Giustizia è fatta! Esce dal carcere uno degli assassini della 17enne Graziella Campagna. ”Premiato” con gli arresti domiciliari Gerlando Alberti jr

Il provvedimento coincide con l’anniversario del brutale assassinio della ragazzina: 12 dicembre 1985

MESSINA – Scarcerato dal Tribunale di sorveglianza di Bologna il trafficante di droga palermitano Gerlando Alberti junior, 71 anni. Alberti stava scontando l’ergastolo per aver assassinato assieme a Giovanni Sutera il 12 dicembre ’85 in provincia di Messina, la 17enne Graziella Campagna. La stiratrice, sorella di un carabiniere, venne rapita alla fermata dell’autobus e ammazzata con cinque colpi di lupara a Forte Campone, nel bosco di Musolino, perchè era venuta involantariamente in possesso di un’agendina dimenticata in un capo di vestiario portato da Gerlando Alberti junior nella lavanderia dove lavorava la ragazza. L’agendina poteva compromettere la latitanza dei due mafiosi nel Messinese. La motivazione Gerlando Alberti jr. – secondo quanto reso noto dal suo legale Antonello Scordo – ha beneficiato degli arresti domiciliari avendo giuridicamente scontato un lunghissimo periodo di detenzione per l’omicidio di Graziella Campagna. La condanna per il delitto – ha spiegato il legale – è diventata definitiva nel 2008 con la pronuncia della Cassazione. Subito dopo è stato emesso l’ordine di esecuzione della pena e l’uomo (che era stato scarcerato dopo il processo di primo grado perchè la sentenza non era stata depositata nei termini stabiliti) è stato incarcerato. Il legale di Alberti ha quindi proposto incidente di esecuzione davanti alla Procura Generale di Messina, chiedendo ed ottenendo, in base al principio del «cumulo giuridico», che l’inizio dell’esecuzione della pena fosse fissato al marzo 1987, quando Alberti jr. era stato arrestato per altri reati.
Giuridicamente, dunque, Alberti jr. ha scontato per l’omicidio di Graziella Campagna oltre 22 anni di reclusione. Tenuto conto anche degli sconti (45 giorni per ogni anno di detenzione) previsti dall’ordinamento penitenziario, l’omicida ha potuto beneficiare della detenzione domiciliare. E’ probabile, tuttavia – ha rilevato il legale di Alberti jr. – che sulla decisione del giudice della sorveglianza abbiano avuto rilievo anche l’età dell’imputato e le sue precarie condizioni di salute.
Proprio oggi, a Saponara, si è svolto l’incontro per ricordare Graziella Campagna, a 24 anni dal suo omicidio. “In questo momento particolare in cui vengono additati giudici e magistrati – ha detto il sindaco di Saponara – non è una bella immagine che stiamo dando del nostro sistema giudiziario”. All’iniziativa ha aderito anche Beppe Fiorello che dice di non voler “mischiare il ricordo con una decisione azzardata”. L’attore ha vestito i panni di uno dei fratelli di Graziella nel film tv ‘Una vita rubata’ che andò in onda nel marzo del 2008 dopo una serie di rinvii: doveva essere trasmesso a novembre del 2007 e poi nel febbraio successivo, ma in contemporanea si stava celebrando il processo per l’omicidio. “La vicenda preferisco non commentarla – ha detto Beppe Fiorello – sono a Saponara per ricordare Graziella in maniera positiva. Non voglio mischiare la giornata di domani, che è di ricordo e di memoria, con una decisione azzardata”. Per il fratello di Graziella Campagna, Pasquale, la decisione del magistrato ”offende la dignità di mia sorella, della nostra famiglia e di tutti gli italiani”.
Graziella Campagna aveva diciassette anni quando fu ammazzata a Forte Campone, località sopra Messina. Era nata il 3 luglio del 1968 e faceva la stiratrice nella lavanderia la “Regina”, a Villafranca Tirrena. Guadagnava 150mila lire al mese, al nero, e così aiutava la famiglia: padre, madre e 7 fra fratelli e sorelle. La sera del 12 dicembre del 1985, intorno alle 20, mentre aspettava l’autobus che l’avrebbe riportata a casa, a Saponara, fu caricata sopra un’auto e portata a Forte Campone. Un viaggio di pochi chilometri sotto la pioggia, lungo una strada sterrata e piena di buche ma lontana dalle luci del paese. Su quel prato, con i suoi stivaletti piantati nel fango le spararono, frontalmente, a una distanza inferiore a due metri, cinque colpi di fucile a canne mozza. I pallettoni colpirono il braccio con il quale tentò di ripararsi, il viso, lo stomaco, la spalla. Quando era già a terra la finirono con un ultimo colpo alle testa, e il proiettile uscì dal cranio e si piantò nel fango.
Graziella aveva indosso un giubbotto rosso, una maglia a righe, un paio di pantaloni neri e gli stivaletti. Aveva con sé una borsetta che non è più stata ritrovata. Fu un’esecuzione e nessuno sa perché quel delitto fu tanto bestiale, quali furono le domande alle quali la sottoposero, quanto durò quell’agonia.
Il cadavere di Graziella fu ritrovato due giorni dopo. Un giovane medico con la famiglia scoprì il corpo durante una passeggiata. Erano le quattro del pomeriggio quando, insieme con la polizia arrivò Piero Campagna, il fratello carabiniere che fece il riconoscimento. Graziella era distesa su un fianco con le braccia raccolte al petto. Il suo orologio giallo era fermo alle 9 e 12, l’ora della morte. Il medico legale accertò che Graziella Campagna non era stata violentata né picchiata, non aveva bevuto né ingerito nessun tipo di sostanza: era lucida e cosciente.
Graziella Campagna, qualche giorno prima della sua esecuzione, aveva tirato fuori un’agendina dalla camicia sporca che Gerlando Alberti jr. le aveva consegnato in lavanderia. Per lei, quell’uomo che frequentava spesso la lavanderia era un ingegnere Per lei, per i suoi 17 anni, quella era solo una camicia da lavare e da controllare prima di essere messa in lavatrice. Dentro l’agendina e così tra le mani di Graziella passarono i segreti che nessuno doveva sapere.

 

 

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