Alì Terme. Sviluppo del territorio, un ‘film’ già visto

ALI’ TERME – Qualche giorno addietro si è svolto ad Alì Terme nel salone delle Terme Granata, un convegno-dibattito sullo sviluppo del territorio ionico. Interessante nei contenuti, indiscutibilmente, ma che, purtroppo, rimarrà una delle tante iniziative volute da ”uomini di buona volontà”. E nient’altro. Una risposta merita uno dei relatori, Giuseppe Gugliotta, presidente dell’associazione, ”Costa Blu”, che si occupa di stimolare quei ”buoni propositi” necessari per far cambiare il volto di realtà che continuano a rimanere mortificate per incapacità e inerzia di coloro che negli anni hanno avuto il ”potere” di gestire il territorio. Gugliotta, che per motivi di lavoro abita lontano dalla Sicilia, non si è reso probabilmente conto che qui, da noi, non abbiamo più bisogno di ”pensatori” ma di gente con le ”braccia”, che inizi a lavorare seriamente. Gugliotta ci rimprovera che, giornalisticamente, abbiamo snobbato il convegno. Non è vero perché è stata una scelta ponderata e consapevole, per il semplice motivo che siamo stufi di ”prediche” che ci hanno riempito le tasche. Gugliotta, probabilmente, non ha il polso della realtà: provi a stare qui con noi dodici mesi l’anno e così si renderà conto in quale contesto si è costretti ad operare. a tutti i livelli. E ancora, all’amico Gugliotta assicuriamo che sappiamo gustare e apprezzare le ventate di aria pulita e che questa emittente non è mai venuta meno al dovere di informazione, intestandosi battaglie di grande respiro sociale attirandosi le antipatie e i veleni di molti. Su una cosa siamo d’accordo con Gugliotta, quando dice che continuiamo a respirare ”aria politica inquinata”. Vero è. Però… però Gugliotta deve accettare le critiche, altrimenti pecca di presunzione come quando ci rimprovera che non siamo in grado di distingere l’aria pulita. Stia tranquillo Giuseppe Gugliotta che, come accennato prima, l’aria buona sappiamo assaporarla per il semplice fatto che giornalmente – come dice Gugliotta –  respiriamo aria inquinata. Per dimostrargli che della libertà di stampa ne abbiamo fatto una bandiera con costi altissimi, pubblichiamo qui di seguito l’intera relazione che Gugliotta ha proposto durante il convegno di Alì Terme.
”Mi auguro, che questi pochi minuti che trascorreremo insieme – ha esordito Gugliotta –  non lascino la sensazione di avere assistito al solito dibattito, fatto di buoni propositi o, per altri scopi, per poi, tornarcene a casa con l’idea di aver ascoltato le solite chiacchiere perché tanto non cambierà nulla. Spero non sia così. Per abitudine ho sempre pensato che la vita è fatta si, di buoni propositi ma che sono soltanto i gesti concreti e non le chiacchiere, quelli che ci consentono di crescere e di migliorarci. Mi auguro pertanto, alla fine di questa serata, di salutarci tutti, avendo percepito la consapevolezza che si può cambiare, in meglio, soltanto quando, anziché dividerci, daremo tutti, cittadini e istituzioni il nostro contributo costruttivo per un obiettivo comune. E mi fa piacere pensare che, se siamo qui, è perché avvertiamo la voglia di questo cambiamento. Questo obiettivo comune come ci ricorda il titolo del nostro incontro è “valorizziamo il nostro paese.”       

 

Pochi giorni fa, leggevo una notizia su internet , parlava di un  finaziamento di 42 milioni di euro, circa 81 miliardi delle vecchie lire, destinati a Trappitello di Taormina, grazie alla sottomisura 4.19 della delibera regionale 404 del 2004 che parlava di “azione di riqualificazione del potenziamento dell’offerta turistica” e che ha visto, ancora una volta, esclusi i nostri paesi. Serviranno per la realizzazione, di un hotel da 310 posti letto e 172 mini appartamenti, con una ricettività complessiva di circa 1000 persone, il tutto, attorno a quello che sarà determinante per quegli investimenti: un campo da golf di 18 buche per offrire ai turisti anche uno svago élite, oltre alle incomparabili bellezze di quella che è, e rimane la regina del turismo siciliano.
 
