Messina. ‘Piano casa’, servono 10mila nuove abitazioni

MESSINA – Il sindaco Francantonio Genovese e l’assessore comunale alla programmazione negoziata della riqualificazione urbana, Angela Maria Bottari, nel corso di una conferenza stampa, tenutasi stamani a palazzo Zanca, presenti l’assessore al Decentramento, Alfredo Crupi ed il presidente dell’IACP, Giuseppe Santalco, hanno illustrato i contenuti del Piano casa che il Comune di Messina ha predisposto ed approvato. Secondo quanto previsto dalla legge 9 dell’otto febbraio 2007, che indica tra l’altro interventi per la riduzione del disagio abitativo, il Piano casa, di cui la Giunta comunale ha preso atto nella riunione di Giunta di mercoledì 6 giugno, evidenzia un fabbisogno complessivo per la città di diecimila abitazioni di cui 6.800 di edilizia residenziale pubblica; di questi 3.016 alloggi sono per interventi destinati a nuclei in casette provvisorie e baraccati; 1.390 per emergenze abitative (sfrattati, giovani coppie a basso reddito, disagio sociale etc.) e 2.682 per nuclei aventi diritto in base alle graduatorie generali. Il l4 febbraio scorso è stata pubblicata sulla G.U. n. 37, la legge 8 febbraio 2007, n.9, per interventi connessi alla riduzione del disagio abitativo per particolari categorie sociali. All’art.3 “Interventi dei comuni per l’edilizia sovvenzionata e agevolata e per la graduazione degli sfratti” si prevede che entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge, le regioni su proposta dei comuni individuati nell’articolo 1, sulla base del fabbisogno di edilizia residenziale pubblica, un piano straordinario articolato in tre annualità da inviare ai Ministeri delle infrastrutture e della solidarietà sociale e al Ministro delle politiche per la famiglia. La città di Messina vive una condizione abitativa particolare nel panorama siciliano e nazionale. Ad un secolo dal terremoto del 1908 sopravvivono baracche ed abitazioni provvisorie in calcestruzzo del dopo terremoto. A queste si sono aggiunte le baracche realizzate nel 1945 a seguito della distruzione bellica. Nonostante alcuni significativi interventi abitativi, nella città di Messina 3016 nuclei familiari vivono ancora in baracche esistenti dalle periferie degradate al centro della Città. All’interno di questa già drammatica situazione va collocata la nuova domanda abitativa sviluppatasi nel corso degli anni a seguito di nuovi fattori sociali, a partire dalle nuove fasce di povertà che si sono aggiunte a quelle tradizionali. Su richiesta dell’Amministrazione Comunale è stata approvata nel 1990 la Legge regionale n. 10/90 e successivamente la L.R. n. 4/2002 “Interventi di riqualificazione delle aree degradate del Comune di Messina”. Il Comune di Messina ha così potuto provvedere ad individuare le aree nelle quali, esistendo grossi fenomeni di degrado urbano derivante in parte dalla presenza di baracche e casette in calcestruzzo, era urgente operare una riqualificazione urbanistico edilizia ed ambientale. Sono stati individuati e delimitati sette ambiti, oggetto di relativi piani particolareggiati di risanamento, con l’obiettivo di ridurre la frammentarietà delle aree baraccate censite, di inserire le zone di ristrutturazione urbanistica e di avviare un processo di recupero e riqualificazione complessivi delle aree degradate della città. All’interno della complessa azione di recupero e riqualificazione sono stati realizzati negli anni, insieme alle relative opere di urbanizzazione primaria e secondaria, anche 500 alloggi di E.R.P. Le risorse finanziarie messe a disposizione della legge regionale, ancora operante, sono del tutto insufficienti ad affrontare in modo risolutivo l’emergenza abitativa della città di Messina, trattandosi di risorse destinate alla riqualificazione complessiva delle aree degradate. Il fabbisogno e la previsione di alloggi – L’emergenza abitativa limitatamente agli sfratti nel Comune di Messina, secondo i dati parziali in possesso dell’Assessorato alle Politiche della Casa, è rappresentata per difetto da un totale di 770 nuclei familiari. Gli sfrattati, secondo il dato fornito dal competente Tribunale per le procedure esecutive di rilascio per finita locazione degli immobili ad uso abitativo, sono 530 (dato del 2006), a cui vanno aggiunti 120 procedimenti amministrativi di rilascio per occupazione abusiva da parte del Comune, 