Un bravo al ministro Paolo Gentiloni

Il 2007 comincia bene per chi sta dalla parte dei bambini, della famiglia e della libertà responsabile. Paolo Gentiloni, ministro delle comunicazioni, ha firmato un decreto per arginare la pedopornografia in internet. Il decreto entrerà in vigore entro 60 giorni, durante i quali gli internet provider dovranno dotarsi dei sistemi adeguati per oscurare i siti pedoporno entro 6 ore dalla comunicazione ricevuta. Per dirla semplice, il governo ha deciso che la spazzatura che ammorba la rete va eliminata e i provider devono collaborare a fare gli spazzini. La notizia è positiva per almeno tre motivi. Primo, è un decreto dalla parte dei bambini, che non votano, non pagano le tasse, non si organizzano in lobby, non devono avere troppi amici tra i radicali (quindi niente digiuni, sit-in o campagne sulla stampa amica) e quindi rischiano di essere dimenticati. Che non basti è evidente, però è un buon inizio. Come continuare? Tra i tanti modi, ci permettiamo di suggerirne un primo che non solo farebbe del bene ai bambini, ma farebbe guadagnare al governo la gratitudine e la simpatia di tante famiglie serie e responsabili, gratitudine e simpatia che almeno alcune frange della coalizione di governo sta facendo di tutto per alienarsi. Accanto alla repressione, la promozione: fornite alla Rai le risorse necessarie per produrre ore e ore di tv di alto livello per bambini e ragazzi. Diventiamo i primi al mondo in questo. Risorse, dove reperirle? A costo di suscitare i sorrisi di compatimento di certi inossidabili telemandarini, una milionata in meno al divo irrisorio o al reality-trash, e una milionata in più per bambini e ragazzi, a settori televisivi dove professionisti sensibili e intelligenti sono lì a raschiare il barile. E ancora, incoraggiate e premiate i siti internet per bambini; e i giornali per bambini (stiamo pensando non soltanto a Popotus, che c’è, ma ai “Popotus” che non ci sono e nessuno fa) perché, al pari degli adulti, anche i bambini sono cittadini e hanno diritto a un’informazione a loro misura. In altri termini, i bambini hanno bisogno non solo di essere protetti dagli sfruttatori, ma di poter contare su amici che producano informazione e intrattenimento per loro; e se la cosa non rende una barca di quattrini, pazienza. Secondo, è un decreto dalla parte della famiglia, al singolare, quella che ha dei figli e se ne sente responsabile, ma per il modo in cui sono organizzate le nostre giornate, con entrambi i genitori al lavoro e assenza di parenti che si prendano cura dei ragazzi, può essere una famiglia che educa ma non una famiglia poliziotta in grado di controllare tutti gli accessi a mass-media sempre più pervasivi. Anche la famiglia più responsabile ha bisogno della collaborazione di operatori dei mass-media e governanti responsabili. Terzo, è un decreto che ricorda a tutti come la libertà senza responsabilità, una libertà a servizio soltanto del desiderio – qualsiasi esso sia – dell’individuo e che se ne freghi del bene comune non è libertà ma arbitrio. Il principio dovrebbe valere sempre, in ogni circostanza e per ogni materia. A maggior ragione per i bambini. Bravo Gentiloni, avanti così. Adesso però non fermarti.

 

 

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