Nell’apprendere questa notizia, mi sono detto: ci risiamo! Mentre i nostri paesi tra Scaletta e S. Alessio rimangono in arida siccità, continua la pioggia di milioni su Taormina. Pioggia di pubblico denaro a sostegno di investimenti privati, per creare altri posti letto, sempre e comunque da una parte.

Sia chiaro, non è che la cosa mi dispiace, anzi sono convinto che sia una buonissima idea che valorizzerà ancora di più quel territorio, purché si faccia nel rispetto dell’ambiente, anche se penso che non ne abbia bisogno. Sono ben altre le cose che mi dispiacciono e per le quali l’associazione che mi onoro di presiedere che si chiama Costablusiciliaonlus, cercherà  sempre di battersi, nella speranza, non soltanto, di dare un contributo ai comuni e agli Enti per alimentare un dibattito sul futuro della nostra provincia, ma, se sostenuta, per cercare di realizzare, concretamente, opere di promozione e  valorizzazione del nostro territorio ionico. Ho voluto fortemente questa onlus per far si che parte delle risorse economiche, maturate in questo territorio, rimangano qui, a sevizio della collettività e non vadano disperse nelle casse dello stato. Una sorta di devolution fiscale, con la convinzione che solo attraverso un messaggio comune, riusciremo a valorizzare tutte
le enormi risorse di cui disponiamo.

Questo messaggio comune, io lo inteso chiamare Costablu, per tutto quello che mi ispira il colore del mare, tutte le volte che ho la fortuna di ritornarvi. Poi, possiamo chiamarlo come vi pare, l’importante è che venga percepito all’esterno, come avviene per altre regioni, come un’unica vasta zona da Scaletta a Capo Schisò, di attrazione turistica, qualificata, sia costiera che montana, senza steccati. Ecco perché ho voluto creare lo slogan “Non solo Taormina ma Costablu”
 
Quando un po’di anni fa, in virtù di una esperienza vissuta in altre regioni, ho iniziato a parlare e scrivere di una politica consortile, quale unica possibilità che ci potesse consentire di migliorarci, non vi era nulla di tutto questo. Oggi mi fa piacere, per esempio, apprendere che proprio la settimana scorsa a Furci, si sia tenuto un dibattito denominato “Tra Capo a Capo” che affronta queste tematiche. Significa che quella scintilla di cui parlavo, due anni fa, nel mio libro, si è finalmente innescata. 

Ma per tornare a quello che MI DISPIACE, nell’apprendere la notizia di Trappitello, come dicevo prima, è che, mentre a Taormina si aggiungono, altri posti letto, la disponibilità totale valutata in strutture alberghiere e bad e brakefast,  tra Scaletta e S. Alessio, e parliamo di circa 18 chilometri di costa, attualmente, pare, correggetemi se sbaglio, non raggiungano le 400 unità.

E’ non tutto qui.Quello che mi dispiace e che per viaggiare nei i nostri paesi, occorre essere degli Shumacher e attraversarli, soprattutto con gli specchietti laterali chiusi, per via di una  autentica mulattiera, occupata, per altro, da macchine in sosta tutto il giorno per la totale assenza di parcheggi e di una viabilità alternativa, che non possono essere i lungo mare.

Quello che mi dispiace è, che per salire a Fiumedisi o Ali Superiore, occorre passare ancora sotto ponticelli di pochi metri e fermare le corriere.

E quello che mi dispiace e che, spero si risolva presto, è che mentre si finanzia il superfluo, si rischia di perdere o di rimandare nel tempo opere prioritarie come lo svincolo autostradale di Ali Terme! Anche se qui dovremmo aprire un dibattito sulle problematiche, in termini di congestione di traffico e di parcheggi, a cui saranno chiamati i nostri paesi, in particolare Nizza, Alì Terme e Fiumedinisi. Che già ci vedono, in alcuni periodi estivi, completamente nel caos. 

 

 

Quello che mi dispiace, è che spero si risolva già dal prossimo anno, è, che si parla di turismo, ma si continua a vedere la spazzatura galleggiare nel nostro splendido mare in spiagge poco servite e sporche. E’ che la stagione estiva per i nostri operatori si concentra solo in venti giorni l’anno, sostenuta prevalentemente dal ritorno dei compaesani. 

