A SCUOLA PER VINCERE LA NOIA

Abbiamo visto partire i nostri soldati. Li abbiamo visti sbarcare. Con lo zaino in spalla. In una missione importante. Ora però vorrei voltare lo sguardo ad altri. Che partono come specie di soldati. Di soldatini per la precisione. I nostri piccoli che cominciano la scuola. Con lo zaino in spalla. Anche loro per una missione importante. Anche se meno seguita dai media, che di solito trattano la scuola come un argomento noioso. Mentre è così avventuroso. Più di una guerra. E più importante di una guerra, se così si può dire. Inizieranno in tanti, in questi giorni e nei prossimi. A salire sulle piccole barricate delle lettere da imparare a memoria, a zigzagare tra le mine degli errori. A stendere le trincee della matematica, a scavare i tunnel della grammatica. Anche loro per una missione di pace. A imparare quanto è grande l’uomo, e degno d’essere servito. A imparare com’è grande e misteriosa e ricca la vita. Partiranno anche loro per la loro battaglia, lasciando le mani sicure dei genitori. Lasciando in molti per la prima volta la loro casa e le cose abituali. Entrando in una specie di paese straniero. Partiranno armati delle doti naturali che a ciascuno ha affidato il buon Dio. Chi più attento, chi più versato coi numeri, chi con le lettere. Ma tutti con l’arma della ragione e del cuore aperti a incontrare la vita. A scoprirne di più. Sono i nostri soldatini in missione. Nella missione importante di continuare a fare domande. Sul come e sul perché delle cose. Si sistemeranno sugli avamposti che noi adulti abbiamo spesso lasciato deserti e incustoditi. Sulle linee della curiosità e del combattimento contro il mondo come noia. Nella luce delle loro domande: «Che cosa vuol dire? Perché?» brucia il nostro futuro. Nelle granate dei loro interrogativi, a cui tanti adulti si troveranno a rispondere, sta la difesa della nostra civiltà. Come quegli altri, i soldati veri, vanno anche loro in fila, sottoposti a una disciplina che deve servire allo scopo di crescere ciascuno diverso. Nella pazienza che dovranno imparare, superando le mine della delusione, i reticolati della fatica, qualche invisibile ferita dell’orgoglio. Sarà una lotta dura. Noi, i genitori, li potremo accompagnare ma solo fino a un certo punto. Perché ora inizia il loro combattimento. Inizia quel dramma per cui un uomo inizia ad aver coscienza dell’universo dove si trova. E procedendo, e seguendo capitani e maestri, dovrà decidere in cuor suo se questa vita è un copione senza senso scritto da un oscuro ubriaco, oppure un misterioso disegno. Nella forza, nell’apertura, nella libertà delle loro domande e nella verità delle risposte che incontreranno si giocherà ben più di una guerra per il nostro Paese. Usciranno uomini ricchi di carica positiva? Di speranza laboriosa? O giovani svogliati e cinici ? Non vanno chissà dove, non sono equipaggiati per offendere. Ma potranno anche loro essere offesi. Se chi li avrà di fronte non sarà sinceramente amico e maestro del loro desiderio e della loro libertà. Speriamo che il loro cuore e la loro ragione incontrino degli alleati sulle cattedre. Siamo sicuri che tanti insegnanti saranno dei comandanti valorosi e comprensivi. Che non avranno paura della fatica e di combattere, se pur senza medaglie in premio e senza clamore di fama, la loro battaglia per il futuro. Stanno per iniziare. Non arriverà da quegli edifici il fragore di ordigni, né lo strèpito di spari. Ma come siamo in ansia per i nostri soldati nelle zone calde del mondo, così tremiamo sorridendo per i nostri piccoli che zaino in spalla si avviano. Loro non lo sanno, ma noi sì: combatteranno per il futuro di tutta Italia.

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