SCUOLA ALLA RICERCA DI UN NUOVO IDEALE FORMATIVO

In questi giorni se ne sono sentite di tutti i colori sulla scuola grazie alle affermazioni del ministro della Pubblica istruzione, ai nuovi provvedimenti del  governo ed ai costi elevati dei libri di testo. Certo sta scattando l’inizio dell’anno scolastico e l’attenzione pubblica è alta; per questo cogliamo l’occasione per soffermarci sul mondo della scuola in crisi d’identità ed alla ricerca di una mission in grado di ristabilire l’antica dignità, anzi un nuovo ideale formativo. In verità la differenza di qualità dell’insegnamento tra Nord e Sud, il ritorno alla rilevanza del voto di condotta, la pedagogia del vecchio maestro unico, la spesa dell’istruzione destinata per il 97% al personale scolastico, l’avvertimento ai fannulloni non sono altro che tiri ad effetto, non colpiscono nel segno e servono soprattutto a spostare l’attenzione dalle reali emergenze educative. Sembra che ci sia la volontà di ricercare soluzioni definitive ed estreme, mentre non si riescono a cogliere i veri nodi del problema e si tentano interventi appariscenti, sempre parziali e mai sostanziali, per giunta vecchi e superati in quanto selettivi e fallimentari, non finalizzati di certo a migliorare il servizio pubblico ed investire nella formazione come strumento fondamentale per lo sviluppo e la civiltà di un paese. Non vogliamo pensare che i nostri governanti non abbiano più a cuore le sorti del paese e della società in cui vivono, ma sicuramente sembrano preoccupati di più a risparmiare a scapito dei servizi essenziali di uno Stato: la scuola, la sanità, la giustizia. In effetti non si vogliono individuare gli sprechi manifesti e la lentezza di tanta burocrazia, gli investimenti fallimentari o a carico dei cittadini, gli apparati inutili o inefficienti, le complicità sistematiche nelle strutture amministrative. In particolare la scuola non va considerata come un’azienda dove si taglia per mantenere i profitti oppure si prendono alcune misure di facciata per accomodare l’utenza superficiale ed acritica. C’è da rilevare che la scuola ha bisogno di razionalizzare le risorse in maniera efficace, senza fare confronti con altri paesi europei, è ormai palese che sul territorio nazionale esiste disparità di organizzazione sul piano delle strutture ( edilizia, attrezzature, mezzi, convenzioni). E’ altresì rilevante il grado di motivazione alla professione docente, per nulla sostenuta dallo Stato a ricercare e progettare in base ai bisogni degli utenti, piuttosto alle prese con classi numerose, a volte turbolente, altre apatiche, di solito allineate sul classico tirare a campare e così fan tutti. In fondo non ci si vuole rendere conto del fatto che la scuola pubblica sta perdendo la sua funzione e non riesce più a rispondere alle esigenze degli utenti. C’è la necessità di investire nel Sud come nel Nord per l’edilizia scolastica, l’adeguamento dei sussidi didattici, l’aggiornamento professionale in modo da riconoscere alla scuola quella centralità indispensabile nella società “globale” della conoscenza “raffinata” sull’onda delle nuove tecnologie avanzate. E’ opportuno evitare le discriminazioni striscianti al Nord e le emarginazioni sommerse al Sud perché il compito di una comunità educante non si esplica nell’espulsione dei più deboli, ma nella capacità di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale” come recita l’articolo tre(3) della Costituzione Italiana. Ancora ” La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica” art. 9 secondo cui lo Stato è parte attiva per l’elevazione della società attraverso la conoscenza e gli studi, evitando l’indebolimento dell’istruzione pubblica a vantaggio delle cattedre televisive divulgatrici di modelli facili, divertenti e piacevoli o dei diversi gruppi di pressione ideologica favorevoli ad un sapere di élite. E’ quindi urgente pensare alla scuola con riforme mirate a favorire la crescita di ogni bambino con progetti efficaci per una società giusta ed armonica alla luce della bellezza, della verità e della pace con riguardo all’essere piuttosto che all’apparenza a cominciare da chi ha la responsabilità del governo.

 

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