Quello che mi dispiace, ed è la cosa più importante, per la quale il mio impegno sarà costante,avendolo vissuto sulla mia pelle, è che per i nostri giovani le opportunità di lavoro sono sempre altrove! 

Potrei continuare ma mi fermo per il momento qui… E’ tutto questo per poi  sentirmi dire da autorevoli esponenti Taorminesi… e ma, da voi d’estate è un caos e fuori stagione non c’è neanche un bar aperto, che cosa li portiamo a fare i turisti.. voi, miglioratevi, proponetevi, siate degni di Taormina.

Il quesito che vorrei porre all’attenzione di questa serata è proprio questo:
Cosa siamo noi rispetto a Taormina? In fondo parliamo di una località a circa venti chilometri da qui. Venti chilometri, con una adeguata viabilità si attraversano in venti minuti. E’ un po’ come muoversi a Messina tra un ufficio all’altro, anzi ce ne vogliono molti di più.
Ora, prendendo spunto dall’unione dei comuni, che intende giustamente mettere in pratica il concetto di grande città e che qui vediamo, questa sera, rappresentata dall’autorevole presenza del suo presidente  del consiglio dott. De Tommaso che ringrazio della partecipazione, proviamo  ad  immaginare l’unione di questi piccoli paesi come se fossero una grande città, più o meno, correggetemi se sbaglio..di 65000 abitanti? Quindi rispetto a Messina che ne conta 236000, dovremmo, negli spostamenti, essere facilitati. E invece non è così! Venti chilometri, percorsi con fatica e non in venti minuti, ed è come se, attraversando uno Star Gate, entriamo in un altro mondo. Quei venti chilometri, corrispondono a un distacco, in termini di sviluppo, di ambiente, di valorizzazione, di qualità della vita, a voler essere ottimisti a vent’anni.

Ma proviamo a immaginare come si sviluppa una città di 65000 abitanti. Tutti sappiamo come sono composte le città: esiste il centro storico, i centri commerciali, le zone industriali, gli ospedali, la viabilità stradale, le linee dei bus, e il porto, se si trova sul mare. Poi ci sono i quartieri di lusso, con le vie di lusso, i negozi di lusso gli alberghi di lusso e… i quartieri poveri, emarginati di solito nelle periferie, con le case senza intonaco, pericolanti, le strade strette e senza asfalto, senza marciapiedi, i ghetti dove vive la povera gente, che proprio perché non possiede nulla è dimenticata da tutti. Dove non ci si va perchè è pericoloso e se occorre attraversarli meglio sorvolarli magari con una bella autostrada.

Ora, Che cosa sono in questo contesto i nostri paesi da Scaletta a S. Alessio? Possiamo definirla la periferia povera di questa ipotetica città, che vede Taormina e il suo sviluppo turistico schiaffeggiare quotidianamente i nostri sogni?

Be a fare un bilancio di cosa sia stato fatto per i nostri paesi, in questi anni, in termini di infrastrutture con pubblico denaro, cioè raccolto con le tasse di tutti, c’è poco da dire: Non siamo nulla! Certo, in alcuni casi si sono realizzate strade di montagna, ma per quanto riguarda la costa, viaggiamo sempre sulla medesima strada da quando sono nati i paesi costieri. Strada, dove mio nonno viaggiava, 55 anni fa, con il carretto mentre adesso, andiamo tutti in macchina. Per non parlare poi della totale assenza di una politica occupazionale. E, tra quattro anni nel 2010, Alì Terme, toccherà i cento anni di storia, una parte di essa ben descritta dal bellissimo libro della signora Di Nuzzo,

