Minori che si vendono, degrado di una società

La denuncia del ministro dell’Interno è sconvolgente oltre ogni misura. Per debiti di gioco, o per giochi d’infanzia, minorenni si prostituiscono o fanno prostituire ragazzine in un gioco infernale di perdizione. È solo il punto più basso di un traffico degli innocenti che ha tanti rivoli, nel nostro e in altri Paesi del mondo. I bambini e i ragazzi che cadono in questa rete perdono presto la propria essenza, sono violati nell’intimità psichica, prima che fisica, sono destinati ad affrontare la vita senza più fantasie, speranze, idealità. Nella materialità più vuota sono costretti a compiere le prime esperienze da adulti, e sperimentano la morte di ciò che non è ancora nato. Una considerazione va fatta per coloro che sfruttano l’infanzia per qualche perverso piacere. Forse ac­quista un peso specifico quel grido evangelico che sembra dichiarare imperdonabile una colpa del gene­re. Perché è una colpa insuperabile, che rende irreversibili le conseguenze penose nei corpi e nelle menti di bam­bini. Se gli adulti non vengono fermati, e i bambini non vengono difesi, si apro­no ferite che non possono rimarginarsi né per le vittime né per gli aggressori.
  Ma l’attenzione e la cura della società devono incentrarsi su chi è oggetto e strumento di questa schiavitù inconcepibile. Perché ciò che avviene nel profondo della personalità in­fantile è difficilmente calcolabile. Viene distrutta la spinta alla crescita, si soffocano le emozioni dei primi affetti, e del futuro sentimento d’amore, si lacera un tessuto umano e spirituale che dovrebbe sviluppar­si e arricchire l’adolescenza e la giovinezza. Interrompere e spezzare la tensione dei minori verso una vita pienamente umana vuol dire macchiarsi della colpa più grave.
  Cosa avverrà di questi bambini quando saranno adulti, nessuno può dirlo.
  Ancora oggi non tutti sembrano rendersi conto che la formazione delle nuove generazioni è possibile solo se si fonda su valori e principi solidi e fecondi, se si nutre dalle tante co­se che costellano l’età della giovinezza: desiderio di conoscenza di sé e di ciò che ci circonda, scoperta del mondo, impegno e passione per le i­dealità più alte. Senza questa ric­chezza di vita, e senza il rispetto e l’affetto degli adulti, l’età giovane può divenire un inferno, un tempo di av­vilimento e di sfruttamento senza fi­ne.
  Oggi può sembrare banale richiamare il ruolo insostituibile che la famiglia e la scuola sono chiamate a svolgere nella cura dei più piccoli, soprattutto per evitare loro un naufragio anticipato dell’esistenza. Ep­pure, è lì e in tanti altri segmenti e spezzoni della nostra società che bi­sogna guardare per capire dove si cela l’insidia, dove si nasconde il male che non riusciamo ad estirpare. Per capire che siamo chiamati tutti, ciascuno nella propria realtà, a testi­moniare e diffondere la validità di una impostazione etica della vita, a tutela di chi non sa ancora difender­si da solo.
  Se la società intera non si impegna su questo terreno, corre il rischio davvero, come ha detto Giuliano Ama­to, di prepararsi ad una condanna senza appello pronunciata da Dio e dagli uomini.

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