area artigianale che è stata attenzionata dalla magistratura che ultimamente aveva indagato con l’accusa di abuso d’ufficio lo stesso Grasso, i componenti della Commissione edilizia e alcuni funzionari del Comune.
«Non solo – sbotta il sindaco Grasso – pretendevano processarmi nell’aula consiliare ancor prima della pronuncia del magistrato inquirente che ancora sta valutando le carte e sottoponendo ad interrogatori gli indagati che hanno dato il consenso alla costruzione di un capannone realizzato nella zona artigianale. Insomma, i miei opppositori non si sono smentiti e hanno tentato ancora una volta la farsa su un argomento delicato che, secondo me, andava a violare i principi sacrosanti sanciti dalla legge che fino a prova contraria nessuno è colpevole».
Lo sfogo di Lorenzo Grasso è in risposta ai consiglieri del gruppo di minoranza “Alì Terme futura” (Carmelo Todaro, Francesco Gregorio, Mariella Basile, Teresa Vittiglio, Emanuele Briguglio) che avevano sollecitato una riunione straordinaria del consiglio comunale sulla stostia della di una concessione edilizia rilasciata ad un imprenditore locale del settore dolciario su un terreno ricadente in contrada ‘Saitta”, lungo il torrente Alì, sottoposto a vincolo da Rfi (Rete ferroviaria italiana) che in quel posto ha individuato il nuovo tracciato del doppio binario Giampilieri-Fiumefreddo.
Anche il presidente del civico consesso, Pietro Caminiti, condivide appieno la posizione di Grasso:
«Probabilmente la minoranza – sostiene Caminiti – ha le idee molto confuse, altrimenti non si spiega l’immotivata e assurda richiesta di dibattere in Aula una questione ancora tutta da chiarire e che nessuno, al di fuori degli organi inquirenti, può affrontare al di fuori delle sedi preposte. Insomma, tutti gli indagati avrebbero dovuto subire una sorta di pubblico processo – aggiunge Caminiti – sottoponendosi ovviamente ad una sfilza di domande su fatti di esclusiva pertienenza della magistratura. Come dire, l’opposizione consiliare che si sostituisce al giudice. Roba da Medioevo. Assurdo!”.
La minoranza, seppur informalmente, aveva chiesto la convocazione urgente dell’assemblea per avviare un dibattito in aula in seguito all’intervento della magistratura. Caminiti, però, non ha ritenuto opportuno dar seguito alla richiesta in quanto c’è da rispettare anche il segreto istruttorio.
«Lo spirito della nostra richiesta – hanno controreplicato attraverso una nota i consiglieri di opposizione – è stato travisato in quanto non è assolutamente nostra intenzione andare contro la legge. Ci siamo fatti semplicemente ambasciatori di un sentimento diffuso in paese».
I consiglieri di minoranza sostengono che in virtù di quanto accaduto il primo cittadino Lorenzo Grasso «ovviamente in presunzione di non colpevolezza si sarebbe dovuto dimettere o quantomeno avrebbe dovuto intervenire in Consiglio comunale fornendo tutte le spiegazioni politiche in merito alla vicenda».
 
 
 
       
 
 
 
 
 
     
 Umberto Gaberscek
Alì TERME
I consiglieri di minoranza, probabilmente un po’ frettolosamente, come sostengono gli osservatori neutrali, hanno chiesto le dimissioni del sindaco Lorenzo Grasso sulla vicenda dell’area artigianale che è stata attenzionata dalla magistratura che ultimamente aveva indagato con l’accusa di abuso d’ufficio lo stesso Grasso, i componenti della Commissione edilizia e alcuni funzionari del Comune.
«Non solo – sbotta il sindaco Grasso – pretendevano processarmi nell’aula consiliare ancor prima della pronuncia del magistrato inquirente che ancora sta valutando le carte e sottoponendo ad interrogatori gli indagati che hanno dato il consenso alla costruzione di un capannone realizzato nella zona artigianale. Insomma, i miei opppositori non si sono smentiti e hanno tentato ancora una volta la farsa su un argomento delicato che, secondo me, andava a violare i principi sacrosanti sanciti dalla legge che fino a prova contraria nessuno è colpevole».
Lo sfogo di Lorenzo Grasso è in risposta ai consiglieri del gruppo di minoranza “Alì Terme futura” (Carmelo Todaro, Francesco Gregorio, Mariella Basile, Teresa Vittiglio, Emanuele Briguglio) che avevano sollecitato una riunione straordinaria del consiglio comunale sulla stostia della di una concessione edilizia rilasciata ad un imprenditore locale del settore dolciario su un terreno ricadente in contrada ‘Saitta”, lungo il torrente Alì, sottoposto a vincolo da Rfi (Rete ferroviaria italiana) che in quel posto ha individuato il nuovo tracciato del doppio binario Giampilieri-Fiumefreddo.
Anche il presidente del civico consesso, Pietro Caminiti, condivide appieno la posizione di Grasso:
«Probabilmente la minoranza – sostiene Caminiti – ha le idee molto confuse, altrimenti non si spiega l’immotivata e assurda richiesta di dibattere in Aula una questione ancora tutta da chiarire e che nessuno, al di fuori degli organi inquirenti, può affrontare al di fuori delle sedi preposte. Insomma, tutti gli indagati avrebbero dovuto subire una sorta di pubblico processo – aggiunge Caminiti – sottoponendosi ovviamente ad una sfilza di domande su fatti di esclusiva pertienenza della magistratura. Come dire, l’opposizione consiliare che si sostituisce al giudice. Roba da Medioevo. Assurdo!”.
La minoranza, seppur informalmente, aveva chiesto la convocazione urgente dell’assemblea per avviare un dibattito in aula in seguito all’intervento della magistratura. Caminiti, però, non ha ritenuto opportuno dar seguito alla richiesta in quanto c’è da rispettare anche il segreto istruttorio.
«Lo spirito della nostra richiesta – hanno controreplicato attraverso una nota i consiglieri di opposizione – è stato travisato in quanto non è assolutamente nostra intenzione andare contro la legge. Ci siamo fatti semplicemente ambasciatori di un sentimento diffuso in paese».
I consiglieri di minoranza sostengono che in virtù di quanto accaduto il primo cittadino Lorenzo Grasso «ovviamente in presunzione di non colpevolezza si sarebbe dovuto dimettere o quantomeno avrebbe dovuto intervenire in Consiglio comunale fornendo tutte le spiegazioni politiche in merito alla vicenda».
 
