Messina. I carabinieri sequestrano beni per un milione di euro frutto di attività mafiosa

MESSINA – Nell’ambito delle attività finalizzate alla scoperta di patrimoni acquisiti illecitamente dalla criminalità organizzata, i carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto hanno dato oggi esecuzione ad un provvedimento di sequestro di beni riconducibili all’allevatore Tindaro Calabrese, 37 anni, originario di Novara di Sicilia, attualmenteo detenuto in quanto ritenuto elemento di spicco del gruppo mafioso dei “mazzarroti”, gravitante nell’area di Mazzarrà Sant’Andreae riconducibile alla famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto Il provvedimento di sequestro è stato emesso, in applicazione della normativa antimafia, dalla prima sezione penale del Tribunale di Messina, a seguito di proposta avanzata dal sostituto Procuratore della Repubblica del capoluogo peloritano. Giuseppe Verzera sulla base di una segnalazione del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto.
Le attività dell’Arma, che si sono concluse nella serata di oggi, hanno consentito di sottoporre a sequestro dei beni, il cui valore supera il milione di euro, consistenti in:
 un’impresa individuale sita in Novara di Sicilia, per l’allevamento di ovini e caprini, e per la produzione di latte  e dei suoi derivati;
 un’azienda di allevamento di bovini, ovini e caprini, sita in Novara di Sicilia (ME), comprendente capi bovini, ovini e caprini, nonché altri beni strumentali comunque destinati all’esercizio d’impresa;
 n. 80 capi bovini, n. 600 ovini e n. 900 caprini;
 un appartamento nel Comune di Mazzarrà Sant’Andrea (ME), via Mulino s.n.;
due autovetture, di cui una Smart ed una Fiat Punto;
 alcuni conti correnti postali e bancari, depositi, libretti postali e buoni fruttiferi, per circa 40 mila euro complessivi.
La segnalazione dei carabinieri per la proposta di emissione della misura di prevenzione patrimoniale trae origine dall’ordinanza di applicazione di misura cautelare in carcere emessa l’8 aprile 2008, nell’ambito del procedimento penale relativo alla operazione di polizia denominata “Vivaio”, condotta dai carabinieri del Ros di Messina. Nel corso di quella operazione, infatti, il Tindaro Calabrese era stato tratto in arresto assieme ad altre 11 persone ritenute, a vario titolo, responsabili di associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata alle estorsioni ed altro. Calabrese, attualmente sottoposto al regime  del carcere duro cui previsto dall’articolo 41 bis, è stato recentemente rinviato a giudizio nell’ambito del procedimento “Vivaio” per associazione mafiosa e per concorso in estorsione. Gli accertamenti espletati dai Carabinieri della Compagnia di Barcelllona Pozzo di Gotto presso gli uffici competenti, hanno permesso di rilevare che l’attuale disponibilità patrimoniale di Tindaro Calabrese non trova giustificazione nei redditi dichiarati e, pertanto, è da ricollegare alle illecite attività condotte dall’uomo.

 

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