Operazione antimafia tra Messina, Catania e Roma

MESSINA – Nelle prime ore di questa mattina, nelle città di Messina, Catania e Roma, i carabinieri della compagnia Messina Centro, nell’ambito dell’operazione “Pilastro”, hanno dato esecuzione, a diverse ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal Gip del capoluogo peloritano, Antonino Genovese, su richiesta del pm della locale Direzione distrettuale antimafia Rosa Raffa. Le indagini, protrattesi per oltre un anno, hanno consentito di acquisire elementi di prova in ordine ai reati di associazione di tipo mafioso, detenzione illecita di armi e stupefacenti, danneggiamenti, violenza privata ed estorsioni, comprendendo anche alcune ipotesi di favoreggiamento. Gli arrestati sono tutti legati al noto capomafia messinese Giuseppe Mulé, già condannato a due ergastoli per reati di mafia ed omicidio, recentemente arrestato sempre dai carabinieri di Messina a Scafati (in provincia di Salerno) dopo tre mesi di latitanza, cominciata nel   dicembre del 2007 quando lo stesso, dopo circa un anno trascorso in libertà per effetto del differimento pena concessogli in ragione delle sue condizioni sanitarie, si era reso irreperibile per sottrarsi al successivo ordine di ripristino della detenzione. Mulé aveva approfittato di tale periodo di libertà per ricostituire il suo clan. In particolare, l’intento era quello di estendere la sua influenza anche al di là della sua tradizionale area di radicamento, il quartiere di Giostra, e segnatamente nella zona sud della città. Gli obiettivi privilegiati erano   connessi al comparto dell’imprenditoria edile, di cui il sodalizio ambiva ad acquisire il controllo servendosi anche della complicità di un altro imprenditore,  Antonio Giannetto, le cui forniture di cemento venivano imposte agli operatori del settore avvalendosi di tecniche intimidatorie concretizzatesi in una serie ripetuta di danneggiamenti. Quest’ultimo, a cui viene addebitato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, era di fatto legato all’organizzazione criminale da un rapporto di mutuo scambio, versando in cambio dell’attività “promozionale” condotta in suo favore una quota parte dei suoi proventi, e venendo quindi anche fatto segno lui stesso di richieste pressanti finalizzate ad incrementare il quantum della sua contribuzione. Per altro verso, il gruppo capeggiato da Mulé avrebbe taglieggiato anche diversi commercianti della città. Le attività del gruppo presentano poi un’ulteriore forma di diversificazione. Parimenti, il gruppo aveva aveva disponibilità di armi da fuoco, utilizzate per la realizzazione di alcuni degli attentati funzionali alle dinamiche estorsive, una delle quali, una pistola calibro 9×21 con matricola abrasa, è stata rinvenuta nella disponibilità di Mulé all’atto del suo arresto a Scafati. Le indagini hanno inoltre permesso di fare piena luce sulle varie fasi della latitanza di Mulé.

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