Milano avrà un casinò. E Taormina? Attende…

TAORMINA – Milano avrà un casinò entro il 2015, anno della prossima Expo Internazionale che si terrà nella capitale lombarda. La notizia è trapelata, in sordina, nei giorni scorsi. Pare che a Milano sarà autorizzato un grande casinò internazionale tipo Las Vegas. Per l’occasione sarà superato (aggirato) il codice penale perché verrebbe promulgata una legge speciale per autorizzare il comune di Milano ad aprire una casa da gioco “per motivi particolari” vale a dire per arricchire i servizi che saranno creati in occasione della grande mostra. La legge serve per superare il veto del codice penale che in Italia vieta l’apertura di casinò. Si tratterebbe dello stesso procedimento che ha dato a Sanremo, Venezia, Campione d’Italia e Saint Vincent la possibilità di incrementare le entrate comunali per valorizzare la loro industria turistica.
Per quanto riguarda Milano, si tratterebbe di un vero e proprio affare. Il comune di Milano avrebbe previsto di incassare qualcosa come 200 milioni l’anno. Recentemente, Il Giornale, ha riportato che, a proposito della casa da gioco milanese: “Il progetto è pronto, si attende solo la deroga del governo che potrebbe arrivare con una legge speciale per motivi turistici come nel caso dell’Expo 2015”. Sempre Il Giornale, riferisce che: “La proposta, per quanto allo stato primordiale, è finita sui tavoli del Comune, con tanto di studio di fattibilità. La notizia –dice un articolo dello scorso 17 luglio, è già rimbalzata in giro per l’Italia, tanto da suscitare le invidie di Torino che vorrebbe battere sul tempo il capoluogo lombardo, organizzando un casinò approfittando della ghiotta occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia”.
I milanesi, secondo loro usanza, fanno già di conto, guardano agli affari, agli incassi, alle circa 800.000 presenze turistiche previste.
E Taormina? Aspetta una legge che disciplini il settore su base nazionale. Non è sede di Expo e nemmeno dei festeggiamenti per l’anniversario d’Italia. Non può, quindi, sperare che il Parlamento vari una legge per il casinò di Taormina, una legge che, superando il codice penale, pensi alla valorizzazione dell’offerta turistica taorminese. In poche parole si rischia di vedere, ancora una volta, calpestato il concetto di giustizia che per avere un senso compiuto dovrebbe essere uguale per tutti. A proposito di casinò non è proprio così e l’eventuale legge speciale per un casinò a Milano (o per Torino) non farebbe altro che confermare la regola.
Per il momento, Taormina può contare su un ordine del giorno, approvato alla Camera, che “auspica” l’apertura di una casa da gioco nella più importante località turistica siciliana. Per avere un effetto concreto, l’ordine del giorno deve essere tradotto in legge. Nell’attesa, gli amministratori locali si stanno guardando attorno per individuare una sede buona per ospitare il casinò. “C’è –dice l’assessore alle Finanze ed al Bilancio, Fabio D’Urso- la possibilità di tornare a villa Mon Repos che è stata sede della nostra casa da gioco negli anni ’60. Non mancano altre possibilità. Penso a Villa San Pancrazio, un albergo in disuso, ed a Palazzo Ciampoli, di proprietà della Regione e da 40 anni chiuso”.
In una recente intervista, D’Urso ha, inoltre, dichiarato: “Taormina è, in ogni momento, pronta ad ospitare quella che, per tutti, rappresenta un’attrattiva turistica in grado di diversificare l’offerta”.
A Milano e Torino, invece, si studia come superare il codice penale. Evviva.

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