Enzo Biagi, semplicemente cronista

Cronista. Semplicemente cronista. Crediamo che con questo titolo si debba ricordare Enzo Biagi, morto ieri a 87 anni. Per tutta la sua lunga vita professionale è stato testimone curioso, attento e concreto e senza svolazzi retorici, dentro e fuori l’Italia. «Mi sento un sopravvissuto. Sono uno che può dire senza imbarazzo: è accaduto mezzo secolo fa, io c’ero. Sono stato cronista involontario di quasi tutti i guai del Novecento. Ma mi sono sempre portato dietro l’infanzia, i volti e le storie del mio paese. Ho girato il mondo ma mi sembra di non essere mai andato via di qui», aveva affermato al compimento dei suoi 85 anni. Il «di qui» è innanzitutto Pianaccio, nel comune di Lizzano in Belvedere sull’Appennino bolognese, dove era nato il 9 agosto 1920 e al quale tornava sempre con la memoria e il cuore anche quando era diventato un giornalista giramondo con migliaia e migliaia di lettori. Nel capoluogo emiliano, appena adolescente, Enzo Biagi aveva iniziato la sua carriera pubblicando sul quotidiano cattolico L’avvenire d’Italia il suo primo articolo, inconsueto – lo confesserà lui stesso con l’ironia sottile che faceva parte del suo stile asciutto e misurato – e permeato da un «angosciante» interrogativo: Marino Moretti è un crepuscolare?
  Sarebbe seguita la trafila al ”Resto del carlino” come estensore e anche critico che fiutava e inseguiva le notizie e respirava fino a notte inoltrata il piombo della tipografia. «Ero magro come un chiodo, avevo gli occhiali e un vestito decorosamente povero». Quindi approderà alla direzione del settimanale Epoca e, agli inizi degli anni ’60, alla Tv di Ettore Bernabei, che gli affiderà la direzione del telegiornale. E alla Rai legherà per lungo tempo il suo nome a trasmissioni di crescente successo, da ”Dicono di lei” nel 1969, a ”Il caso” (nell’87-88) fino alla striscia quotidiana di approfondimento ”Il fatto” che per sei anni consecutivi, dal 1995, avrebbe conquistato il consenso di milioni di telespettatori. Ma il modo con il quale Biagi affrontava i temi dell’attualità politica non piacque all’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che da Bucarest, dove era in visita ufficiale, denunciò «l’uso criminoso» della Tv compiuto dal giornalista. Il nome di Biagi scomparve dagli organici della Rai. «Dopo 41 anni di servizio mi hanno mandato una disdetta. Bene, rifarei tutto». E’ una vicenda che lo aveva amareggiato non poco, anche se negli ultimi mesi si era raggiunto un’intesa per un suo ritorno alla terza rete.
  Cancellato dalla Tv pubblica, Biagi aveva intensificato il suo lavoro giornalistico collaborando con i maggiori quotidiani nazionali e traducendo in numerosi volumi, circa ottanta, tutti i fatti, gli incontri, i personaggi, che hanno incrociato la sua lunga vita e che sono stati anche occasione per un bilancio personale e professionale: la sua partecipazione, durante la lotta di Liberazione, nelle formazioni partigiane di Giustizia e libertà, l’attenzione alle voci anche scomode del mondo cattolico italiano, da Mazzolari, a Turoldo, a Milani, a don Zeno, la sua esplicita capacità di discernimento di ciò che maturava nella società italiana ma soprattutto la difesa, senza se e senza ma, dell’autonomia e della libertà del giornalista di fronte ad ogni potere amico o avversario. «La libertà bisogna darsela da soli, perché nessuno te la darà per decreto. Il nostro mestiere consiste nel testimoniare i fatti, correndo il rischio di compiere errori, ma conservando sempre lealtà e buona fede», dirà all’università di Torino che gli aveva conferito la laurea honoris causa. Questa sua gelosa difesa dell’indipendenza del giornalista lo porterà nel 1981, quando la pubblicazione degli elenchi della P2 rivelò anche il nome dell’allora direttore del ”Corriere della sera”, a firmare immediatamente una asciutta lettera di dimissioni. E altrettanto ha fatto dopo l’ukase di Berlusconi, sentendosi «calunniato ed offeso» da quella vicenda.
  Tracciando una sorta di identikit aveva dichiarato di se stesso: «Sono un uomo timido, solitario, dominato da un forte senso di tristezza… Sono sempre stato dalla parte di quelli che non vincono, di quelli che difendono certi valori di onestà e di decenza». Dalla madre aveva ricevuto l’invito a chiudere ogni giornata con l’atto di dolore. Un richiamo che, dovunque si sia trovato, Enzo Biagi ha sempre rispettato con l’aggiunta di un’Ave Maria. Adesso questo impegno si è interrotto.

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