Alì. Statuto dell’Unione, fumata nera in Consiglio

ALÌ. Fumata nera ieri sera in Consiglio comunale sull’approvazione dello Statuto dell’Unione dei Comuni “Valle del Nisi”. Dopo un aspro dibattito la votazione si è conclusa con 6 voti favorevoli e 4 contrari. Per approvare in prima battuta l’argomento sarebbero stati necessari 8 voti. Nel caso vi fossero stati 7 voti favorevoli, invece, sarebbero servite altre due votazioni entro l’arco di un mese dalla prima. E invece la votazione di ieri sera, di fatto, è stata nulla. Assieme all’opposizione ha votato il presidente del Consiglio Pietro Fiumara, che pur ribadendo la sua posizione favorevole rispetto alla costituzione dell’Unione del Nisi, ha espresso serie perplessità sull’attuale proposta di Statuto, scontrandosi più volte con il sindaco Carmelo Satta, presente in aula. Sulle posizioni di Fiumara anche il gruppo di minoranza, che ha chiesto a gran voce, attraverso il capogruppo Filippo Pantò, l’approvazione di alcuni emendamenti. Fiumara e l’opposizione, sostanzialmente, convergono su tre punti: che sia il Consiglio dell’Unione ad individuare in un secondo momento l’area strategica e che questa non sia già prevista nella Statuto; che i Comuni aderenti abbiamo la possibilità di recedere dall’Unione dopo 2-3 anni e non dopo i 5 attualmente previsti; che la dotazione finanziaria richiesta ad ogni Comuni sia inferiore a quella attuale, ritenuta eccessiva. Se non si aprirà un fronte di trattativa su questi temi difficilmente il Consiglio di Alì approverà lo Statuto, anche perché il presidente Fiumara appare deciso a rimanere sulla sua posizione. Nella seduta di ieri sera era assente il consigliere di minoranza, Daniele Roma, mentre Filippo Pantò ha lasciato la seduta “per impegni personali” prima della votazione. Pantò ha comunque invitato le parti ad un confronto per cercare di superare lo stato di impasse. “Ho chiesto – ci ha detto – una riunione con il sindaco, il presidente del Consiglio e il capogruppo di maggioranza, Pasquale Rosani. Occorre trovare un accordo, anche se non siamo disposti a cedere – ha ribadito Pantò – sulle nostre proposte di emendamento”.

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