Ma non possiamo negare che nel frattempo qualche altro cambiamento nel paesaggio c’è stato, sapete cosa? Sono i ponti dell’autostrada che sono stati progettati addirittura sopra le nostre case, sopra le nostre teste. Tagliando, incuranti, i nostri paesi come una lama e penalizzandone lo sviluppo. E come se non bastasse ora si parla di metterci sopra anche dei bei ponti ferroviari per realizzare i binari veloci… veloci appunto, per arrivare prima, ma non da noi, sempre da un’altra parte. Il progresso, signori, avanza, inesorabile creando privilegi ma anche dei prezzi da pagare e l’impressione che ho è che a pagare saranno sempre i nostri paesi. Speriamo che non ci danneggino le falde termali con le trivellazioni o che non ci rovinino Capo Alì come si sta già facendo, con massicciate orrende buttate qua e la. E’ su questo credetemi, occorrerà vigilare affinché non accada. A volte faccio fatica a scacciare dalla mente l’idea che tutto ciò non faccia parte di un vero e proprio piano voluto appositamente. Questa zona di sottosviluppo turistico deve rimanere, sempre indietro, per dare più lustro a Taormina. E mi rendo conto che amministrarla in queste condizioni non è facile. Ma che proprio per questo, l’impegno e le capacità di chi si assume l’onore e l’onere di amministrarli, non debba poi esser ordinario ma straordinario. Anche se comunque, vorrei avere un giorno il piacre di conoscere chi ha stabilito le località a cui assegnare la sottomisura 4.19 di cui parlavo prima.

Ma siamo veramente la periferia povera? Poveri sono quelli che non possiedono nulla. E questi nostri paesi, non possiedono proprio nulla? Non contano proprio nulla? Non hanno nulla da offrire ai cosi detti ricchi?

Hanno molto da offrire invece e se, inseriti in un progetto di sviluppo integrato, ognuno con delle risorse diverse. Fiumedinisi la sua tradizione popolare e lo sta facendo bene con un esempio da imitare. Nizza, Furci e Scaletta, la pescacultura sia turistica che a servizio dei ristoranti oltre al commercio. Roccalumera e Sciglio con il loro verdello. E via via cosi per gli altri. Per non parlare delle ricchezze, non solo paesaggistiche, ma anche storico monumentali che riposano nella nostra costa.

Bene dopo questa lunga ma doverosa premessa e lasciando da parte questi paesi, vengo al tema della serata:

Come possiamo valorizzare Alì Terme? Che cosa ha da offrire il nostro paese e non solo al turismo, ma anche e soprattutto a se stessa e a questa ipotetica città di 65.000 abitanti oltre che a Messina? Che ruolo può svolgere in questo contesto?

Osserviamolo bene, vediamolo e soprattutto proviamo ad analizzare quali ricchezze possiede. Cercherò di racchiudere questo concetto in una sola parola “IL TERRITORIO” si signore il territorio, sia in superficie che in profondità. Un territorio, per fortuna, ancora integro dove non vi è stata speculazione selvaggia o opere dannose, a parte i ponti dell’autostrada o l’attuale zona artigianale e che quindi, siamo in tempo a progettare, a nostra misura, seguendo un percorso di sviluppo integrato che ci consenta una qualità di vita unica nel suo genere, diversa dagli altri paesi.
Perché abbiamo zone, dove potrebbe nascere, in pieno centro, per la nostra gente, un quartiere residenziale, con negozi, per l’avvio del commercio. Questo posto si chiama: u vadduni i mastrugugghiammu, altro che ici a mollerino con speculazioni esterne.

Perché abbiamo zone, dove può nascere un distretto artigianale di facile accesso e soprattutto in comune con Nizza e Fiumedisi, per contenerne i costi, senza disturbare il paese. Questo posto potrebbe essere collocato proprio a ridosso dell’uscita dell’autostrada dal Tiro a segno in su.

Perché abbiamo zone, dove può nascere una darsena con porto turistico bonificando finalmente il torrente nisi e il cantiere navale. A servizio di tutta la costa poiché facilmente raggiungibile anche dagli altri paesi, attraverso il futuro svincolo autostradale

Perché abbiamo una delle spiagge più belle in assoluto della costa blu. Il turismo balneare si fa anche con le spiagge, ne abbiamo un esempio di cosa avviene la notte dei falò, di quanta gente si riversa sulle spiagge nel bisogno interiore di vivere spazi aperti in assoluta libertà. E a Taormina non ci sono spiagge.