120 da parte dell’I.A.C.P., 120 famiglie sfrattate da case in affitto senza regolare contratto, secondo il dato desumibile dalle domande presentate dalle stesse. A tale dato va aggiunto quello derivante dai senza tetto, anziani, diversamente abili, immigrati, giovani coppie per un totale di 620 nuclei familiari. Ma la stima complessiva dell’emergenza abitativa, nelle sue più varie forme (senza casa, baraccati, graduatoria generale, richiedenti di interventi di edilizia convenzionata agevolata, sfrattati, beneficiai del sostegno economico per l’affitto …), riguarda a Messina ormai circa diecimila famiglie, dato, che per le dinamiche sociali in atto, è destinato a crescere ulteriormente negli anni. Il disagio crescente delle famiglie esposte ai canoni di affitto in regime di libero mercato è, infatti, il dato significativo della nuova questione abitativa. La liberalizzazione del mercato degli affitti con la legge 431 del 1998 non ha prodotto, come ormai da più parti si fa rilevare, effetti virtuosi e di calmieramento del mercato ma l’esatto opposto, una crescita incontrollata dei valori dei canoni. La crescente presenza di immigrati regolari determina una domanda aggiuntiva di sostegno pubblico nelle varie forme possibili. Cresce il numero delle case ma cresce anche il disagio abitativo, determinando un paradosso solo apparente in quanto proprio il ciclo espansivo del mercato immobiliare ha alimentato almeno in parte il disagio abitativo. Sul fronte dei canoni, la legge 431 del 1998, di riforma del sistema dell’affitto, ha liberalizzato i canoni contribuendo così ad aumentare la redditività degli immobili concessi in affitto. Redditività cresciuta così tanto da rendere inapplicabile, perché non conveniente per il privato, tutta quella parte della legge che puntava a calmierare il mercato utilizzando degli incentivi a favore della proprietà. I costi di questo processo gravano sulle famiglie in affitto ma anche su quelle che comprano casa indebitandosi con i mutui. La domanda tradizionale di alloggi collegata all’andamento nella formazione dei nuclei familiari costituisce una voce rilevante e cresce anche in condizioni di stasi demografica, in virtù della scomposizione dei nuclei familiari in un numero di componenti sempre minore e a causa della forte crescita dei nuclei monopersonali. A questo segmento di domanda si è aggiunta la domanda di alloggi per le fasce sociali medie: quella delle famiglie che risultano sempre più schiacciate dal rapporto tra il reddito ed il canone di affitto/rata di mutuo. La questione abitativa oggi si presenta in modo del tutto diverso dal passato e richiede, per questo, capacità di innovazione nella formulazione delle politiche urbane per la casa ed un rinnovato protagonismo del soggetto pubblico, non tanto o non solo nel predispone direttamente delle soluzioni, quanto nel porre in essere le condizioni perché si attivino risposte in grado di corrispondere ai caratteri con cui si presenta la nuova questione abitativa. La realizzazione di alloggi a basso costo si configura come una delle misure sulle quali pone attenzione e da inserire tra le priorità dell’azione amministrativa. Essa consente di rispondere alla domanda di chi ha un reddito troppo alto per l’edilizia residenziale pubblica, ma troppo basso per accedere ai valori di mercato, dell’affitto o dell’acquisto. Si tratta di dare risposte concrete ai bisogni di specifici gruppi sociali che considerano la casa come un bene d’uso. Si deve affiancare all’offerta di alloggi a canoni sociali, per altro sempre più limitata, e a quella a canoni di mercato, un’offerta di alloggi a canone intermedio. Allo stato attuale, il fabbisogno degli alloggi secondo la varie tipologie di intervento dell’Assessorato, sulla base della documentazione in possesso e delle istanze pervenute, risulta così suddiviso:Casette provvisorie del terremoto del 1908 e baracche post-terremoto e post-belliche: 3016 alloggi. Emergenze abitative 1390, così suddivise: sfrattati 770 alloggi; richieste di alloggio ai sensi della L.R.68/91:100 alloggi; emergenze abitative da disagio sociale: 200 alloggi; immigrati regolari: 150 alloggi; anziani soli: 70 alloggi; giovani coppie a basso reddito: 100 alloggi. Nuclei aventi diritto in base alle Graduatorie Generali: 2682 alloggi; tale graduatoria va ulteriormente verificata, in quanto all’interno