Taormina, Montezemolo: ”Uno Stato vecchio e pesante”

Taormina – Nel corso della giornata conclusiva del forum di Confagricoltura a Taormina,  Luca Cordero di Montezemolo, poresidente nazionale di Confindustria, non ha lesinato energie nel bacchettare la classe parlamentare. “Abbiamo uno Stato troppo pesante, troppo complicato, troppo vecchio. Chiunque sia il pilota di questa macchina, se il mezzo non è competitivo non vince. Qui non stiamo chiedendo denaro ma di essere messi nelle condizioni di fare il nostro lavoro. Non è possibile per i prestiti bancari dover dare in garanzia nostra suocera”: così Montezemolo, si è rivolto al presidente dell’Abi, Corrado Faissola, al quale ha destinato un invito: “Le banche devono fare la loro parte”, nel sostenere cioè le imprese. Accanto a Montezemolo, per il dibattito su “Che cosa dà e cosa chiede l’impresa in Italia”, sul palco del summit “Il futuro fertile” anche l’on. Gianni Alemanno, di An, Fabio Cerchiai (presidente di Ania) Maurizio Sacconi (senatore di Forza Italia) e Federico Vecchioni (presidente di Confagricoltura). Ma la scena è stata tutta per lui, per il capo di Confindustria.
A moderare i lavori Bruno Vespa che non si è lasciato scappare l’occasione a fine discorso di Montezemolo per dire “bene, avete assistito al discorso del futuro candidato premier..”.
Il patron della Ferrari strappa applausi a ripetizione e lo fa pure al cospetto di una parte di platea che qualche critica, in verità, gliela aveva timidamente mossa in sua assenza nelle prime 48 ore di forum: le parole di Montezemolo a Taormina sono “stoccate” che riscuotono un consenso vero. L’affondo è sui conti pubblici. “Bisogna pensare a migliorare subito i conti pubblici, perchè errare è umano ma perseverare è diabolico, ed è questa la storia italiana”. “Più si abbassa il debito pubblico – ha aggiunto Montezemolo – e più le tasse potranno servire a dare servizi ai cittadini, non a ripianare il debito”. L’Italia di Montezemolo ha bisogno, insomma, di riforme strutturali e urgenti come quella dello Stato, ma “non si può pensare di fare delle riforme senza mai tagliare le spese improduttive”. E “non si può continuare ad avere le spese correnti e il debito pubblico più alto d’Europa senza fare dei seri recuperi d’efficienza”.

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