Taormina. 17 milioni di euro per i monumenti

Giuseppe Monaco

TAORMINA – Una pioggia di euro pare stia per abbattersi su Taormina. In totale si tratterebbe di qualcosa come 17 milioni di euro. La somma dovrebbe servire per interventi straordinari e di recupero dei principali monumenti di Taormina. Lo ha annunciato l’assessore provinciale ai BBCC, il taorminese Mario D’Agostino che in una nota ha sottolineato: ”La massima soddisfazione per le proposte progettuali formulate dalla Soprintendenza”. D’Agostino ha poi aggiunto: “Condividiamo i progetti ma anche la filosofia che sta alla base delle valutazioni della Soprintendenza, ovvero il potenziale ritorno economico, diretto o indiretto, per l’utilizzazione dei beni archeologici ed architettonici”. Un’osservazione che sembra riaprire il dibattito sull’uso dei monumenti in Sicilia. I beni archeologici ed archeologici, insomma, dovrebbero diventare, anche offrendoli ai privati, strumenti per il recupero di  fondi da utilizzare per impinguare le casse regionali e, forse, degli enti locali. A Taormina la questione assume particolare significato vista la presenza del Teatro Antico, sito archeologico tra i più visitati e “sfruttati” della Sicilia. Interpretando le parole dell’assessore D’Agostino, si può quindi pensare che, tra non molto -quando saranno definiti, approvati, finanziati ed eseguiti i progetti della Soprintendenza- Palazzo Ciampoli e l’Isolabella, oltre che il Teatro Antico, saranno “a disposizione” per spettacoli, congressi, feste private? Un interrogativo che merita una risposta anche per far capire al Comune quale tipo d’iniziative adottare per mettere in chiaro le sue indicazioni e per non essere tagliato fuori da eventuali “flussi di denaro”.
Comunque, questi sono discorsi che dovranno concludersi tra qualche tempo, forse tra qualche anno. Per adesso, invece, appare importante seguire l’iter delle proposte formulate dalla Soprintendenza. I progetti, non ancora definiti, dovranno essere presentati all’assessorato regionale ai BBCC che, se li approverà, dovrà finanziarli. Solo dopo questo passaggio potranno iniziare i lavori. Il  grosso finanziamento potrebbe essere assicurato grazie ai fondi del Por-Programmazione 2007-2013.
Il programma dedicato ai beni culturali a Taormina, così come annunciato, è servito, anche, a fare notare quella che è la valenza della città. Possiede una tale mole di beni archeologici e culturali che la Soprintendenza si è vista costretta ad assegnare a Taormina ben 7 delle 11 priorità a sua disposizione per l’intera provincia di Messina. “Sono convinto –ha detto D’Agostino- che l’assessorato regionale ai beni culturali ed ambientali mostrerà la giusta sensibilità”. Impossibile non essere d’accordo. Taormina da troppo tempo aspetta che la Regione s’interessi, seriamente e concretamente, del suo patrimonio storico. Un particolare che fa ben sperare sulla riuscita dell’ “Operazione beni ambientali e culturali” varato su sollecitazione dell’assessore D’Agostino e grazie al coinvolgimento della Soprintendenza. Un progetto che, in ogni caso, non può dovrebbe servire per assicurare, nell’attesa che si concretizzi, un alibi alla stessa Soprintendenza ed al Comune per non fare più nulla. Taormina, città d’arte, in ogni caso, ha bisogno d’interventi urgenti, di opere di conservazione. Non può, ancora, presentarsi ai quasi 3 milioni di suoi visitatori con il Teatro Antico nel degrado, con l’Isolabella praticamente inaccessibile, con Palazzo Ciampoli in condizione di eterni “lavori in corso”  (sono iniziati quasi 15 anni fa), con il Giardino Pubblico in gran parte “chiuso al pubblico”, con CastelTauro chiuso e, quindi, escluso dal tour culturale cittadino. Taormina non può avere le terme romane, una villa romana, una zona termale bizantina recintate e mai offerte alla fruizione del pubblico. Non può avere Palazzo Corvaja escluso da qualsiasi interventi d’ordinaria e straordinaria manutenzione. Lo stesso discorso vale per Palazzo Duchi di Santo Stefano e la Badia Vecchia. Non può sopportare che l’area delle Naumachie continui a restare, in parte, “ad uso privato”.
E’ per questo che il Comune deve restare vigile e seguire giorno per giorno lo stato del suo patrimonio archeologico che rappresenta una sua irrinunciabile ricchezza.

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