di essa possono essere presenti anche nuclei familiari inclusi in altre fattispecie. La proposta – La Giunta Comunale ha approvato la delibera 166 del 22 Febbraio scorso “Approvazione cofinanziamento in attuazione del D.M. 16-03-2006 per la sottoscrizione dell’accordo di programma per la realizzazione di interventi speciali finalizzati alla realizzazione di alloggi sperimentali e a progetti speciali per aumentare la disponibilità di alloggi di edilizia sociale da destinare prioritariamente ai conduttori assoggettati a procedure esecutive di rilascio in possesso dei requisiti di cui all’art. 1, comma 3, del decreto legge 27 maggio 2005, n. 86, convertito con la legge 26 luglio 2005, n. 148 come integrato dall’articolo 2, comma 3 del decreto legge 1 febbraio 2006, n. 23. convertito con la legge 3 marzo 2006, n. 86, nel Comune di Messina”: L’accordo di programma è in corso di sottoscrizione tra il Ministero delle Infrastrutture e il Comune di Messina. Lo stesso accordo di programma deve intendersi come parte di un programma straordinario per l’emergenza abitativa di cui l’Amministrazione Comunale ritiene indispensabile ed indifferibile dotarsi al fine di poter dare risposte concrete alle crescenti problematiche rappresentate dalle necessità del “fattore casa”. Si ritiene opportuno infondere una più rapida azione, per procedere all’attuazione di quegli strumenti necessari, e applicare procedure innovative per intervenire con nuovi interventi abitativi, in grado di rispondere alle molteplici esigenze emerse, con particolare riferimento alla diversa articolazione dell’offerta locativa, al rispetto dei tempi di realizzazione e alla qualità architettonica ed edilizia degli interventi, mirando ad una più globale riqualificazione dei tessuti urbani, soprattutto delle periferie. Le modalità attuative di tale programma sono realizzabili, con un intervento straordinario di 7088 alloggi di cui 5698 unità da assegnare con i criteri dell’edilizia sovvenzionata e per 1390 unità da concedere in affitto a canone concordato e canone solidale. L’ulteriore e diverso fabbisogno abitativo dovrà essere soddisfatto attraverso interventi di edilizia convenzionata agevolata. Il piano casa approvato dalla Giunta si propone quindi i seguenti obbiettivi fondamentali: l’eliminazione delle baracche; la salvaguardia del diritto ad una abitazione per le famiglie a basso reddito; l’ampliamento dell’offerta di abitazioni in “affitto a canone concordato” per le famiglie con redditi medio-bassi; l’incremento di alloggi da porre in vendita “a prezzi convenzionati” per le famiglie con redditi medi e medio-bassi. Una particolare attenzione si intende dedicare agli anziani, agli studenti fuori sede, alla popolazione immigrata, per i quali si ritiene necessario incentivare la realizzazione di complessi abitativi con annessi servizi integrati (culturali, sociali, ecc.). La proposta consiste in: 1) interventi per la realizzazione di edilizia sovvenzionata (sfrattati – finanziamenti statali); 2) affitto alloggi nell’ambito di un piano di interventi complessivi che interessi, attraverso specifici avvisi pubblici, più soggetti imprenditoriali; 3) acquisto alloggi nell’ambito di un piano di interventi complessivi che interessi, attraverso specifici avvisi pubblici, più soggetti imprenditoriali; 4) interventi di recupero di immobili esistenti; 5) alloggi da realizzare nell’ambito di un piano di interventi complessivi che interessi, attraverso specifici avvisi pubblici, più soggetti imprenditoriali; 6) interventi per la realizzazione di alloggi per “baraccati” di edilizia sovvenzionata da finanziare in parte attraverso la L.R. 10/90 e 4/2002 a valere sui prossimi bilanci della Regione Siciliana, in parte attraverso finanziamenti statali; 7) interventi per la realizzazione di alloggi sulle aree destinate al PEEP a saturazione degli stessi, ripartiti per il 20 % in social housing e 80% attraverso i tradizionali operatori della legge 167/62, con l’intesa di realizzare alloggi in affitto concordato per il 30% e il 70 % in edilizia convenzionata. Il programma prevede iniziative attuative diversificate, anche innovative e sperimentali capaci di coinvolgere le realtà sociali consolidate circostanti, azioni promozionali presso il sistema bancario, l’attivazione di fondi etici ecc.

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