IL PAPA SCRIVE ”GESU’ DI NAZARET”

Cristo ci ha collocati di fronte al mistero, ci ha posti definitivamente nella situazione dei suoi discepoli di fronte alla domanda: Ma voi, chi dite che io sia?». Finiva così – nel 1975 – il suo bel “Quinto evangelio” lo scrittore Mario Pomilio, evocando la domanda che da quel giorno, a Cesarea di Filippo, tra lo scrosciare delle acque sorgive del Giordano, Gesù ha fatto serpeggiare tra credenti e agnostici nei secoli. Tante e disparate sono state le risposte, a partire dai suoi stessi discepoli di allora.
Lentamente si è operata una divaricazione che ha collocato su una sponda un Cristo teofanico e diafano alla luce divina e sull’altra un Gesù carnale, dai lineamenti storici più o meno decifrabili. Il linguaggio tecnico degli esegeti ha coniato categorie e classificazioni spesso dissonanti, tese però nello sforzo di isolare quei tratti, con risultati talora contrastanti che rendevano quel volto ora simile solo a un’icona remota, ora relegato nella fisionomia di un cittadino della terra, sia pure straordinario e irripetibile.
In questo orizzonte si è ora alzato a parlare Joseph Ratzinger-Benedetto XVI col suo “Gesù di Nazaret” offrendo una risposta a quella domanda di Gesù mai spenta. Sorprendente è la premessa, scandita da un’umiltà serena che in pratica riconosce, da un lato, il limite naturale e temporale (“non so quanto tempo e quanta forza mi saranno concessi” per completare anche la seconda parte dell’opera) e, d’altro lato, la qualità di “ricerca personale”, che non coinvolge l’autorità magisteriale, per cui sarebbe legittima la critica e persino la “contraddizione”.
Ma è il percorso proposto che colpisce e che rende – non solo per lo studioso – viva l’attesa di leggere il testo promesso tra poche settimane. Il teologo ora Papa vuole, infatti, operare una nuova congiunzione tra le due figure di Gesù a cui sopra si accennava, e non meramente in sede storico-critica, come hanno tentato di fare, con varie reticenze e precisazioni le cosiddette New Quest o Third Quest – per usare il linguaggio degli esegeti -, ossia la ricerca scientifica sul Gesù storico secondo differenti e nuove prospettive. La proposta è ben più radicale: è il “tentativo di presentare il Gesù dei vangeli come il vero Gesù, il Gesù storico” in senso autentico.
È una strada che, con qualche esitazione, è già stata imboccata da alcuni studiosi (penso al Gesù di Klaus Berger, appena tradotto dalla Queriniana). In essa l’autenticità della figura di Cristo non si ottiene ritagliando i dati storiografici verificabili e rispedendo alle competenze del teologo le componenti cristologiche, bensì tenendo il tutto ben compatto, nell’unità di una persona che è “storicamente sensata e convincente”, pur contenendo in sé una dimensione trascendente. L’intreccio tra l’umano e il divino, che costituisce il cuore della teologia cristiana, palpita anche nel vissuto storico di Gesù: è per questo – osserva Ratzinger-Benedetto XVI – che la solenne cristologia dell’inno paolino di Filippesi 2, 6-8 vibra già nella persona di Gesù di Nazaret, così come era verificabile dai suoi contemporanei e come la scopriamo noi nell’incontro coi Vangeli.
Un progetto nitido, quindi, ma delicato nell’analisi, come ne è consapevole lo stesso autore già nella prefazione, dotato di un’originalità paradossalmente antica che esige di essere nuovamente declinata e che un po’ tutti attendiamo con desiderio e interesse di percorrere insieme, memori di un’analoga avventura vissuta in passato da molti col teologo Ratzinger, quella dell’indimenticabile lettura della sua “Introduzione al cristianesimo”.
Un viaggio non solo sul versante storico in penombra del monte della Trasfigurazione e neppure solo su quello opposto, abbagliato dalla gloria della Risurrezione, bensì un cammino sul crinale ove entrambi i versanti necessariamente s’incontrano e coesistono.

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