Perché abbiamo, soprattutto grazie alla lungimiranza di qualche nostro predecessore, uno dei lungomare più belli della costa che se progettato adeguatamente, può offrire non solo piacevoli passeggiate pedonali e ciclabili ma anche, parcheggi sotterranei, piazze e possibilità di sviluppo di attività turistiche in quanto, in gran parte, le abitazioni hanno tutte una doppia entrata, sia dalla nazionale, che dal lungo mare.

 

Perché abbiamo Capo Alì, oasi naturale d’incomparabile bellezza paesaggistica da proteggere e valorizzare, come dicevo prima, Dove si possono realizzare escursioni subacquee,i cosi detti percorsi diving. e farla diventare area marina protetta.

Perché abbiamo il vento canale. Anche il vento canale è una risorsa ( sapete quanti turisti- velisti scelgono le loro vacanze in luoghi ventilati?)

Perché abbiamo il limone interdonato e le zone agricole che, se sviluppate in settori specifici, sfruttando il clima, e grazie alle strade, rappresentano un volano inesauribile.

Perché possiamo interagire con Alì Superiore, Fiumedinisi , Itala, per un turismo campestre e montano con l’attrattiva di monte scuderi in continua espansione.

Perché abbiamo la Beata Madre Morano per un turismo religioso di altrettanta importanza.

E a tutto questo, mi verrebbe da aggiungere anche: perché abbiamo Mollerino. Ma le vicende di questi anni, mi fanno pensare che, nonostante sia territorio Aliese. Non sia veramente da considerare una nostra risorsa o per lo meno non lo diventerà a breve. E se per diventarlo, occorrerà sottostare a “regole” seppur legittime, privatistiche. Allora preferisco è, questa è una mia opinione che non conta nulla, preferisco non considerarla una vera risorsa per il paese.
 
E poi, e poi…come avrete notato, non ho ancora parlato del bene più prezioso, Le Terme, e del ruolo che possiamo esercitare non solo per il turismo, come dicevo prima, ma anche per quella reale città di 65000 abitanti oltre che per Messina. Sono anni che si parla, di come sfruttare le terme. Ognuno in questi anni ha provato ad esporre la sua ricetta, ma siamo ancora qui con la realtà che osserviamo amareggiati pensando sempre a cosa potrebbe essere ma non è. A cosa potrebbe essere per noi, ma soprattutto per i nostri figli. Il ruolo che possiamo e che dobbiamo esercitare a mio avviso, è quello che madre ci ha donato ma che ancora non siamo riusciti a sviluppare… Quello, del ” Distretto della salute e del benessere pscofisico”. 

Perché, prima ancora di parlare di sviluppo turistico legato appunto alle terme e di come realizzarlo, poniamoci però questa riflessione: Quanti abitanti di questa reale città di 65000 persone rappresentata dall’unione dei comuni hanno usufruito in questi anni
di questa importante risorsa naturale? Sarebbe interessante avere questo dato. Qui ci sono autorevoli medici a cui vorrei rivolgere questa domanda che non è accusatoria sia chiaro: quanti dei vostri pazienti sono stati indirizzati nelle attuali strutture termali? Sono convinto invece che se si fa un’altra ricerca scopriamo che molti di questi abitanti hanno avuto la loro prima esperienza termale fuori da qui a Chianciano, Montecatini,  nel Trentino o in Romagna

E tutto questo perché? Possiamo immaginarla la risposta. Senza offesa per nessuno. Ma perché si è sempre ritenuto che qui non esistono analoghe strutture come le città che ho nominato prima. Eppure vi era un tempo, che io ricordo, dove si fermavano i treni importanti e i turisti venivano accompagnati alle terme in taxi.

L’altra riflessione che vorrei lanciare è la seguente: per quale motivo questa notevole risorsa non è stata mai valorizzata? Io una risposta me la sono data. Perché è sempre dipesa solo ed esclusivamente dalla forza economica dei privati. Così, dopo anni e anni, siamo finiti in questa condizione, in questo cul de sac e cioè che il comune non è mai intervenuto per reperire risorse, inseguendo chimere, e il privato non è stato mai nella condizione di svilupparla adeguatamente. E a farne le spese è sempre e solo la nostra gente i nostri figli.

