Ecco come si ”uccide” la cultura

Caro Direttore, credo che sia giusto gridare questo appello attraverso la Sua emittente, che ormai è diventata centro di dibattiti politici e non.
Se questa mia lettera verrà trasmessa dal Suo TG andrà sicuramente a colpire nel segno, diversamente potrebbe restare una delle tante proposte sul tavolo dei Presidenti dell’Unione dei Comuni. Visto che abbiamo affrontato l’argomento Val d’Agrò, mi sento di lanciare una proposta.
Il Teatro Val d’Agrò muore, ma l’Unione dei Comuni che fa? Sarebbe l’unica in grado di salvarlo, collaborando coi privati, teatranti e non, interessati a che la struttura resti impiedi, anzi cominci a funzionare. Come ho detto già in trasmissione a Tele 90, un teatro non vive da solo, ma ha bisogno di aiuto da parte degli enti pubblici e degli sponsor privati, che insieme agli spettatori paganti, alle scuole, a tutta una serie di movimenti, lo possono far vivere e prosperare. Tutto ciò non è stato per il Val d’Agrò, e giustamente i proprietari non possono tenere lì, ferma, anzi in decomposizione, una struttura, su cui pagano le tasse, senza pensare a farla fruttare.
Qui non necessita un mecenatismo statico che faccia confluire sul teatro un pacco di contributi a fondo perduto, ma una progettualità vera, che va sviluppata assieme agli operatori del settore. La mia compagnia opera presso l’Auditorium Comunale di Nizza di Sicilia, struttura pubblica comunale, che viene concessa a prezzi simbolici. Ma se dovessimo pagare quanto è stato chiesto in questi anni per l’utilizzo del Val d’Agrò, ecco che non saremmo più in grado di andare avanti. E allora veniamo patrocinati dal Comune di Nizza, che ci da la possibilità di usufruire dei locali con un canone d’affito abbordabile. E’ questo un modo, per l’Ente Comune, di contribuire ad aiutare l’attività culturale di un’associazione del territorio. La stessa cosa potrebbe accadere per il Val d’Agrò, che potrebbe essere acquisito (la forma giuridica non sta a me stabilirla) dall’Unione dei Comuni e gestito dalla stessa, appoggiandosi agli esperti locali del settore, in modo tale da concederlo a prezzi bassi, così si potrebbe creare un polo teatrale con cartelloni da sviluppare fra Nizza di Sicilia e S. Teresa di Riva… Anche questo è turismo, cari Sindaci. Perchè, parliamoci chiaro, una struttura con 150 poltroncine, nella migliore delle ipotesi in questa riviera non può incassare più di 900 € d’affito. E quando ce ne vogliono almeno 150 per la Siae e 500 per l’affitto, ditemi come si può fare a tenere impiedi quel teatro? Però, dopo averlo realizzato, con tutti i crismi, lasciatemelo dire da addetto ai lavori, è un peccato farlo morire così.
Invece si potrebbe veramente fare diventare la nostra riviera un centro teatrale, circuitando gli spettacoli fra l’Auditorium di Nizza, il Val d’Agrò e, perchè no, un’altra eventuale struttura. Sogno? Spero di no.
Tutti noi teatranti abbiamo versato un po’ del nostro sangue in quella struttura e non credo che sia giusto lasciarlo demolire per costruire uno solido palazzo.

 

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