Casinò, il Consiglio di Taormina non si arrende

Giuseppe Monaco

TAORMINA- Ancora casinò. Taormina non si arrende. Rinvia l’approvazione di progetti che riguardano la gestione dell’ordinaria amministrazione. Guarda, invece, alla possibilità di poter rivedere in funzione i tavoli verdi per poter confermare la sua posizione di città turistica di primo livello ma, soprattutto, per vedere “gonfiare” le casse comunali. Invece sul tavolo politico restano, non risolte, questioni quella delle  troppe opere pubbliche non completate, la lotta agli abusivismi ed agli inquinamenti di tutti i tipi, alla razionalizzazione della raccolta e smaltimento dei rifiuti, alla raccolta differenziata. Insomma, si pensa poco a cosa fare per rendere Taormina più vivibile e più appetibile. Si vuole, però, a parlare di case gioco, un desiderio (una pia aspirazione?) che torna con ostinata regolarità nei programmi amministrativi e nei progetti degli operatori. Per confermare questa volontà, ora, l’argomento casa da gioco torna in Consiglio comunale. Nell’ordine del giorno della seduta fissata per giovedì, infatti, figura (all’ultimo posto) la discussione e l’eventuale approvazione di una mozione per richiedere: “L’impegno del Parlamento per l’emanazione di una legge organica per la disciplina delle case da gioco”. Come dire che il Consiglio comunale vuole far sentire, chiara e forte, la sua voce a proposito di un argomento che interessa almeno una ventina dei comuni italiani ma che, nel tempo, il Parlamento ha sempre mostrato dei non ritenere interessante. Di proposte di legge per la cancellazione dell’attuale monopolio del gioco d’azzardo e, quindi, la creazione di almeno altri 20 casinò (compreso quello di Taormina) ne sono state presentate, negli ultimi 40 anni, diverse decine. Nessuna è arrivata al traguardo dell’approvazione. La “politica” italiana ha sempre difeso i casinò di Venezia, Sanremo, Campione e Saint Vincent. Di conseguenza, ha bocciato Taormina. Lo ha fatto con argomenti di poco peso specifico ma di grande impatto emozionale. In Sicilia –hanno detto sempre i vari ministri degli Interni e partiti- c’è la mafia e, quindi, il gioco potrebbe scatenare gli appetiti della malavita organizzata. Si è dimenticato, però, che dei casinò attualmente in funzione (tutti al nord Italia) la “mala” si interessata ma, soprattutto, che per riciclare soldi sporchi, oggi, esistono metodi ben collaudati e semplici. I casinò, invece, sono universalmente riconosciuti come infrastrutture di valore turistico.
La mozione del Consiglio comunale di Taormina, per avere un qualche effetto, dovrebbe servire a cancellare pregiudizi ed a sconfiggere la forza della lobby dei casinò esistenti. Un’aspirazione tutta legittima ma che, al momento, non pare avere la necessaria consistenza pratica e politica. In ogni caso, vale la pena continuare a tenere caldo l’argomento ed a battersi. Per questo bene fa il Consiglio a tornare a richiedere una legge per la riapertura del casinò taorminese. Meglio sarebbe riuscire a sensibilizzare i cittadini ed a chiamarli alla mobilitazione. 
Nei mesi scorsi, era stata annunciata un’assemblea dell’ANIT, l’associazione che raggruppa i quasi 20 comuni che si battono per la disciplina delle case da gioco e l’apertura di almeno un casinò per ogni regione. L’appuntamento è stato annullato, rinviato? Dall’ANIT e da Palazzo dei Giurati, a questo proposito, non arrivano informazioni. Il Consiglio comunale, comunque, potrebbe tentare di organizzare un “raduno” di parlamentari per vedere di sapere chi ci sta e chi no. Certo è che, con la crisi in atto, con il crollo “globale” dei mercati turistici, portare il Parlamento ad interessarsi di tavoli verdi, appare quantomeno problematico. Ecco perché, in una certa misura, la mozione che sarà discussa giovedì in Consiglio può apparire quantomeno velleitaria. A  meno che i partiti politici di Taormina non siano a conoscenza di fatti importanti e di segno positivo al momento ignoti alla “massa”. Ma nessuno crede a questa possibilità. Di casinò, quindi, a Taormina si continuerà a sentir parlare per altro tempo, tanto tempo. La speranza è che, nel frattempo, vengano risolti i problemi di ordinaria amministrazione che appaiono, quantomeno, poco evidenziati e, quindi, non completamente risolti.

Leave a Response