TURISMO, QUALE DEV’ESSERE IL FUTURO DI TAORMINA?

TAORMINA- Quando ci si cimenta a fare commenti ed analisi sull’andamento del turismo a Taormina, sarebbe bene guardarsi un attimo in giro, cercare di vedere cosa accade attorno a noi. Per capire meglio il senso del calo delle presenze, per esempio, può essere utile leggere la nota di un’agenzia stampa specializzata. Dalla Francia arrivano notizie di questo tipo: “ Non sarà solo una fetta consistente di italiani quelle che quest’estate non si recherà in vacanza. Cifre altrettanto scoraggianti per gli operatori arrivano anche dal mercato francese. Infatti, secondo uno studio dell’istituto demoscopico ‘Ipso’, pubblicato sul quotidiano L’Humanitè, il 42% dei francesi, quindi oltre due su cinque, quest’anno non andrà in ferie. Si tratta del 10% in più rispetto al 2005. Il fenomeno riguarda soprattutto impiegati e operai: resteranno a casa, infatti, rispettivamente il 47 e il 41%. I motivi? Anche in Francia, come in Italia, pesa il forte rialzo dei prezzi e la contemporanea riduzione del potere d’acquisto. Così anche nella solitamente ‘gettonatissima’ Parigi la crisi comincia a farsi sentire: i bar sono sempre affollatissimi ma i turisti consumano sopratutto panini e insalate”.
Stesse considerazioni, certamente, si possono fare guardando alla Germania, all’Inghilterra, agli USA (a causa del super euro) e, per questo 2008, anche ricordandosi che questo è l’anno delle Olimpiadi e che una certa fetta d’europei (per restare in casa nostra) ha preferito Pechino a Taormina.
Interessante anche leggere le dichiarazioni del presidente degli albergatori di Taormina, Giuseppe Trefiletti, il quale recentemente ha detto che alla fine dell’anno le presenze negli alberghi, alla luce dei dati sinora acquisiti, dovrebbero ammontare a circa 900.000, vale a dire un 10% in meno rispetto allo scorso anno. Una perdita non drammatica se si tiene conto della situazione dell’economia internazionale. Se si considera che, sino a giugno, il calo taorminese è stato quantificato in circa 38.000 presenze in meno rispetto allo stesso periodo del 2007, si può dire che sarebbe bastato che il solo mercato francese avesse prodotto, a Taormina, uguale numero d’arrivi rispetto all’anno passato, per non essere costretti a parlare di crisi. Per certi aspetti, stando alle notizie che arrivano dall’interno e dall’estero e alla tesi di Trefiletti, quindi, a Taormina, per quanto riguarda l’attività alberghiera, si può essere (tristemente) soddisfatti. Si perde ma non tantissimo.
I problemi che assillano l’industria taorminese riguardano: le presenze in meno ma anche le scarse risorse economiche dei turisti che, malgrado tutto, arrivano; il crollo quasi verticale del numero di vacanzieri, basta andare a mare o passeggiare la sera sul Corso per accorgersene. E’ evidente che nelle tasche dei turisti e dei vacanzieri ci sono pochi soldi da investire nelle attività di svago, per consumare nei bar e nelle gelaterie, per pranzare o cenare in un ristorante.
C’è anche altro su cui meditare: Taormina non è, ancora, in grado, di captare alcuni segmenti turistici, quelli detti di nicchia, che potrebbero dare ossigeno e rappresentare un’alternativa al turismo tradizionale. Solo per fare qualche esempio: turismo congressuale, enogastronomico, della terza età. Si è, invece, fatto spazio (a dimostrazione che le alternative esistono) il turismo dei matrimoni che vuol dire nuovo e diverso fatturato degli alberghi e dei  ristoranti specializzatisi in banchetti.
Osservazioni che rafforzano la convinzione che a Taormina c’è bisogno di indire una conferenza cittadina, allargata alla Provincia regionale di Messina ed alla Regione e, perché no?, ai comuni del comprensorio con l’intento di capire quale deve essere il futuro di Taormina e della sua industria del turismo.

 

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