Taormina. Casinò, da Roma nuovo stop alla riapertura

TAORMINA – «Il casinò più al sud d’Italia rimane quello di S. Remo». E’ questo il commento del sindaco, Mauro Passalacqua, alla notizia che le Commissioni riunite, Bilancio e Finanze della Camera hanno dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati dagli onorevoli Commercio, Lo Monte, Belcastro, Iannaccone, Latteri, Lombardo, Milo, Sardelli, tutti appartenenti al Movimento per l’autonomia, al decreto legge “provvedimenti anticrisi” nei quali si chiedeva, appunto, la riapertura del casinò di Taormina. «Ci si deve rendere conto – ha detto Passalacqua – che questo è, probabilmente, il risultato di una classe politica che a Taormina si dimostra amica della città, mentre a Roma non fa altrettanto». Rammarico, dunque, per l’ennesimo stop di un emendamento articolato, che pensava a tutto il sud, visto che si chiedeva l’apertura di una casa da gioco in regioni come Campania, Puglia e Calabria. E nel frattempo nel nord Italia si stanno inaugurando le famose “gaming hall”, quelle che in alcuni ambienti imprenditoriali locali sono considerate la “peste bubbonica” del gioco. Altre località, invece, forse anche furbescamente, ma probabilmente con lungimiranza, stanno accogliendo slot machine e giochi su internet per non scontrarsi contro il fronte del “no”, allo scopo di sopperire ad una mancanza che ormai è diventata realmente assurda.
Com’è incomprensibile che, per esempio, a Malta si gioca tranquillamente anche in euro. In sostanza Taormina è sgomenta e difficile appare una soluzione prossima anche se forse l’Mpa farà sentire le sue ragioni presto. D’altra parte era stato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a non mettere veti sulla realizzazione della casa da gioco taorminese. Adesso, però, sembra proprio che i fatti non corrispondano a quanto dichiarato. In effetti, la casa da gioco della “Perla” era stata anche indicata quale punto di forza del Mpa al suo congresso nazionale.

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