Antillo. Torna la “Sagra del granturco”

ANTILLO – Anche quest’anno, nelle giornate di oggi e domani, si rinnova ad Antillo, caratteristico centro collinare della Val d’Agrò, il tradizionale appuntamento con la Sagra del Granturco, giunta ormai alla ventesima edizione. Scopo della sagra è quello di diffondere all’esterno del territorio comunale quei prodotti tipici locali ottenuti da questa pianta diffusissima nel territorio antillese: polenta, pane di farina di granturco, pannocchie bollite e alla brace; e anche quello di rivalutare la coltivazione di una pianta che nel passato ha rappresentato una delle componenti più rilevanti nel regime alimentare degli abitanti del luogo. La coltivazione ‘du rautinna’, del granturco, ad Antillo vanta una tradizione secolare ed erano molte le contrade del territorio antillese che i contadini locali adibivano a tale scopo. Una volta dissodato e arato il terreno, a primavera inoltrata si provvede alla semina del granturco col piantatoio con cui si interravano nei solchi, ad una profondità di 3-4 cm, uno o due chicchi ad una distanza di 50-60 cm. Ad aprile i chicchi diventano piantine che spuntano dal terreno con la prima e tenera fogliolina ancora accartocciata e poi quando raggiungevano un’altezza fra i 15 e i 25 cm si doveva provvedere alla sarchiatura. Da qui in poi si doveva solo aspettare che piovesse agli inizi di agosto per ingrossare a spica, la pannocchia, già formata arricchendola di chicchi sino alla cima. Maturate le pannocchie a metà agosto si sciuppa u rautinna, si raccoglie il granturco, e quando tutto il raccolto era staccato dalle piantine s’avia scafugghiari, si doveva scartocciare. Le pannocchie più grosse erano destinate a formare il festone da appendere nel solaio, e solo da questi esemplari venivano selezionati i semi per l’annata successiva. Le pannocchie con i grani teneri venivano consumate subito lessate o arrostite. Il resto del raccolto, invece, dopo un’apposita essiccazione veniva sgranato e riposto in cassoni di legno di castagno e veniva utilizzato per i polli, per la polenta macinata ‘cu cintimulu’, col mulinello a mano, cotta nelle pentole di terracotta e condita con il latte di capra. La farina di granturco poteva anche essere mescolata alla farina di grano per farne un pane misto o addirittura si panificava solo con quella producendo un pane, u pani i rautinna, che ben si accoppiava alle noci. La sagra del granturco, ospiterà anche una ricca e variegata mostra mercato dei prodotti tipici antillesi: salsiccia e carni locali, funghi, olio, vino, miele, ortaggi, origano, pane casereccio, formaggi, ect., oltre agli apprezzati prodotti dell’artigianato locale.

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