In vendita i caselli ferroviari dell’Alcantara-Randazzo

                   Giuseppe Monaco
TAORMINA – Le ferrovie dello Stato hanno messo in vendita alcuni dei caselli della tratta in disuso Alcantara-Randazzo da oltre un decennio. Si tratta di stabili che una volta erano adibiti ad alloggi per il personale od a spazi per l’attesa e la sosta per i viaggiatori. Le strutture saranno messe all’asta nel prossimo maggio e pare a prezzi molto contenuti, tali da poter destare l’interesse di molti o gli appetiti di operatori che potrebbero fiutare un vero e proprio affare. I caselli, infatti, si trovano tutti in pieno Parco dell’Alcantara ed in altre zone protette, circondate da una natura rigogliosa e da panorami ineguagliabili. La notizia è stata resa nota dai vertici delle ferrovie.
Immediata la reazione dei dirigenti dei parchi e di alcune delle amministrazioni comunali interessate. Protestano perché il progetto delle ferrovie appare in netto contrasto con  le proposte di recupero della linea ferrata che solo sabato scorso erano state pubblicizzate con grande clamore mediatico. La Ferrovia Circumetnea e l’Ente Parco Fluviale dell’Alcantara, la settimana scorsa, hanno ufficializzato la stipula di un’intesa per la redazione di un progetto di recupero del vecchio tracciato ferroviario che oggi, perché ritenuto improduttivo, un vero ramo secco delle ferrovie, versa in totale stato di degrado e d’abbandono. Le Fs lo hanno lasciato deperire, grazie anche al disinteresse della Regione Siciliana, privando, così, le popolazioni locali di un mezzo di trasporto e di uno strumento per la valorizzazione del turismo locale. Adesso l’ente ferroviario ha deciso di svendere caselli e case che fanno parte integrante della tratta. Secondo quanto previsto dal progetto: “Occorre –aveva dichiarato Gaetano Tafuri, commissario governativo per la Circumetnea- un sistema che permetta di coniugare efficienze e sostenibilità, coinvolgendo comuni e province interessati. S’intende –aveva aggiunto- restituire alla popolazione un diritto che le è stato tolto”. Dopo la pubblicazione dell’iniziativa delle ferrovie, Tafuri è stato costretto a rivedere le proprie posizioni. “Vendere le strutture edili vuol dire –ha precisato- privare la tratta di una parte essenziale del suo patrimonio. In questa maniera non sarebbe più attuabile il progetto per il recupero dell’Alcantara-Randazzo”. Sulle stesse posizioni il commissario dell’Ente Parco Fluviale dell’Alcantara, Giuseppe Castellana che, al momento di presentare il progetto per far ritornare a far funzionare la tratta ferroviaria, aveva dichiarato: “Il territorio del Parco, si avvia verso una nuova fase operativa per il rilancio turistico attraverso la mobilità e la riappropriazione dell’identità cultura di un mezzo di trasporto”. Castellana, con le sue dichiarazioni, faceva riferimento ad una ritrovata sinergia tra Parco, Ferrovia Circumetnea ed enti locali. Ad un progetto di recupero studiato per “attrarre nuovi flussi turistici che guardano con interesse alle bellezze naturali da fruire anche sfruttando i bici tour, i percorsi per mountain bike, l’ippica, i sentieri attrezzati, le aree protette ed attrezzate per i diversamente abili”. Se il programma delle Ferrovie Italiane sarà attuato, i progetti del Parco e della Circumetnea potranno essere definitivamente abbandonati. Nelle campagne della valle dell’Alcantara, resteranno solo le rotaie, veri e propri ferri vecchi, a testimoniare la situazione che fu e l’aborto di un progetto di recupero e valorizzazione. Per Castellana, invece, occorre: “Non farsi scappare il treno dello sviluppo che è quello della tratta dell’Alcantara che sarebbe in grado di collegare, come un grande ponte fisico ed ideale, il flusso turistico di Taormina e Giardini Naxos all’alta valle del fiume ed al comprensorio dei Nebrodi”. Dichiarazioni, parole che resteranno scritte nelle nuvole?

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