Ora, io ritengo, non me ne voglia qualcuno, che questa risorsa non sia ne pubblica ne privata ma appartiene al paese e alle sue generazioni presenti e future. E tutti quelli che la gestiscono hanno il dovere di non disperdere questo patrimonio collettivo, di non considerala solo cosa propria. E chiunque non è in grado di farla diventare risorsa economica per il paese, se vuole bene a questo paese, delle due l’una o si aggrega a un progetto sicuro, concreto, da qualunque parte arrivi, o si fa da parte. Perché oggi i tempi sono maturi. C’è una legislazione Europea che ci viene incontro ma che ci obbliga, anche, attraverso la carta sanitaria Europea, a dei parametri. Ma di questo ne discuteremo più avanti.     

Questa analisi non vuole essere un atto d’accusa per nessuno, a me non interessa guardare indietro e polemizzare su ciò che poteva essere fatto e da chi, a me interessa proporre progetti concreti che ci consentono di valorizzare questa risorsa e con lei tutto il paese.  Ora io propongo: Non stiamo ad aspettare quello che non arriverà mai.

Pensiamo invece a quante e quali possibilità ci offre questo nostro territorio. Osserviamolo bene, ve ne sono molte e tutte, se sviluppate, di notevoli valore occupazionale.  Faccio un esempio concreto. Abbiamo una zona dove facendo interagire due esistenti attività può nascere un parco termale, non sto parlando di Mollerino ma dell’unione tra il Baglio e l’albergo Marino. Strutture esistenti, complementari, che possono integrarsi benissimo diversificandone l’accoglienza per offrire cure termali anche ai cosi detti camperisti.
Qualcuno arriccia il naso lo so! Lo so che in quella zona sta nascendo, erroneamente secondo me, una zona artigianale. Ma gli errori si possono ancora correggere, tornando indietro e garantendo a tutti strutture migliori in un altro posto. Perché, se riuscissimo a unificare Il Baglio e Marino da un percorso, progettato ad oc; (lo si potrebbe inserire in un progetto integrato ai lavori di bonifica del raddoppio ferroviario) e creare un “parco comunale”, da percorrere passeggiando in pieno relax o di corsa, con possibilità di fare sport all’aria aperta, giocare a tennis, per poi rilassarsi nella piscina dei fratelli Marino; possiamo offrire ai nostri giovani notevoli possibilità di lavoro tutto l’anno.

La piscina … abbiamo visto cosa vuol dire avere una piscina termale quanta attrazione suscita. E’ una delle piacevoli novità di quest’anno, oltre allargamento di un tratto del lungo mare e alla sparizione delle capanne in spiaggia.

La piscina realizzata dai fratelli Marino con tanto sacrificio. Da utilizzare come terapia però, non come piscina normale. Peccato solo che non sia stata progettata con un sistema di copertura invernale, avrebbe potuto offrire anche fuori stagione piacevoli momenti di relax.

Abbiamo poi questo luogo magico che, potrebbe diventare una stupenda spa.
Una “villa Termale” con piscine sulfuree, talassoterapiche. Un moderno centro welness con saune massaggi e cura del corpo il tutto contornato dall’impareggiabile panorama dello stretto.

Abbiamo il futuro albergo Termale di Berlinghieri, per non citare poi della potenzialità ricettiva del collegio Maria Ausiliatrice.

Quindi è giusto lamentarci della mancanza d’infrastrutture che ci hanno penalizzato e che attengono all’intervento più complesso di una politica regionale, nazionale, ma non ne facciamo un alibi. Rimbocchiamoci le maniche, cerchiamo invece di agire e di valorizzare DA SOLI quello che madre natura ci ha donato.Possiamo farlo ma ad una condizione, che tutti facciamo un passo indietro mettendo al centro della scena una cosa sola:
“il Territorio e le sue potenzialità”
A me non interessa chi amministrerà questo paese (Alì Terme, ndr) negli anni a venire, anche perchè sono tutti amici a cui voglio bene, mi interessa invece “come” sarà amministrato.
Come non interessa spiegarvi quali sono le qualità terapeutiche delle acque termali, le abbiamo sentite migliaia di volte, quello di cui vi voglio parlare è soprattutto, di COSA FARE, quali in concreto sono gli strumenti necessari che ci possono consentire di concretizzare finalmente tutte quelle proposte che vi ho menzionato prima .
La struttura che può permetterci di creare tutto questo, si chiama Co.Ge. Ri.Te ovvero Consorzio per la Gestione delle Risorse Termali una struttura in grado di: progettare sviluppo, di reperire fondi regionali ed europei, distribuire risorse, preparare il personale specializzato, fare promozione, fare tutto quello che è necessario per far decollare questo “distretto della salute” E lo possiamo fare, se lo vogliamo, da subito senza nessuna difficoltà, perché abbiamo tutti gli elementi per poterlo fare. Lo possiamo fare unendo il pubblico e il privato. Senza intaccare minimamente le attuali proprietà ma dandogli finalmente risorse.

