Taormina. Apertura casinò, ”Berlusconi pensaci tu”

TAORMINA – “Signor Presidente, affido a Lei ed all’amore che ha sempre dimostrato non solo per la nostra Isola ma anche per la nostra e sua Taormina, il sogno dei miei cittadini di vedere riaffermato un diritto che, inopinatamente, ci è stato sottratto e di cui Lei saprà farsi garante e certo risolutore”. Si conclude con questa frase, che può apparire come una vera e propria “supplica”, la lettera che il sindaco, Mauro Passalacqua, ha fatto recapitare al presidente del Consiglio. Pare proprio, quindi, che l’amministrazione comunale abbia maturato la convinzione che il casinò di Taormina possa essere riaperto grazie, quasi esclusivamente, ad un atto di volontà ed alle decisione del premier Silvio Berlusconi. In questo senso può essere letto anche il primo capoverso della lettera di Passalcqua a Berlusconi. Il sindaco,  dice al premier: “Taormina mette nelle sue mani la possibilità di vedere finalmente esaudita la sua antica aspirazione di tornare ad essere sede di una casa da gioco intesa come strumento di propulsione turistica e cultuale”.
La missiva, è stata allegata al dossier –una ricostruzione della vicenda casinò di Taormina ed una raccolta di sentenze favorevoli- che il presidente della regione, Raffaele Lombardo, e Passalacqua hanno “confezionato” proprio per perorare la causa della casa da gioco a seguito delle dichiarazioni del capo del Governo a favore di Taormina e delle sue aspirazioni. “Ora aspettiamo –dice il sindaco- delle risposte. Intanto abbiamo incassato una serie di si, si può fare. Di questo parere è anche il presidente del Senato, Schifani”. A questo punto, come già rilevato in una precedente nota, ai taorminesi non resta che credere alle dichiarazioni ed alle promesse di politici che occupano posizioni di prestigio nelle massime istituzioni nazionali e regionali. Tutti hanno detto: “si può fare”.
Passalacqua, nella sua lettera a Berlusconi, sottoscrive che: “Le aspettative taorminesi sono per un casinò capace di programmare manifestazioni di alto livello e di riscontro internazionale oltre che di sostegno economico e finanziario per la vita della città e dell’hinterland del suo naturale comprensorio”. Il sindaco, inoltre, sottolinea che: “Taormina chiede la riapertura della “sua” casa da gioco intesa come strumento di valorizzazione del suo flusso turistico internazionale, come centro di propulsione e di programmazione artistica e culturale e, non ultimo, come fonte di lavoro per varie centinaia di persone e, infine, ma non ultimo, come freno dell’esodo di tanti turisti verso i casinò della vicina Malta e della Spagna”.
Per certi aspetti, dunque, l’opzione casinò potrebbe essere sostituita con il varo di disposizioni e di provvedimenti di finanziamento a favore di Taormina Arte, struttura capace, se opportunamente finanziata, di produrre spettacoli e manifestazioni di grande levatura internazionale ed artistica. Chiaramente, però, per l’immaginazione popolare, per gli imprenditori e per l’amministrazione comunale, il casinò è tutta un’altra cosa. E’ da considerare un’attrazione turistica oltre che un centro di produzione di spettacoli e di eventi culturali. In più, secondo Passalacqua, l’apertura di un casinò determinerebbe la creazione di circa 250 nuovi posti di lavoro. La casa da gioco, secondo l’amministrazione comunale: “Date le condizioni economiche attuali che incidono gravemente sulla vita della città, potrebbe contribuire a contrastare l’agguerrita concorrenza dei paesi del Mediterraneo funzionano lussuose ed attrezzate case da gioco e dove i prezzi dei servizi turistici risultano sostanzialmente inferiori”.
Il casinò, pertanto, è inteso quasi come un toccasana per buona parte dei problemi che riguardano l’industria turistica di Taormina e di buona parte della provincia di Messina.

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