 
  
        
 
 
 
Alì TERME – I consiglieri di minoranza, probabilmente un po’ frettolosamente, come sostengono gli osservatori neutrali, hanno chiesto le dimissioni del sindaco Lorenzo Grasso sulla vicenda dell’area artigianale che è stata attenzionata dalla magistratura che ultimamente aveva indagato con l’accusa di abuso d’ufficio lo stesso Grasso, i componenti della Commissione edilizia e alcuni funzionari del Comune.
«Non solo – sbotta il sindaco Grasso – pretendevano processarmi nell’aula consiliare ancor prima della pronuncia del magistrato inquirente che ancora sta valutando le carte e sottoponendo ad interrogatori gli indagati che hanno dato il consenso alla costruzione di un capannone realizzato nella zona artigianale. Insomma, i miei opppositori non si sono smentiti e hanno tentato ancora una volta la farsa su un argomento delicato che, secondo me, andava a violare i principi sacrosanti sanciti dalla legge che fino a prova contraria nessuno è colpevole».
Lo sfogo di Lorenzo Grasso è in risposta ai consiglieri del gruppo di minoranza “Alì Terme futura” (Carmelo Todaro, Francesco Gregorio, Mariella Basile, Teresa Vittiglio, Emanuele Briguglio) che avevano sollecitato una riunione straordinaria del consiglio comunale sulla stostia della di una concessione edilizia rilasciata ad un imprenditore locale del settore dolciario su un terreno ricadente in contrada ‘Saitta”, lungo il torrente Alì, sottoposto a vincolo da Rfi (Rete ferroviaria italiana) che in quel posto ha individuato il nuovo tracciato del doppio binario Giampilieri-Fiumefreddo.
Anche il presidente del civico consesso, Pietro Caminiti, condivide appieno la posizione di Grasso:
«Probabilmente la minoranza – sostiene Caminiti – ha le idee molto confuse, altrimenti non si spiega l’immotivata e assurda richiesta di dibattere in Aula una questione ancora tutta da chiarire e che nessuno, al di fuori degli organi inquirenti, può affrontare al di fuori delle sedi preposte. Insomma, tutti gli indagati avrebbero dovuto subire una sorta di pubblico processo – aggiunge Caminiti – sottoponendosi ovviamente ad una sfilza di domande su fatti di esclusiva pertienenza della magistratura. Come dire, l’opposizione consiliare che si sostituisce al giudice. Roba da Medioevo. Assurdo!”.
La minoranza, seppur informalmente, aveva chiesto la convocazione urgente dell’assemblea per avviare un dibattito in aula in seguito all’intervento della magistratura. Caminiti, però, non ha ritenuto opportuno dar seguito alla richiesta in quanto c’è da rispettare anche il segreto istruttorio.
«Lo spirito della nostra richiesta – hanno controreplicato attraverso una nota i consiglieri di opposizione – è stato travisato in quanto non è assolutamente nostra intenzione andare contro la legge. Ci siamo fatti semplicemente ambasciatori di un sentimento diffuso in paese».
I consiglieri di minoranza sostengono che in virtù di quanto accaduto il primo cittadino Lorenzo Grasso «ovviamente in presunzione di non colpevolezza si sarebbe dovuto dimettere o quantomeno avrebbe dovuto intervenire in Consiglio comunale fornendo tutte le spiegazioni politiche in merito alla vicenda».
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 

     
 
 
 
 
 

 
 
 

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