Alì Terme, annullata bolletta ”salata” della Tarsu

ALI’ TERME- I componenti della Commissione tributaria provinciale di Messina hanno annullato il pagamento di una bolletta della “Tarsu” (tassa sui rifiuti solidi urbani) che il comune di Alì Terme aveva emesso nei confronti di un utente aliese, P. D., perché ritenuta “infondata”. Il Comune pretendeva il pagamento della Tarsu per l’anno 2005 per un importo pari a 506 euro, ovvero il doppio rispetto al 2004 quando l’utente aveva pagato circa 250 euro.
La cartella era stata notificata alla fine d’agosto 2006 e tempestivamente opposta – dagli avvocati Francesco e Rosario D’Arrigo – in Commissione Tributaria chiamando in giudizio anche la “Montepaschi Serit” di Messina, quale ente deputato alla riscossione. Tale sproporzionato aumento – secondo i legali del ricorrente – era stato causato da una prima delibera del consiglio comunale (la n. 10 del 30 marzo 2005) che aveva modificato il regolamento per l’applicazione della Tarsu, rettificando l’art. 14. In origine tale articolo prevedeva l’applicazione della riduzione del 30% nel caso di uso “stagionale” dell’abitazione. La modifica ha invece comportato l’obbligatorietà della residenza presso l’abitazione, quale condizione necessaria per poter usufruire dell’agevolazione del 30%. Con una seconda delibera, questa volta della giunta municipale di Alì Terme (la n. 29 del 28 aprile 2005), sono state modificate le tariffe per le singole categorie di utenza sulla scorta di un preventivo di spesa di 360.000 euro. Tali spese, rispetto all’anno passato, erano raddoppiate posto che nel 2004 ammontavano a 175.983,20 euro.
Diversi sono stati i motivi e le doglianze del ricorrente anche se la Commissione Tributaria provinciale di Messina ha annullato comunque la cartella di pagamento per un motivo particolare. La Commissione ha infatti osservato che le eccezioni mosse dal ricorrente, in merito alla mancanza di motivazione della cartella di pagamento, erano fondate e meritavano accoglimento. I giudici, infatti, hanno ritenuto necessaria l’esistenza di un generale obbligo di motivazione di tutti gli atti adottati nell’esercizio di potestà pubbliche, in considerazione di «fondamentali esigenze di garanzia e tutela del diritto di difesa, di controllo giurisdizionale dell’attività amministrativa e di imparzialità e buon andamento della Pubblica Amministrazione».
Alla luce di tali princìpi, hanno rilevato i giudici, non può non censurarsi l’operato del Comune di Alì Terme che non indica, nella cartella di pagamento, neppure gli estremi dell’atto dal quale deriva l’obbligazione. La cartella di pagamento, infatti, non contiene quella completa informazione sui dati dell’imposizione fiscale necessaria per poter esercitare il diritto di difesa come voluto dalla legge.

 

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