TAORMINA E LA SICILIA IGNORANO CULTURA E STORIA

TAORMINA – Taormina non riesce a far “fruttare” il suo patrimonio artistico e culturale. Ma non è sola. E’ l’intera Sicilia a non mettere a frutto tutti quelli che sono i suoi tesori, resti di una storia millenaria che ha visto nell’isola la presenza di popoli di diversa estrazione e di diversa cultura.  Secondo una recentissima inchiesta, basterebbe saper promuovere siti archeologici e le impronte di antiche tradizioni e culture per riuscire a riempire gli alberghi per 12 mesi l’anno. Non è così: per fare promozione a Taormina ci si affida troppo sul mare, i panorami ed a manifestazioni come il carnevale. Ci si dimentica (colpa che va divisa con la Regione) dei monumenti, del Teatro Antico, dell’Isolabella.
I base alle più recenti analisi, comunque,  l’Italia, nel suo complesso, potrebbe sviluppare un vantaggio competitivo sostenibile nei settori legati alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale. E’ quanto è emerso dal rapporto su “Arte, turismo culturale e indotto economico” commissionato da Confcultura e dalla Commissione Turismo e cultura di Federturismo a PriceWaterhouse Coopers. “Eppure nonostante 43 siti Unesco ricadano sul Belpaese – sottolinea Giacomo Neri  di PricewaterhouseCoopers Advisory – il Rac, indice che analizza il ritorno economico degli ambiti culturali sui siti Unesco, mostra come gli Stati Uniti, con la metà dei siti rispetto all’Italia, hanno un ritorno commerciale pari a 7 volte il nostro (160 milioni di euro contro i nostri 21 milioni). In particolare, le stime degli analisti PwC indicano che il settore culturale e creativo in Italia raggiunge solo il 2,6% del Pil nazionale (pari a circa 40 miliardi di euro), rispetto al 3,8% di Gran Bretagna (circa 73 miliardi di euro) e 3,4% della Francia (circa 64 miliardi di euro). È evidente – conclude Neri – il gap competitivo e la scarsa capacità di sviluppare il potenziale del nostro Paese”. Il Pil del turismo culturale sul totale del Pil dell’economia turistica italiana è pari al 33%, con un valore di 54 miliardi di euro, inferiore rispetto al 39% della Spagna ma superiore al 28% del Regno Unito e al 31% della Francia.

 

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