Nizza Sicilia. Violenza sessuale, 8 anni ad infermiere

NIZZA DI SICILIA – O stai con me o non curo più tuo padre e lo lascio morire. Era questa la minaccia che agitava, secondo l’accusa, per abusare sessualmente di una ragazza che aveva il padre gravemente malato, in cura all’ospedale Piemonte.
Si tratta di un infermiere professionale di Nizza di Sicilia, Antonino Ruota, 53 anni, che è stato condannato dai giudici della prima sezione penale del Tribunale ad otto anni e otto mesi di reclusione con l’accusa di violenza sessuale continuata. La stessa pena aveva richiesto l’accusa, rappresentata dal pm Giuseppe Farinella.
I giudici hanno disposto anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e una “provvisionale” (un risarcimento immediato) di 50.000 euro a favore della parte civile, la ragazza e i familiari, che è stata rappresentata in giudizio dall’avvocato Maria Luisa Avellino. I giudici hanno anche accordato il risarcimento in sede civile.
La vicenda si dipanò tra il marzo e il dicembre del 2000 ed è stata ricostruita dopo il racconto della vittima, una ragazza straniera molto fragile psichicamente e poco più che diciottenne. Il padre della donna, gravemente malato, venne ricoverato all’ospedale Piemonte e qui infermiere e vittima si conobbero.
L’uomo, che in questa vicenda è stato assistito dall’avvocato Francesco Traclò e dal canto suo si è sempre dichiarato innocente, il 27 marzo del 2000 secondo le indagini portò la ragazza in un piano sotterraneo dell’ospedale e abusò sessualmente di lei la prima volta, con violenza, in uno stanzino adibito a spogliatoio.
Poi tutto proseguì perché il padre della ragazza venne dimesso dall’ospedale con poche speranze di vita e l’infermiere venne scelto dalla famiglia, ignara di tutto, per accudire giornalmente il malato terminale anche a casa.
La storia di abusi e violenze andò così tristemente avanti sino al dicembre del 2000, quando la madre della ragazza si accorse che dietro i silenzi e i pianti della figlia c’era qualcosa di grave: capì che quell’uomo in cui nutriva tanta fiducia l’aveva condizionata “minacciando” di non curare più il padre, e aveva ottenuto il suo scopo. La ragazza raccontò tutto, scattò la denuncia, venne individuato l’infermiere professionale, peraltro sempre irreprensibile e molto esperto sul luogo di lavoro, all’ospedale Piemonte.
Tutta questa vicenda è stata ricostruita processualmente in più occasioni: si svolse infatti all’epoca un incidente probatorio davanti al giudice dell’udienza preliminare nel corso del quale venne sentita la vittima delle violenze sessuali; vittima che è stata risentita, nel corso di una drammatica udienza, anche nel corso del processo di primo grado.

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