Messina, sequestrati dalla Dia beni per 25 milioni

MESSINA – La Dia di Messina ha sequestrato beni per un valore complessivo di 25 milioni di euro a Sebastiano Rampulla, gia condannato per mafia. Il provvedimento è stato richiesto dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina, diretta da Luigi Croce. Nell’operazione sono stati impiegati oltre 100 uomini della Dia. Sono state sequestrate, su ordine dei giudici della sezione misure di prevenzione del tribunale di Messina, aziende e appezzamenti di terreni nelle provincie di Messina, Catania ed Enna. Sebastiano Rampulla è ritenuto il capo di Cosa nostra nella provincia di Messina, e al vertice della famiglia di Mistretta, il cui raggio di azione spazia anche nei territori delle provincie di Messina, Catania ed Enna.  Il provvedimento di sequestro dei beni, eseguito dalla Sezione operativa della Dia di Messina, ha riguardato il patrimonio riconducibile, oltre che a Sebastiano Rampulla, di 61 anni, detenuto, indicato come il rappresentante provinciale di Cosa nostra, anche a Maria Rampulla, di 63 anni, sorella di Sebastiano. La donna è considerata “l’anello di congiunzione tra il fratello e gli affiliati alla cosca messinese, ma anche “l’amministratrice” del patrimonio illecito appartenente alla famiglia Rampulla. L’indagine è stata coordinata dal Procuratore Luigi Croce e dal sostituto, Ezio Arcadi. Alla fase esecutiva dell’operazione hanno partecipato anche i carabinieri e personale del Ros di Messina.

 

IL SEQUESTRO. Il sequestro riguarda un’azienda agricola a Mistretta, una casa a Reitano, un circolo ricreativo al Ali Terme (nella zona di Capo Alì) dove i fratelli Rampulla hanno vissuto per alcuni anni, un’azienda agricola a Caltagirone e un complesso agrituristico ad Aidone (Enna). Il provvedimento cautelare scaturisce dall’operazione Icaro che nei mesi scorsi si è conclusa con la condanna di Rampulla a sette anni di reclusione
per associazione mafiosa. Rampulla è anche stato condannato dal tribunale di Caltanissetta a 14 anni di reclusione nell’operazione Dionisio. Il procuratore Luigi Croce nell’esaltare il lavoro complesso della Dia ha affermato: “non temiamo sviluppi successivi a livello giudiziario dopo questo sequestro. I nostri sospetti che l’enorme patrimonio della famiglia Rampulla fosse di provenienza illegittima sono stati confermati. La Dia ha accertato che nessuno dei componenti di questo nucleo familiare svolge attività lavorativa tale da giustificare il possesso di così imponenti beni”. L’operazione di oggi è stata denominata “Belmontino” dalla denominazione dell’agriturismo di Enna realizzato dai Rampulla.

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