Flop elettorale, il Pd jonico fa autocritica

NIZZA. Momento difficile in casa Pd dopo la batosta rimediata nell’ultima tornata elettorale. Sotto le aspettative i dati nazionali, ancora peggio quelli siciliani. I big del partito, però, non nascondono la testa sotto la sabbia e scelgono di ripartire da una sana autocritica. E’ il caso di Giacomo D’Arrigo, esponente di spicco del Pd nella zona jonica e unico candidato non messinese della provincia alla Camera.

E’ vero che se Veltroni avesse vinto lei sarebbe risultato tra gli eletti?
«Sì, è vero, con l’attuale meccanismo elettorale ce l’avrei fatta. Ma la mia elezione era legata alla vittoria di Veltroni,
così non è stato…».

Parliamo del dato nazionale. Leggera rimonta rispetto ai sondaggi, ma è servita davvero a poco.
«Analizzando bene i dati, in termini di voti assoluti, il Pd ne ha presi 160mila in più rispetto all’Ulivo di due anni fa.
Ma, in tutta onestà, bisogna dire che abbiamo perso nettamente perché non siamo riusciti a comunicare con efficacia il nostro messaggio».

Ancora peggio è andata in Sicilia… «Sì, i numeri del resto parlano chiari. Sapevamo che era una battaglia difficile ma non ci aspettavamo un divario così netto. Come ha detto la stessa Finocchiaro, ci sono stati settori dell’alleanza di Centrosinistra che non mi pare abbiano spinto in maniera così determinante. Ma questo non è il momento delle polemiche, a giugno abbiamo l’appuntamento con le amministrative; è l’occasione per rifarci e siamo pronti a dare battaglia».

Il risultato complessivo della riviera jonica non è stato esaltante…
«Ci sono stati alcuni centri come Antillo, Savoca e Nizza, dove il Pd ha tenuto, ma ci sono tante altre realtà dove
questo non è accaduto. Nella riviera jonica abbiamo bisogno del radicamento sul territorio e di maggiore organizzazione. E’ pure vero che abbiamo raccolto circa 4mila voti per la lista regionale ed è una buona base da cui ripartire».

Perché l’assenza di candidati locali alla Regionali?
«Questo, senza tanti giri di parole, è stato oggettivamente un nostro limite. Il fatto che ci fossero tre uscenti non di
questa zona ha reso difficile l’inserimento di un candidato locale. Anche se penso che questo fosse dovuto, giusto
e soprattutto si trattava di richiesta che proveniva dal territorio. Sono errori che dobbiamo imparare a non ripetere
più».

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