Alì Terme. Capannone artigianale in area Fs, nove indagati per abuso

ALI’ TERME – Nove avvisi di garanzia per un capannone realizzato nella zona artigianale di contrada Saitta da un imprenditore che aveva ottenuto regolare concessione il 28 febbraio 2007. Nel provvedimento emesso ieri mattina dal sostituto procuratore della Repubblica, Franco Chillemi, sono indagati, a vario titolo, con l’ipotesi di abuso d’ufficio in concorso, il sindaco di Alì Terme, Lorenzo Grasso, 51 anni (in carica da sei anni e mezzo); i fratelli Aldo Barbera, 49 anni, capo ufficio dell’area tecnica del Comune e Filippo Barbera, 54 anni, funzionario tecnico e responsabile del procedimento; Antonietta Palmina Lombardo, 56 anni, funzionario amministrativo e responsabile dello Sportello unico e i componenti della Commissione edilizia Biagio Giovanni Camillen, 59 anni, ingegnere, di Nizza Sicilia: Antonio Micalizzi, 49 anni, architetto, Alì Terme; Concetta Muzio, 39 anni, architetto, Alì Terme; Fabio Favaloro, 33 anni, geometra, Alì Terme; Maria Azzurra Micalizzi, 37 anni, avvocato, residente a Catania. La vicenda risale all’inverno del 2007, quando venne presentato un esposto alla magistratura e ai carabinieri della locale caserma, con il quale veniva evidenziato che nell’area artigianale di contrada Saitta, sulla sponda sinistra del torrente Alì, era stato realizzato un grande capannone adibito alla lavorazione di dolciumi. Nella denuncia veniva evidenziata la disparità di trattamento che, invece, sarebbe stato riservato da sindaco, capi area e Commissione edilizia, ad un altro acquirente di un lotto nella stessa zona, a cui era stata negata l’autorizzazione a costruire un capannone con la motivazione che quell’area era vincolata da Rete ferroviaria italiana. Su quel terreno, infatti, esiste un progetto delle Ferrovie per la realizzazione del doppio binario Giampilieri-Fiumefreddo. Un diniego che, però, per il ricorrente, era apparso palesemente in contrasto con quanto in precedenza stabilito dal Comune, che aveva autorizzato, invece, la realizzazione della struttura per l’industria dolciaria.
Il sostituto procuratore Chillemi incaricò i carabinieri di Alì Terme di approfondire le indagini, che furono svolte dal maresciallo Salvatore Garufi. Il sottufficiale dell’Arma per diversi mesi eseguì minuziosi accertamenti e fotocopiò tutti gli atti amministrativi relativi al rilascio della concessione edilizia, che aveva consentito all’imprenditore di costruire l’azienda, che ricade in buona parte nella zona vincolata da Rfi, dove è previsto un ponte ferroviario per superare la vallata in cui scorre la fiumara di Alì. Il voluminoso dossier così finì sul tavolo del sostituto procuratore Chillemi che ha emesso i nove avvisi di garanzia, ipotizzando il reato di abuso d’ufficio per i responsabili degli uffici comunali coinvolti e dei componenti la Commissione edilizia che hanno dato il loro assenso al progetto.
Da quanto è dato sapere, il sindaco Lorenzo Grasso avrebbe sostenuto che il capannone adesso attenzionato dalla magistratura fu regolarmente autorizzato perché a quel tempo, il 28 febbraio 2007, al Comune non era arrivata nessuna comunicazione da Rfi con la quale si informava che l’area di Saitta era sottoposta a vincolo. Solo successivamente, esattamente due mesi dopo, avrebbe aggiunto il sindaco, venne trovata la lettera delle Ferrovie, che era stata smarrita tra altre carte degli uffici. Dopo il ritrovamento della nota, gli amministratori si videro costretti a negare l’autorizzazione a tutti gli altri proprietari dei lotti della zona artigianale, tra cui l’autore dell’esposto. Per sbrogliare la matassa, comunque, bisognerà aspettare che la vicenda sia discussa nelle aule dei tribunali.

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