Non sto parlando di investire capitali in grandi strutture turistiche, non occorrono grandi strutture ricettive non dobbiamo inseguire un turismo di massa. Sto parlando di pianificare interventi graduali adeguati alle strutture esistenti che non sono, secondo me, tutte da buttare e questi interventi graduali possono essere finanziati  attraverso il reperimento di fondi comunitari.

Qui si tratta di valorizzare un termalismo terapeutico di nicchia, qualificato, attraverso la riqualificazione delle strutture termali esistenti, che ci consenta di far star bene chiunque arrivi in tutti i periodi dell’anno e di distribuire, soprattutto, risorse al paese, attraverso la nascita di pensioni familiari bed e breakfast, piccoli hotel e case in affitto. Creando nella nostra gente la cultura della salute.  Rendendo accogliente e pulito ogni angolo di questo paese e non solo per i turisti. Un paese  dove le nostre mamme possono  passeggiare o far giocare i loro figli in assoluta tranquillità. Rispolverando la nostre tradizioni popolari, la nostra buona cucina. Il tutto contornato da momenti di svago serale e di vero relax sulle nostra meravigliosa, pulita e servita spiaggia e con le barche possibilmente raccolte in zone apposite, controllate e servite. 

E’ questo che dobbiamo offrire. E’ questo quello vuole il targhet di persone che richiede le cure termali. Io non ho mai creduto alle rivoluzioni o alle grandi promesse. Io credo invece a una politica fatta di piccoli gesti quotidiani concreti, come dicevo all’inizio, che non navighi a vista ma che segua una rotta programmata, quella di uno sviluppo sostenibile. Se volessimo racchiudere il tutto in uno slogan direi: Alì Terme – Spiaggia mare fango e tango.

Quando sentiremo un turista dire: ho avuto il privilegio di trascorrere una bella vacanza ad Alì Terme in costa blu e sono andato a visitare Taormina, abbiamo raggiunto l’obbiettivo. Quando avremo una viabilità che consenta a chi soggiorna qui intorno, compreso Taormina, di raggiungere, in venti minuti, le piscine termali, anche attraverso una metropolitana di superficie, che può nascere utilizzando il vecchio tracciato ferroviario, allora abbiamo raggiunto il nostro obiettivo. Tutto questo non è utopia. Abbiamo una legislazione Europea che ci viene incontro ma che dobbiamo adeguarci a ricevere.

Ma di questo in virtù dell’esperienza concreta maturata con la creazione a Fiumedinisi della Scuola Arti e mestieri e che ha portato notevoli risorse economiche, ve ne parlerà più concretamente l’avvocato Logorelli nel suo importante intervento.
Io termino, ringraziandovi dell’attenzione, ed esortandovi a riflettere su ciò che vi ho appena detto e su quello che sentirete. Nella speranza, è questo luogo non è stato scelto per caso, di voltare, finalmente, pagina e iniziare quel percorso di collaborazione che ci condurrà ad essere tutti orgogliosi del nostro paese. Sperando quindi di non avervi annoiato, concludo con questo auspicio: quello di vedere un giorno un turista che dopo una partita a golf a Taormina, venga poi qui per un tuffo nelle nostre acque sia marine che sulfuree. Grazie”.
Caro Gugliotta, hai raccontato una storia ormai vecchia, un film già visto.  Ecco perché noiosa e stancante.  Questo è il nostro modo di vedere. Che, ovviamente, non condividi. Ma il ”gioco” della democrazia è fatto di differenze e di espressioni di pensiero diverse. Guai se non fosse così.    

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