Teatro antico di Taormina il più ”gettonato”

TAORMINA – E’ il teatro antico di Taormina il sito archeologico della Sicilia più visitato. Secondo i più recenti dati pubblicati, i più aggiornati, nel 2006 hanno varcato i cancelli dell’area archeologica taorminese 742.496 visitatori, 510.602 paganti e 231.894 in forma gratuita. Visite che hanno portato ad un incasso di 3.184.608 euro. Si tratta di cifre sicuramente considerevoli, molto più alte di tutte le altre che riguardano i siti siciliani. Basta tenere conto che – solo per fare qualche esempio- nello stesso 2006 la Valle dei Templi di Siracusa ha incassato 2.685.086 euro, l’area archeologica di Siracusa 2.161.335, la villa del casale a Piazza Armerina “solo” 1.496.028 euro.
Se il Teatro Antico di Taormina è il più “gettonato”, vuol dire che Taormina è la città turistica siciliana più visitata. Vuol dire che meriterebbe una maggiore attenzione da parte della politica regionale, del Governo regionale ed in prima battuta dall’amministrazione di Palazzo dei Giurati. Invece non è così e tutti lo sanno. Proprio per restare al Teatro Antico, va ricordato che il grande e visitato monumento, nonostante gli incassi, versa in uno stato di degrado che non può non far gridare allo scandalo. La sua fruibilità è a rischio; non si sa se, nella prossima estate, potrà ospitare manifestazioni di qualsiasi tipo e valore culturale. Una constatazione che porta ad un interrogativo: che fina fanno i soldi che derivano dai biglietti d’ingresso? (510.602 per il 2006)  e quelli pagati da privati e da TaorminArte come canone d’uso? Per i primi, una risposta la fornisce un’inchiesta giornalistica (La Repubblica del 17 agosto scorso). La società che ha in gestione alcuni “servizi”, compresa la biglietteria, del Teatro (Novamusa) ha un contenzioso con la Regione che è, negli anni, lievitato sino alla considerevole somma di 2 milioni e 197 mila euro. La ditta privata non avrebbe versato la gran parte dei proventi della vendita dei biglietti. Stando agli accordi Regione-Società, i soldi per gli ingressi ai Teatro andrebbero così ripartiti: 10 per cento alla società di gestione; la restante parte dovrebbe essere versata nelle casse regionali che dovrebbe passarne il 30 per cento al Comune di Taormina. In base ad un empirico calcolo, quindi, la quota spettante a Palazzo dei Giurati sarebbe di ben 659.000 euro, in un anno. Sinora di questi soldi, Taormina ne ha visti pochi e solo grazie ad una serie di esasperanti iniziative “politiche” e giudiziarie. Questo è solo un aspetto della questione. L’altro riguarda lo stato del monumento. La Regione, infatti, continua a non intervenire, a ritardare gli investimenti. Solo nei giorni scorsi, la Soprintendenza ha elaborato un progetto da 6 milioni di euro che dovrebbe servire per rimettere tutto a posto. L’esecuzione dei lavori dovrebbe scattare tra non meno di un anno. Nell’elaborato, quasi sicuramente, sono state inserite opere molto particolari: si tratterebbe di realizzare all’interno o immediatamente fuori del monumento quelle strutture necessarie a “commercializzare” l’offerta. In programma bar, punto ristoro, banchi per la vendita di opuscoli e gaget, ricordini. Si tratterebbe di tutte quelle cose che una società privata che cura la gestione di un monumento ha bisogno per fare affari. Si tratta di soluzioni già adottate in altre parti d’Italia e che hanno dato interessanti risultati. E’ quanto sostiene Ledo Prato, segretario generale della Fondazione per il patrimonio culturale delle città dell’Italia. Secondo lui: “La Galleria degli Uffizi di Firenze è un esempio di come, con una gestione meno rigida, le prospettive di realizzazione per privati e istituzioni potrebbero essere potenziate. Se queste prospettive non migliorano, se non si comprende che solo attraverso l’intervento più massiccio ed incisivo dei soggetti privati, che devono essere lasciati liberi nei loro atti gestionali, riusciremo a restare al passo con le grandi città d’arte internazionali”. Sempre a proposito della Galleria degli Uffici di Firenze, Patrizia Asproni, presidente della Confcultura e direttore di Firenze Musei, dice: “La Galleria –il terzo monumento in Italia per numero di visitatori- è l’esempio perfetto di come la gestione privata dei beni culturali possa essere la migliore soluzione per ottimizzare il servizio. Condizione indispensabile è, però, un dialogo intelligente con l’interlocutore pubblico”. Proprio qui, nei rapporti tra pubblico e privati, dalle nostre parti, casca l’asino. In Sicilia e, quindi anche a proposito del Teatro Antico di Taormina, il rapporto tra il privato (Novamusa) e la Regione, in soli 5 anni, dal 2003 ad oggi,  è diventato conflittuale. Qualcuno, forse la Magistratura, deciderà chi tra i due ha ragione. Fatto sta che per adesso Novamusa non versa quanto stipulato. La società (che fa capo al gruppo Franza di Messina e Domenico Sanfilippo Editore di Catania) si dice danneggiata perché, sostiene il presidente, Gaetano Mercadante: La Regione non ha mai messo a disposizione locali e spazi per realizzare ristoranti e librerie, il vero business per un privato che investe in questo settore”. In attesa delle decisioni della Magistratura, il buco, intanto, si è trasformato in una vera e propria voragine: 12 milioni di euro, dei quali 2 e rotti riguardano il Teatro Antico di Taormina. Ecco spiegato perché il monumento, simbolo della città, versa in condizioni disastrose? Forse è proprio così.

 

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