Turismo taorminese, “basta piangersi addosso”

TAORMINA – Ci vuole una legge sul turismo in Sicilia. Ci vuole una conferenza cittadina per Taormina. Sono questi gli argomenti sui quali, in questi giorni, è in corso un acceso dibattito che, è augurabile, si trasformi presto in un serio confronto che veda protagonisti categorie, sindacati, politici, amministratori locali, provinciali e regionali. Per adesso, continua la serie di comunicati e di dichiarazioni a commento di quanto si sta verificando nell’industria turistica in Italia e, specificatamente, in Sicilia. Parlano tutti per spiegare, informare, commentare. C’è anche chi fa proposte e non vede tutto nero.“Non dobbiamo piangerci addosso – commenta, per esempio, il presidente della Fipe-Confcommercio, Lino Enrico Stoppani – ma dobbiamo darci tutti da fare e puntare sulla qualità dei servizi offerti. Non basta certo una nuova classificazione alberghiera, per altro nemmeno condivisa da tutte la categorie, per invertire la rotta declinante del nostro turismo. Bisogna credere e investire energie e risorse in un nuovo modello di turismo, fatto non solo di ricettività a accessibilità, requisiti che ormai si trovano dovunque, ma anche di tanti servizi, pubblici e privati, integrati ed efficienti”.
Un commento che, per quanto riguarda specificatamente Taormina, si attaglia alla perfezione. La capitale del turismo siciliano è, come tutti ormai sostengono, ad un capolinea: deve, mobilitarsi per analizzare la sua situazione, il suo stato sul piano ambientale ed urbanistico, i suoi servizi, la qualità delle sue offerte. Allargando l’analisi a tutta la Sicilia, è opportuno ricordare le dichiarazioni del presidente di Federalberghi-Uras, l’imprenditore turistico taorminese Sebastiano De Luca, secondo il quale. “E’ urgente l’approvazione di una nuova legge sul turismo in Sicilia, senza non si va da nessuna parte”.
Intanto, sono stati resi noti i dati sul movimento turistico in Italia. Analisi che servono ad evidenziare che si è chiuso in rosso il secondo trimestre dell’anno, gennaio-giugno. Complici la crisi dei consumi e la riduzione del potere d’acquisto delle famiglie italiane, per alberghi e ristoranti la riduzione del giro d’affari si attesta intorno al 5,1% rispetto allo scorso anno. Se poi ci si sposta al Sud, il bilancio è ben più salato, con perdite che arrivano fino al 5,5%. Il quadro emerge da un’indagine del Centro studi Unioncamere, secondo cui le prospettive per il terzo trimestre non sono positive: la maggior parte delle imprese dei servizi (64%) stima un terzo trimestre con andamento sostanzialmente stabile per il giro d’affari; il 14% si attende una riduzione e il 22% un miglioramento.
Calano le presenze e diminuiscono ancor di più i consumi durante quest’estate 2008 che sembra sempre di più destinata a essere ricordata come culmine di un anno di grande crisi economica.
Gli ultimi dati, negativi, arrivano dal centro studi della Fipe-Confcommercio che ha analizzato l’andamento dell’estate per i pubblici esercizi. Così per 64% dei gestori di bar, ristoranti e stabilimenti balneari la stagione è iniziata peggio dell’anno precedente e solo pochissimi sperano in meglio per agosto e settembre. La flessione, sottolinea la Fipe, a fine stagione sarà del 4,8%, che in termini assoluti corrisponde a 28 milioni di presenze in meno. Si spostano meno stranieri e ancor meno italiani; chi viaggia cerca di mantenere il portafoglio chiuso. Una crisi in grado di mandare in fumo quasi tre miliardi di euro di fatturato reale con un calo di quasi il 7% rispetto all’estate 2007.
In calo le presenze al mare (-6,8%), va male, ma non malissimo, anche alla montagna (-3,8%), mentre sembrano non variare le presenze al lago, e sarebbero in aumento sia pure con una percentuale poco consistente (1,1%) quelle nei centri minori. Per quanto riguarda gli stranieri, l’Italia richiama maggiormente l’attenzione dei ‘nuovi’ ricchi, cioè europei del nord, russi e cinesi; in calo, invece, i cittadini di Stati le cui economie sono in sofferenza. Gli statunitensi neanche quest’anno lasciano le loro residenze per il Belpaese; pochi anche i francesi e i tedeschi in giro.

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